Cronaca

Una condanna unanime

Dopo i fatti di Torino, ognuno deve essere consapevole della propria responsabilità

suor anna monia alfieri scontri torino
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Quanto è avvenuto a Torino è un fatto grave che deve essere condannato da tutti i cittadini, dalla politica, dalle Istituzioni. La condanna deve essere unanime, senza alcuna attenuante. Manifestare le proprie idee è un diritto, usare violenza contro le persone e contro i beni altrui è un reato.

Davanti a simili accadimenti la risposta deve essere il rifiuto netto e deciso e il ricorso a quello che la legge prevede contro chi si rende colpevole di simili atti violenti. Che poi un difensore dell’ordine pubblico sia stato duramente picchiato da manifestanti violenti è cosa che lascia sconcertati tutti i cittadini.

Alla condanna della violenza deve però poi seguire l’esempio di tutti noi, soprattutto di chi ricopre ruoli nella politica e nelle Istituzioni, perché talvolta certi modalità del dibattito e del confronto, fondate essenzialmente sul rifiuto di tutto ciò che viene proposto dall’altra fazione, possono indurre alcune frange di cittadini ad attuare forme di manifestazione che sfociano nella violenza. Ognuno deve essere consapevole della propria responsabilità, individuale e sociale, una responsabilità che è tanto più urgente in questa nostra epoca in cui pare che il rispetto della persona e delle idee sia un valore non più alla moda.

Mi appello alla politica perché sappia trovare forme di dialogo che diano risposte unanimi che costituiscano l’antidoto contro la violenza. È del resto ciò che il mondo della politica seppe fare di fronte agli anni di piombo. Mi permetto poi di dire che tutti quei luoghi che sono fucine di idee politiche violente, sia di destra che di sinistra, devono essere chiusi dall’autorità dello Stato che è chiamato a difendere la tenuta democratica.

Esprimo solidarietà al gendarme ferito, ai suoi familiari, a tutte le Forze dell’ordine, così come al Governo e al Presidente della regione Piemonte, tutti chiamati ora ad intervenire e dare una risposta chiara secondo quello che la legge prevede. Spiace poi che le violenze siano avvenute nel giorno in cui si ricorda il grande santo educatore, don Giovanni Bosco, che proprio a Valdocco e poi in Italia e nel mondo ha fondato, attraverso i suoi successori, la grande comunità salesiana chiamata ad educare i giovani, affinchè siano bravi cristiani e onesti cittadini.

Torino, la città di don Bosco, della Consolata, di san Giuseppe Benedetto Cottolengo deve essere in grado di dare una risposta chiara e coerente con la propria storia di carità, vissuta nella responsabilità e nell’attenzione verso gli altri.

Suor Anna Monia Alfieri, 2 febbraio 2026

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