Politiche green

Ue, mangiatoia green: arriva la tassa su benzina e riscaldamento

La Commissione europea valuta una carbon tax nel riscaldamento domestico e la benzina per finanziare il prossimo Bilancio europeo

Ue Carbon Tax Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La Commissione Ue sta prendendo in considerazione l’introduzione di una tassa sul carbonio applicata ai carburanti per il riscaldamento domestico e ai combustibili per i trasporti su strada, nel quadro della definizione delle nuove risorse proprie per finanziare il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione. Lo riporta il Financial Times, citando fonti a conoscenza dei colloqui in corso.

L’imposta, che potrebbe entrare in vigore dal 2027, primo anno del nuovo ciclo finanziario europeo, colpirebbe le emissioni derivanti da caldaie domestiche, piccoli impianti industriali e autoveicoli. Si tratterebbe di un’estensione del sistema europeo di scambio di quote di emissione (Ets), già attivo per l’industria pesante e il settore energetico. In questo schema, i fornitori di combustibili sarebbero tenuti ad acquistare permessi di emissione, trasferendone il costo finale sui consumatori.

Secondo stime di BloombergNEF riportate dal quotidiano britannico, la misura potrebbe generare entrate per circa 705 miliardi di euro tra il 2027 e il 2035, grazie a un previsto aumento del prezzo del carbonio fino a 149 euro per tonnellata entro il 2030. Tuttavia, l’impatto sui cittadini potrebbe essere significativo: si prevede un possibile rincaro fino al 41% sulle bollette del riscaldamento domestico.

L’idea di destinare parte di queste entrate al bilancio comunitario – accanto a quelle già previste dal meccanismo Ets e dal prelievo sulle importazioni ad alta intensità di carbonio (CBAM) – figura in un elenco di sedici possibili nuove “tasse Ue” allo studio della Commissione. Tra le opzioni allo studio anche una tassa sui servizi digitali, che potrebbe suscitare tensioni con gli Stati Uniti, un’imposta sui pacchi provenienti da Paesi extraeuropei, nonché contributi per i viaggiatori esenti da visto. In discussione anche aumenti delle accise su tabacco e alimenti ad alto contenuto di zuccheri e sali.

La Ripartenza

Ma il progetto di carbon tax incontra già resistenze significative, sia all’interno dell’esecutivo europeo sia da parte di diversi Stati membri – in particolare Francia e Polonia – preoccupati per le ricadute economiche e sociali. Già nel 2021 l’Unione aveva previsto un Social Climate Fund da 86,7 miliardi di euro per attenuare gli effetti della misura, destinando le risorse all’efficientamento energetico delle abitazioni e allo sviluppo di trasporti sostenibili.

Ora, il rischio segnalato da alcuni governi è che l’inserimento della carbon tax come fonte di finanziamento del bilancio comune possa riaccendere tensioni sociali, simili a quelle viste in Francia con il movimento dei gilet gialli. «Un passaggio prematuro potrebbe alimentare l’opposizione e compromettere il consenso politico necessario», ha avvertito un funzionario europeo, citato dal Financial Times. La proposta definitiva sul bilancio pluriennale dell’Ue è attesa per metà luglio. Nel frattempo, la discussione sulle nuove risorse proprie resta aperta e fortemente divisiva.

Il discorso è piuttosto chiaro: l’Ue punta su una nuova tassa green per mettere a posto il bilancio. Il solito ritornello fatto di imposte e di ideologia, un integralismo opportunista poichè mirato a colmare la voragine nei conti di Bruxelles. Difficilmente arriverà un via libera, o quantomeno questa è la speranza: la carbon tax rappresenterebbe un’ulteriore mazzata per le famiglie italiane ed europee.

Franco Lodige, 17 giugno 2025

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