Caffè avvelenato

Un memo ai nordisti: non c’è Lega senza Salvini

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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Qui al bar, proprio perché siamo al bar, non facciamo sconti a nessuno. E non ci riesce difficile elencare alcuni dei madornali errori politici commessi da Matteo Salvini: il Papeete; la decisione di rompere l’alleanza di governo con i 5 stelle sul palco di Pescara, forse fidandosi della rassicurazione dell’allora segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che si sarebbe tornati alle urne; l’essere caduto nella trappola ordita da Matteo Renzi, artefice della famosa mossa del cavallo, che ci regalò il governo giallorosso; l’essere entrato nel governo Draghi per potervi incidere, ma invece condannandosi a quell’irreversibile erosione di consenso che ha segnato, da allora, il destino della Lega; aver provato a rimediarvi lanciando Roberto Vannacci, che ora è diventato la spina nel fianco dell’intera coalizione. Una cosa, però, bisogna dirla senza infingimenti: Salvini è indispensabile alla Lega. Non vediamo altri leader con più carisma di lui. Capiamo la smania dei governatori del Nord, di quelli che lamentano l’annacquamento dello spirito autonomista delle origini; ma recuperare certe battaglie non può significare un ritorno al passato. Non è quella la strada per recuperare voti. Quel segno negativo, quelle percentuali deludenti, non cambierano così. Matteo Salvini è pur sempre l’unico segretario leghista che ha portato il Carroccio oltre il 30%. È l’unico che lo ha portato al governo in una posizione dominante. È l’unico che, nonostante le difficoltà, lo ha tenuto dentro una coalizione che ha espresso l’esecutivo più longevo della Repubblica, occupando ministeri chiave e tenendo per sé la vicepresidenza del Consiglio. In politica, forse, la gratitudine non è una virtù; ma almeno ci vogliono senso della strategia, visione prospettica e profondità. Squadra che vince non si cambia; la squadra che arranca può essere rafforzata, ma se non si trova di meglio, il meglio è lasciare al suo posto il generale. Salvini, ieri, ha rassegnato le dimissioni da segretario della Lega in vista del congresso del 24 e 25 ottobre. È un passaggio puramente formale. Ma per la prima volta da anni, la sua leadership è realmente in discussione. E noi, al popolo verde, diamo un consiglio da bar: nonostante tutto, tenetevelo stretto.

Il Barista, 13 ottobre 2026

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