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Il braccio di ferro sui migranti

“Una scelta bizzarra”. Meloni infastidita sulle Ong: cosa non torna

Scontro tra Italia e Francia sull’accoglienza della Ocean Viking. Governo critico con i medici che hanno fatto sbarcare tutti: “Non sono profughi”

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Ci sono due questioni da chiarire sullo sbarco dei migranti che erano a bordo delle tre Ong approdate tra Catania e Regio Calabria. Così come occorre ancora comprendere a fondo il destino della Ocean Viking che ha sì preso la strada della Francia, ma senza che Parigi abbia esplicitamente invitato l’Ong a farlo. Almeno non ufficialmente, se è vero – come è vero – che il portavoce del governo francese stamattina chiedeva all’Italia di farsi carico degli oltre 230 migranti a bordo.

Il caso Ocean Viking

Partiamo da qui. Stamattina Oliver Veran ha rilasciato alcune dichiarazioni che sembravano smentire il presunto accordo tra Italia e Francia sullo sbarco dei migranti della Viking. Ieri sera Matteo Salvini e Giorgia Meloni avevano “esultato” per la decisione dell’Ong di puntare verso la Francia (Corsica o Marsiglia i porti previsti). Ma stamattina Veran ha risposto che la nave “si trova attualmente in acque territoriali italiane” e dunque, in base alle “regole europee estremamente chiare” accettate anche dagli italiani, “questa nave deve essere accolta in Italia”. E poi giù con le accuse al Belpaese di avere un “atteggiamento inaccettabile” che sarebbe “contrario alle regole europee”. Sintesi: “Noi auspichiamo, nel momento in cui la nave è ancora in acque territoriali italiane, che l’Italia faccia la sua parte”. Tradotto: non fateli venire qui, prendeteli voi.

Va detto però che a sentire l’Ocean Viking e Sos Mediterranée, al momento la nave non è intenzionata a fare marcia indietro. Ha carburante a sufficienza per arrivare fino in Francia ed è lì che intende andare. Non appena uscirà dal dalle acque italiane ed entrerà in quelle francesi, sarà impossibile per Parigi impedire lo sbarco.

Resta il fatto che le esultanze di Meloni e Salvini forse erano eccessive. Parigi è convinta che l’Italia già incassi fondi europei a sufficienza come ringraziamento per l’opera di salvataggio che compie nel Mediterraneo. E che dunque non spetterebbe alla Francia farsi carico di questi migranti, benché comunque non li lasceranno in mare. Insomma: non sembra affatto che Macron abbia accettato lo schema italiano, secondo cui responsabilità dello sbarco dovrebbe essere dello Stato di cui la nave batte bandiera.

La risposta della Meloni

Alle accuse francesi, il premier italiano ha risposto diverse ore dopo. Meloni è sicuro che il governo stia “rispettando tutte le convenzioni”. “Il Governo italiano – ha spiegato – sta rispettando tutte le convenzioni internazionali e il divieto imposto a queste navi Ong di sostare in acque italiane, oltre il termine necessario ad assicurare le operazioni di soccorso e assistenza dei soggetti fragili, è giustificato e legittimo”. Tanti saluti insomma alla Francia, con cui evidentemente non c’è comunanza di vedute. Così come con l’Europa, che continua a chiedere a Roma di far sbarcare tutti.

Meloni infastidita

Che poi, a ben vedere, alla fine della fiera i migranti sulla Geo Barents, sulla Rise Above e quelli della Humanity1 sono tutti approdati in Italia. Sì, all’inizio erano stati fatti scendere solo i “fragili”. Ma ieri i medici hanno valutato anche la fragilità psicologica di quelli rimasti a bordo e hanno deciso per una sorta di sanatoria collettiva: tutti giù. Meloni, che fino ad ora non aveva ancora parlato, si è mostrata infastidita per quanto successo. “Sui giornali ho letto stamattina titoli surreali, distanti dalla realtà – ha detto – Ad esempio non è dipesa dal governo la decisione dell’autorità sanitaria di far sbarcare tutti i migranti presenti sulle navi Ong, dichiarandoli fragili sulla base di possibili rischi di problemi psicologici. Scelta, quella dell’autorità sanitaria, che abbiamo trovato bizzarra”. Il motivo? Eccolo: questo persone, sostiene il premier, “non sono naufraghi ma migranti”. Ovvero persone salite a bordo da un’altra imbarcazione e “la nave che li ha presi in carico è attrezzata ed equipaggiata per ospitarli e provvedere a tutte le loro esigenze di accoglienza. Giuridicamente, dunque, non parliamo di ‘naufraghì, qualifica che ricorrere invece in regime di Sar”.