Il bello è che se uno va a leggere questa notizia sul Corriere della Sera, la titolano così: “La provocazione di Christian Raimo“. Provocazione, capito? Il noto professore ultras della sinistra invoca avvelenamenti contro i proprietari di case o serial killer ispirati e diventa solo una “provocazione”. Sia mai che uno così non venga criticato davvero fino in fondo per le sciocchezze che dice.
Arriviamo ai fatti,. Il docente di liceo, scrittore ed ex assessore alla Cultura del III Municipio di Roma, nei giorni scorsi ha affidato ai social la seguente riflessione: “Metà o più di metà dei miei amici, quarantenni, cinquantenni, cerca casa o lavoro o un lavoro in più con cui provare a arrivare a fine mese. Nei giorni di Pasqua e di bilanci la ferita è più evidente. È una classe media o ormai exmedia, tutti più o meno laureati e dottorati, molti insegnano, ma da quest’anno non stanno in piedi. Chi vive in affitto è in piena angoscia. Sa che nel 2027 o nel 2028 il padrone di casa di sicuro non rinnoverà l’affitto, gliel’ha già detto o fatto capire. Oggi chiacchieravo con un mio collega, 50 anni, separato e single, senza figli, a cui il padrone di casa ha aumentato l’affitto ancora, altrimenti ‘se te non la voi la casa la do ai bengalesi, ai filippini’ gli ha detto, ‘quelli je faccio scucire 2mila euro per 35 metri quadri, ce stanno due famije co i fiji'”.
E vabbè. A parte che uno affitta la casa a chi meglio crede, anche se filippino o bengalese, a meno che dietro non vi sia un retaggio simil razzista, e soprattutto a chi offre di più. Dubitiamo – ma siamo pronti a ricrederci – che Raimo sarebbe disposto a vendere la propria auto ad un prezzo inferiore a quello “di mercato” solo per favorire questo o quello sconosciuto. Lo stesso fa il proprietario di casa, che possiede un bene su cui ha investito delle somme (o l’hanno fatto i suoi genitori o nonni) e cerca di metterlo a rendita come meglio riesce. Non fa beneficenza, ma affari. Ed è la regola base del libero mercato.
Regola che evidentemente a Raimo non va tanto giù. Infatti nel suo post scrive che mentre lo sfortunato amico “mi raccontava questo obbrobrio io ho pensato alla ricina. L’odio che mi viene per i proprietari di molte case che sfruttano, neanche più per rendita ma per pura speculazione, la presunta mancanza di case mi fa immaginare trame per polizieschi in cui uno dopo l’altro una serie di padroni di case, gestori di airbnb, gestori di fondi immobiliari vengono avvelenati a morte senza che si capisca se c’è un disegno comune o un serial killer ispirato da sentimenti di ghiaccio dopo che sua madre è stata sfrattata a 87 anni per metterci un b&b nel suo vecchio appartamento. Fuori dalla vendetta romanzesca, ci vorrebbero almeno delle politiche serie dell’abitare contro questa violenza di massa”.
Ci permettiamo solo di fare due appunti, brevissimi. Il primo: ci spiega, Raimo, quale sarebbe la differenza tra rendita e speculazione in un canone d’affitto? Al massimo può esserci un prezzo troppo alto, ma che c’azzecca la “speculazione”? Secondo: leggiamo sul Sole24Ore che secondo il rapporto di Scenari Immobiliari e Abitare Co. “La casa in locazione” presentato a Milano nei giorni scorsi, “il 2025 ha segnato un record storico con oltre 1,33 milioni di nuovi contratti stipulati, portando il monte canoni complessivo a livello nazionale alla cifra di 50 miliardi di euro l’anno”. Capito? Record di affitti. Certo: trovare immobili da affittare è difficile, ma non per colpa degli Airbnb, dei B&B o degli affitti brevi. Tutt’altro. “Le locazioni brevi – scrive il Sole – coprono una quota di circa 800 mila appartamenti che – pur esercitando una pressione significativa sulla disponibilità di case nei centri urbani a più alta tensione abitativa – rappresenta una fetta abbastanza minoritaria del segmento locativo”. Tradotto: magari a Milano e Roma i B&B creano qualche disagio, ma sono solo una fettina minuscola del settore immobiliare. La verità è che, invece di invocare killer e ricina, bisognerebbe mettere in condizione chi oggi tiene la casa vuota di metterla in affitto. E domandarsi: perché non lo fanno? Magari perché hanno paura che, nel caso venga loro sottratta con una occupazione abusiva, finisca col non riaverla mai più indietro?
Franco Lodige, 7 aprile 2026
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