Attenzione. Il governo è avvisato: a contestare la manovra ci penserà niente meno che Greta Thunberg. Sì, proprio lei. L’attivista svedese che, dopo aver salvato (si fa per dire) il pianeta e aver sostenuto la Palestina, adesso prova a salvare la battaglia dei sindacati di base. In realtà, più che salvare, sembra solo disperata di ritrovare un po’ di riflettori. La 22enne è intervenuta in video all’assemblea nazionale dell’Unione Sindacale di Base, dove “ha espresso il proprio sostegno alla mobilitazione e annunciato la sua presenza in Italia nelle giornate di lotta a novembre a Genova e poi a Roma”. Tradotto: farà sfilare i suoi fedelissimi — i “gretini”, per capirci — accanto ai sindacalisti Usb, che meditano uno sciopero generale per il 28 novembre.
La svedese sarà l’ospite d’onore dopo aver dato clamorosamente buca a Fabio Fazio – ufficialmente per “influenza” -, dove avrebbe sicuramente raccolto l’accoglienza riservata ai testimonial della sinistra radical chic. Ma per il governo non è una brutta notizia la discesa in campo di Greta. Perché, come si dice, dove mette piede la Thunberg non cresce più l’erba. Ricordate il 2018? La giovane profeta del clima citava su Twitter un “importante scienziato” che prevedeva la fine dell’umanità entro cinque anni se non avessimo smesso di usare combustibili fossili. “Un importante scienziato del clima avverte che il cambiamento climatico spazzerà via tutta l’umanità, a meno che non smettiamo di usare combustibili fossili nei prossimi cinque anni”, scriveva. Cinque anni dopo, i combustibili fossili sono più vivi che mai — soprattutto in Cina — e noi siamo ancora qui. Il tweet? Scomparso, come il movimento Fridays for Future, evaporato insieme alla sua credibilità.
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Poi Greta ha provato con la Global Sumud Flotilla, la flottiglia pro-Palestina salpata da Barcellona per sfidare il blocco israeliano. È finita arrestata (e subito rilasciata) e, non contenta, ha pure litigato con gli organizzatori, accusandoli di essere troppo concentrati su sé stessi. Risultato: è uscita dal direttivo, lasciando dietro di sé un’altra figuraccia. Eccola dunque tornare all’attacco, stavolta con la manovra italiana. Non il clima, non Gaza: la legge di bilancio. Una transizione notevole, bisogna ammetterlo. Cosa c’entra una giovane attivista svedese con il Documento di economia e finanza di Roma? Ce lo spiega l’Usb: “Il Paese non accetta più di essere sacrificato alle compatibilità del profitto e della guerra”. E ancora: “L’assemblea ha denunciato la legge di bilancio del governo come una vera e propria manovra di guerra, che taglia la sanità, smantella il welfare, aumenta la spesa militare e alimenta la precarietà, mentre il genocidio del popolo palestinese prosegue nel silenzio della comunità internazionale”.
Tutto molto appassionato. Peccato che sia falso. Perché nella manovra tanto odiata da Greta e dai suoi nuovi compagni, la spesa sanitaria aumenta di 6,5 miliardi, e nel 2026 raggiungerà il record storico di 142,9 miliardi. Sulla precarietà, i numeri dicono che tra fine 2024 e il 2025 sono stati firmati oltre un milione di contratti a tempo indeterminato. E per la “manovra di guerra”, forse i vertici Usb si sono persi la notizia del cessate il fuoco tra Israele e Gaza.
Ma c’è di più. Nel suo messaggio per annunciare la sua presenza alla mobilitazione del sindacato, la Thunberg non cita neanche mezza volta la legge di bilancio. Il suo unico interesse è legato alla Palestina: nella sequenza diffusa in rete l’attivista svedese ha ringraziato l’Usb per aver manifestato a favore di Gaza, confermando la sua presenza in Italia a fine mese. Ma nessuna rimostranza contro la manovra. In buona sostanza sarà presente come una figurina, un nome da inserire nei comunicati, una bandiera alla quale aggrapparsi per tentare di oscurare il governo.
Anche perchè Greta non guarda i dati. Guarda solo le telecamere. Dopo il clima, la pace, la barca e i cortei, adesso potrebbe aver trovato un nuovo modo per farsi notare: contestare il governo italiano. Una missione impossibile, forse. Ma perfetta per restare, ancora una volta, al centro della scena. E così, mentre l’Italia discute di Pil, sanità e tasse, Greta prepara i cartelli e si mette in posa. D’altronde, quando le cause finiscono, resta sempre una manovra da criticare.
Franco Lodige, 3 novembre 2025
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