in

Ucraina, così è cambiata la strategia di Putin

L’analisi di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi sugli sviluppi della guerra in Ucraina

putin(3)

Dimensioni testo

: - :

I media italiani e anche quelli di lingua inglese sono zeppi di discorsi sulla sconfitta militare della Russia, che dovrebbe portare alla caduta di Putin o alla sua “disperata” risposta nucleare.

È difficile esagerare, a nostro avviso, l’ignoranza e la superficialità di questi discorsi, quando non sono in malafede. Facciamo un esempio semplice. Qui si possono vedere una serie di filmati dei bombardamenti americani (in realtà con il supporto di altri 20 paesi) a Bagdad nel 2003 https://www.youtube.com/watch?v=dxEjSr6rYXU, l’operazione “Shock and Awe”. Molti di noi forse ricordano anche come per giorni ai TG venisse mostrato il cielo di Bagdad di notte illuminato da continue esplosioni. Venivano colpiti gli edifici governativi, le centrali elettriche, i depositi di benzina, le TV e radio, gli aeroporti ovviamente e poi ponti e ferrovie. In pratica si è paralizzato l’Iraq nella prima settimana di guerra con bombardamenti e attacchi missilistici. Le vittime sono stimate tra 6mila e 10mila, a seconda delle fonti, per l’attacco iniziale e ovviamente trattandosi di bombardare tanti obiettivi in una grande città la maggioranza erano civili.

I russi finora si erano astenuti da questo tipo di attacco alle infrastrutture e ai centri del governo ucraino, benché abbiano una netta superiorità aerea (gli ucraini non volano praticamente mai) e soprattutto missilistica. Ieri per la prima volta il nuovo comandante russo, il generale Sergey Surovikin lo ha effettuato, in risposta all’attentato terroristico sul ponte della Crimea e all’attentato a Mosca alla figlia di Dugin, come dichiarato da Putin in un suo discorso. La cosa che colpisce è che abbiano aspettato otto mesi, quando appunto, per fare un esempio, gli angloamericani per occupare sia l’Iraq che l’Afganistan, hanno subito paralizzato il paese colpendo con missili tutte le infrastrutture e i centri del governo. Anche successivamente, per quindici anni circa hanno usato sistematicamente bombardamenti che colpivano elementi nemici nelle città, non fortificazioni e trincee o truppe. Come si sa, anche grazie ai file Wikileaks di Assange, spesso questi attacchi con droni o missili guidati spesso dagli USA, hanno anche causato molte vittime civili.

La tattica del Cremlino

Perché quindi i russi dovrebbero “essere costretti” ad usare le atomiche, quando ancora non hanno voluto colpire coi missili le centrali elettriche e altre infrastrutture, come fanno quasi tutti in guerra? In Ucraina finora quasi tutti i combattimenti sono avvenuti tra truppe schierate e trincerate nelle province a est di lingua russa come il Donbass e Kherson. L’eccezione è Mariupol, dove il battaglione Azov era trincerato in città e si è combattuto casa per casa distruggendo interi quartieri. Questo però in Iraq è successo a Fallujia, ad esempio, e in diverse altre città dove iracheni di varie bande si trinceravano ed era considerato inevitabile in guerra.

Finora, quindi, i russi hanno usato molto poco della loro superiorità aerea e missilistica che gli avrebbe consentito di paralizzare l’Ucraina dall’inizio bombardando con missili aeroporti, ferrovie, centrali elettriche, ecc… rendendo difficile poi ricevere anche le armi Nato.

In aggiunta, i russi hanno al momento in campo, secondo le stime degli esperti da 220mila a un massimo di 250mila soldati di mestiere, mentre gli ucraini avendo mobilitato i coscritti impiegano più di 700mila soldati, in parte di mestiere e in maggioranza coscritti. In questo modo gli ucraini, con assistenza costante Nato, hanno usato la superiorità numerica per far cedere territorio ai russi. Si tratta però di zone poco abitate da cui i Russi si sono ritirati con poche perdite e senza praticamente avere prigionieri.

La mobilitazione russa

Come si sa però, da due settimane anche i russi stanno parzialmente mobilitando i coscritti e possono quindi arrivare entro un mese o due altri 500mila soldati. È quindi evidente che possono usare la loro superiorità aerea e missilistica e poi, mobilitando ora i coscritti, anche numerica, per fare se lo decidono, una guerra totale, stile Iraq, una guerra in cui colpisci i centri di comando e le infrastrutture e lasci l’avversario senza internet, elettricità, gas e trasporti, ma bombardando fai ovviamente migliaia di vittime anche tra i civili. Nei film di Hollywood gli americani e gli inglesi sconfiggono i nazisti combattendo faccia a faccia, ma in realtà la loro specialità è sempre stata il bombardamento a tappeto di tutto, città comprese. Anche in Corea, Vietnam e poi in Medio Oriente gli americani hanno sempre fatto così. 

Ci si può chiedere perché i russi non abbiano sinora  impiegato questa tattica di guerra. La loro risposta è che non hanno dichiarato guerra all’Ucraina, ma stanno facendo una “operazione militare speciale”, cioè limitata a certe zone di lingua russa e certi obiettivi militari senza coinvolgere tutto il paese. Il conflitto, insomma, nelle intenzioni di Putin, doveva essere limitato ai territori russofoni dell’Ucraina. Ma Putin si è trovato di fronte ad una difficoltà forse almeno in parte inaspettata: la decisa reazione angloamericana con la volontà di infliggere un duro colpo alla Russia e allora la strategia di Putin è mutata: “vogliono una lunga guerra contro la Russia e allora l’avranno”.     

Crisi occidentale

Nei suoi ultimi discorsi è evidente che Putin pensa che l’America e i suoi alleati Nato siano vulnerabili ad una crisi energetica e poi anche ad una crisi finanziaria del debito innescata dall’inflazione e dalla crisi energetica. I fatti degli ultimi mesi con l’esplosione dei costi dell’energia in EU, ad esempio, fino all’8% del Pil e il crollo in corso dei mercati dei titoli di stato (oltre che delle borse) non sembrano dargli torto. Per chi non ci avesse fatto caso, la perdita complessiva delle borse e dei mercati obbligazionari è arrivata a 57mila miliardi di dollari da inizio anno. Questa volta perdono non solo le borse, ma soprattutto i bond, i titoli di stato in particolare. In UK dieci giorni fa la Banca di Inghilterra è dovuta intervenire a comprarli per evitare una serie di default a catena di fondi pensione e poi di altri fondi che comprano bonds a debito. Si è parlato di evitare un’altra Lehman Brothers a Londra.

Se quindi il conflitto in Ucraina dura nel tempo, con il suo strascico di sanzioni e caos energetico e una serie di conseguenze in termini di inflazione, tassi di interesse e crolli di mercati finanziari, forse il fronte contro la Russia messo assieme dagli Usa si può sfaldare.

In aggiunta, il governo ucraino ha messo una censura totale su quello che succede nel Paese e mostra solo i discorsi di Zelensky, ma ci sono notizie di repressione crescente verso qualunque forma di dissenso oltre che contro milioni di cittadini di lingua russa considerati sospetti. Nel momento in cui la crisi energetica e poi quella finanziaria assorbirà tutte le energie delle élite europee, il sostegno a Zelensky potrà indebolirsi. E non è detto inoltre che la maggioranza degli ucraini vogliano morire e soffrire per anni per riconquistare un territorio abitato da russi e di fatto diventato ora russo.

Contrariamente, quindi, a quello che appare negli editoriali e commenti che si leggono in Italia o in America, può essere che sia l’Ucraina più fragile e Zelensky, non Putin, quello più vulnerabile. E può anche essere che le élite europee, sotto il peso di una crisi energetica che diventa ora anche una crisi finanziaria generale, siano quelle che cederanno per prime.   

Paolo Becchi e Giovanni Zibordi