Un’altra Mussolini a testa in giù. L’odio di sinistra è sempre legittimo

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Loro sono i buoni. Loro sono i democratici. Loro sono quelli che impartiscono lezioni di vita e anche di giornalismo. Sono talmente buoni, democratici e irreprensibili sotto qualunque aspetto del vivere da aver riempito in queste ore il web con foto di Rachele Mussolini a testa in giù. Sì esatto, proprio loro, gli antifascisti che si erano indignati così tanto per le parole di Fidanza e le conseguenti reazioni di Giorgia Meloni, quelli che sono sempre pronti a fare la morale e ad alzare il ditino inquisitorio verso gli altri, ecco, questi fulgidi esempi di suprema virtù, non hanno esitato nemmeno un secondo prima di crocifiggere senza pietà la neo eletta consigliera della Capitale trasformando il web in un enorme e sadico Piazzale Loreto 2.0.
Ovviamente non bastava la foto, già di per sé disgustosa. Ad accompagnare l’immagine ribaltata della donna, anche insulti, ironie e, fra le righe, allusioni davvero della peggior specie. Un odio ed una cattiveria senza limiti che in passato si erano già abbattuti su altri membri della sua famiglia, tanto che lei stessa dice di aver ormai la scorza dura: “Ho imparato sin da bambina ad aver a che fare con questo. A scuola mi additavano, ma poi è venuta fuori Rachele e la persona prevale sul proprio cognome, per quanto pesante”.

Le colpe dei padri

Già. La sua unica colpa è quella di portare il cognome di suo nonno, il duce del fascismo (oltre al nome di nonna Rachele, moglie di Mussolini) e, manco a dirlo, quella di essersi candidata a Roma nella lista di Fratelli d’Italia ottenendo un ottimo risultato in termini di preferenze. Una casualità della vita ma che qui in Italia non ti assolve, anzi, genera odio nei tuoi confronti e ti fa soffrire fin da quando sei piccola, quando ancora non capisci le ragioni di così tanta perfidia.
La tesi di queste persone di buon cuore è chiara: i 6mila e passa voti presi dalla donna sono dovuti solo ed esclusivamente al fatto di essere discendente dell’odiato dittatore e questo dimostrerebbe inequivocabilmente che Fdi sia un partito con al suo interno una forte componente estremistica mai ripudiata e sconfessata dai suoi vertici. Insomma, tutto ciò che, a detta della sinistra, sarebbe emerso in seguito all’inchiesta di Fanpage che ha portato alla sospensione di Fidanza. E dunque? E dunque non frega nulla a nessuno di andare a conoscere davvero la persona, il suo programma per la città e quello che ha detto in passato rispetto al fascismo. No, Rachele Mussolini deve fare la fine di suo nonno e di sua nonna. Deve essere uccisa, appesa a testa in giù e il suo cadavere oltraggiato da una moltitudine di persone festanti. Così si concludono le favole che le persone buone e antifasciste raccontano ai loro figli per farli addormentare.
Ormai lo sappiamo bene purtroppo: quando c’è di mezzo un’avversaria, tanto più se di cognome fa Mussolini, anche il femminismo e il politicamente corretto alzano bandiera bianca. Se sei di destra non conta improvvisamente più nulla se sei donna, per infamarti vale tutto, anche giocare sporco e lasciarsi andare alle peggiori oscenità. In casi come questo niente panchine rosse e solidarietà, ma anzi una bella corda, rosso fuoco anche quella, in modo che risulti ben visibile a tutti dopo che ce l’avranno appesa.

Chi è Rachele

Bè se non frega nulla a loro, che si fermano al pregiudizio, andiamo noi oltre il cognome e cerchiamo di capire chi sia davvero Rachele, attraverso le sue parole.
“Sono sempre molto scaramantica – ha dichiarato subito dopo il voto – ma sicuramente sono contenta di questo risultato elettorale. Certamente mi ripaga del lavoro che ho svolto nei cinque anni in Consiglio Comunale all’opposizione con i miei colleghi di Fratelli d’Italia con i quali abbiamo condiviso tante battaglie sempre e solo nell’interesse della città e in maniera non strumentale. Sono molto cresciuta personalmente. Venni eletta in una lista civica che appoggiava Giorgia Meloni con una manciata di voti e quindi il fatto sia cresciuta tantissimo sicuramente è gratificante. Sono comunque contenta e soddisfatta del mio lavoro”.
Durante la campagna elettorale che si è appena conclusa, Rachele si è concentrata soprattutto sulle periferie della Capitale: “Le periferie sono una realtà troppo spesso trascurata che sempre più finisce per divenire ostaggio della criminalità. Io sono affezionata alle periferie, sono stata più volte a Tor Bella Monaca e al Quadraro che non ai Parioli. Una scelta fatta per necessità: si dovrebbe cercare di andare dove più ci sono problemi, dove i sistemi di servizi sono a rischio collasso, dove le persone ti vogliono parlare”.


E in un’intervista rilasciata a Repubblica si esprime così riguardo al fascismo e ai presunti nostalgici del Ventennio tanto utili alla strumentalizzazione politica della sinistra: “Sono sempre stata pudica, equilibrata. Le pose colorite non mi sono mai piaciute, anzi mi hanno sempre lasciata perplessa. Anche mio padre era così. Se uno gli faceva il saluto romano lui si schermiva”. E sempre a proposito del padre e dell’educazione ricevuta afferma: “La mia famiglia era molto aperta. Papà è stato un jazzista importante. Mi ha educato alla tolleranza. Ha portato il suo cognome con molta dignità. Inizialmente si esibiva con uno pseudonimo, poi anche nel suo caso, il jazzista ha prevalso sul cognome”.
E ancora: “In consiglio comunale ho costruito ottimi rapporti con i colleghi del Pd. La politica è una cosa, i rapporti umani un’altra. Ho anche molte amiche di sinistra. Una ha certamente votato per me”.
Come vedete, Rachele, nonostante tutto, non ribatte all’odio con altro odio. Tutt’altro. Parla di “tolleranza”, di “ottimi rapporti con i colleghi del pd”, delle “amiche di sinistra che hanno votato per lei”. Ci fa dunque capire che a sinistra non sono tutti come quelle bestie del web che la ritraggono a testa in giù, e anzi che forse quelle persone costituiscono una minoranza. Esattamente come a destra sono in netta minoranza i neofascisti. Rachele ci insegna anche che si può andare oltre il pregiudizio e il credo politico.
Cari odiatori, fra tutti, voi avete ricevuto certamente la lezione di vita più importante. E, per la famosa legge del contrappasso, l’avete presa da una donna che di cognome fa Mussolini.

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