Il 18 maggio del 1944, in cui i soldati polacchi del generale Anders issarono la loro bandiera sulle rovine dell’Abbazia di Montecassino, distrutta dai bombardamenti alleati, è la data proposta in un disegno di legge presentato al Senato da Fratelli d’Italia per commemorare la “Giornata nazionale in memoria delle vittime delle marocchinate”, ricordando così l’immane tragedia compiuta dalle truppe marocchine del Corps Expéditionnaire Français (CEF).
Gli eventi di cui parleremo si verificarono principalmente nel territorio del basso Lazio comunemente chiamato Ciociaria, oggi identificato anche come terra del buon vivere e della buona cucina, grazie pure a una nutrita schiera di grandi attori che hanno saputo rappresentare, con ironia e autenticità, vizi e virtù di questa terra e dei suoi sanguigni abitanti. Mi riferisco agli indimenticabili Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi ed Ennio Fantastichini, solo per citare i più celebri.
Il basso Lazio è stato reso noto anche da un film che, oltre a vincere numerosi premi internazionali, ha raccontato uno dei misfatti più crudeli e, per molti anni, meno conosciuti, commessi contro le popolazioni civili italiane durante la Seconda guerra mondiale. Il film è La ciociara del 1960, tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia e diretto da Vittorio De Sica, con un’indimenticabile Sofia Loren affiancata da attori del calibro di Jean-Paul Belmondo e Raf Vallone.
La trama racconta la storia di Cesira (Sofia Loren) e dei fatti avvenuti nel maggio del 1944, durante le fasi finali dello sfondamento della Linea Gustav da parte degli Alleati. Cesira, per sfuggire ai bombardamenti e ai pericoli della Capitale occupata dai tedeschi, intraprende un lungo viaggio verso la Ciociaria per cercare rifugio e assistenza presso alcuni parenti. Con la risalita delle armate alleate dal Sud, la donna decide di fare ritorno a Roma con la figlia, ma durante una sosta in una chiesa abbandonata le due vengono assalite e violentate da un gruppo di goumiers, soldati nordafricani dell’esercito francese inquadrati nel Corps Expéditionnaire Français (CEF), proprio come accadde nella realtà a migliaia di donne, uomini, anziani e bambini, vittime di quelle atrocità passate alla storia come le “marocchinate”.
Questi crimini rimasero occultati per molti anni. I motivi vanno ricercati, innanzitutto, nella naturale ritrosia delle vittime a raccontare le bestialità subite e, in secondo luogo, nel fatto che la responsabilità ricadeva su una nazione potente e vincitrice della Seconda guerra mondiale come la Francia, che impose per decenni un ostinato silenzio su quella tragedia, paragonabile forse soltanto a quello che per lungo tempo ha avvolto il dramma delle foibe.
Tra i tanti eserciti che combatterono a Cassino vi erano appunto i goumiers, al comando del generale di corpo d’armata Alphonse Juin. Erano soprattutto marocchini, ma vi erano anche tunisini, algerini e senegalesi provenienti dalle colonie d’oltremare francesi. I goumiers consideravano la guerra una prova di coraggio e venivano temuti perfino dalle truppe scelte tedesche, sia per la loro audacia negli attacchi all’arma bianca sia per la ferocia che spesso li portava a torturare e sgozzare i nemici catturati.
Erano talmente violenti che i soldati tedeschi, non certo ricordati per mitezza, finirono per essere percepiti da parte della popolazione civile italiana come meno barbari, contribuendo così alla nascita del cosiddetto mito del “buon tedesco”. A tal proposito, Daria Frezza, storica dell’Università di Siena, scrive: “L’idea era che i tedeschi avessero rispettato le donne, a differenza dei marocchini, definiti bestie. È una ferita non ancora rimarginata nella memoria collettiva”.
La storia, pur in assenza di documenti ufficiali definitivi, racconta che il generale Juin concesse per 50 ore “carta bianca” ai suoi uomini come ricompensa per l’eroismo dimostrato a Cassino. Furono infatti le truppe coloniali a sfondare per prime il fronte tedesco. In quelle 50 ore, i goumiers divennero l’incubo delle popolazioni del Centro Italia: stupri e violenze contro donne, bambine e bambini; uomini picchiati, torturati o violentati a loro volta, spesso davanti agli occhi degli ufficiali francesi, che avrebbero dovuto garantire la disciplina e contenere la brutalità della soldataglia.
A tutto ciò si aggiunsero suicidi, gravidanze indesiderate, casi di sifilide e di altre malattie veneree, abitazioni distrutte, bestiame razziato, campi incendiati e un doloroso isolamento sociale e familiare, spesso imposto dalla vergogna.
I primi dati ufficiali furono resi noti grazie alla deputata del Partito Comunista Italiano Maria Maddalena Rossi, che nel 1952 denunciò in Parlamento il dramma di quelle donne, ipotizzando una cifra impressionante: circa 60 mila vittime di violenze.
Aldo Cazzullo, nel suo programma televisivo Una giornata particolare, ha così riepilogato quelle atrocità: “Dopo la vittoria di Montecassino seguì una delle pagine più buie della campagna d’Italia. Un’orda di soldati marocchini si riversò nei paesi della Ciociaria, dando vita a un’ondata di nefandezze senza precedenti: torture, uccisioni e violenze. Si stima che tra 3.000 e 7.000 persone siano state stuprate, perlopiù donne. Solo a Esperia furono violentate 900 donne, tra cui ragazzine come Laura Spiriti, che aveva appena 14 anni. Altre donne rimasero incinte. L’orfanotrofio di Veroli si riempì di bambini nati in seguito a quelle che furono definite le marocchinate”.
Purtroppo la Francia, così come la Jugoslavia non riconobbe mai ufficialmente le responsabilità per i crimini delle foibe, non ha mai riconosciuto pienamente i crimini commessi dai propri militari. Per ricordare quelle sofferenze, nel 2004, in occasione del sessantesimo anniversario della battaglia di Cassino, l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi assegnò una Medaglia d’Oro e dodici Medaglie d’Argento al Valor Civile ad altrettanti comuni della provincia di Frosinone, parlando espressamente di quelle violenze.
Sergio De Santis, COL. (RIS.) della Guardia di Finanza, 15 maggio 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google“
Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


