Vaccini, lo strano caso del Ceo di Pfizer che dà buca al Parlamento Ue

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Per la seconda volta consecutiva, il Ceo di Pzifer, Albert Bourla, si è rifiutato di comparire davanti al Parlamento Europeo per esporre la sua versione sulle modalità di conclusione dei contratti di vaccino tra la casa farmaceutica e l’Unione Europea. L’invito sarebbe arrivato dalla Commissione speciale sul Covid-19, dopo che lo scorso ottobre, in sostituzione di Bourla, si presentò Janine Small, presidente dei mercati internazionali di Pfizer.

Dinanzi alla domanda dell’eurodeputato Ross, il quale chiese se Pfizer avesse testato la capacità del vaccino di bloccare il contagio, Small rispose ridendo e affermando: “Dovevamo muoverci alla velocità della scienza per capire cosa succedeva”. Insomma, il siero era stato creato solo in un’ottica di prevenzione delle forme più gravi che potevano derivare dalla positività, ma non per limitare la circoscrizione del contagio. Una dichiarazione importantissima, proprio perché andava ad annullare la logica che c’era sotto l’introduzione del green pass, strumento che offriva “la garanzia di trovarsi tra persone non contagiose” – come fantasticava l’ex premier Mario Draghi lo scorso luglio.

Per approfondire:

  1. Liberticida era il green pass non la norma anti-rave
  2. Obbligo vaccinale e green pass: il piano della Meloni

Ebbene, a due mesi da queste clamorose dichiarazioni, Bourla ha deciso ancora di troncare qualsiasi discussione con i vertici di Bruxelles. L’oggetto dell’indagine della Commissione speciale Ue sarebbero proprio gli acquisti dei vaccini anti-Covid per una somma pari addirittura a 71 miliardi di euro, cifra equivalente a 4 miliardi e mezzo di dosi, ovvero dieci per ciascun cittadino europeo.

Questa somma spropositata sarebbe stata negoziata proprio tra il numero uno di Pfizer e la presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, che in ottobre rigettò la richiesta comunitaria di mettere alla luce gli sms scambiati con Albert Bourla. Sospetto che portò la Commissione speciale a verificare la sussistenza o meno di una violazione della procedura di trasparenza per i contratti Ue.

Eppure, l’appuntamento sembra ancora rinviato. E la presidente della Commissione speciale, Kathleen Van Brempt, ne dà atto sui suoi canali social: “Il Parlamento europeo ha il diritto di ottenere piena trasparenza” sui contratti e “il fallimento della Commissione Ue e di Pfizer” nel dare risposte “mostra un disinteresse per il ruolo del Pe e getta un’ombra inutile sul successo della strategia europea sui vaccini”. Immediata, però, è stata la risposta di Bourla, in una lettera indirizzata alla Brempt: “Rispetto all’audizione di ottobre non abbiamo ulteriori informazioni da condividere, quindi declino rispettosamente l’invito”. E ancora: “Poche settimane fa, la nostra presidente per i mercati internazionali, Janine Small, ha già testimoniato davanti alla vostra commissione”.

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