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La campagna vaccinale

Vaccino, il mistero sui dati pubblicati dall’Iss

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L’hanno messa tra le “fake news” che circolano sul Covid, ma forse avrebbero fatto meglio a pubblicarla nella sezione dei “pastrocchi” e degli errori di comunicazione su questa pandemia. Ce ne sono stati tanti, in fondo. E questo è solo l’ultimo di un lungo elenco.

Nei giorni scorsi è circolata l’informazione secondo cui in base ai dati dell’Iss “per alcune fasce di età l’efficacia del vaccino è ‘negativa’, con un rischio maggiore di infezione per i vaccinati”. Qualcuno è andato a vedere i dati pubblicati dall’Istituto sulla dose “booster” e qualcosa suonava strano, in particolare riguardo a chi ha ricevuto una dose da meno di 4 mesi. Come ammette lo stesso Iss, infatti, nelle tabelle sono presenti “alcuni dati apparentemente incongruenti“, come ad esempio il fatto che “nei vaccinati con ciclo completo da 91 – 120 giorni” l’efficacia del vaccino “risulta inferiore all’efficacia nei vaccinati con ciclo completo da oltre 120 giorni”.

A cosa sono dovuti questi “dati apparentemente incongruenti”? Secondo l’Iss a due “limiti intrinseci dell’analisi”.

1) “Il fatto che a causa della diffusione della variante Omicron, altamente trasmissibile, c’è stato un forte aumento della quota di persone che hanno avuto un’infezione che però non è stata notificata”. Nella analisi pubblicata dall’Iss queste persone risultano “non vaccinate” anche se in realtà godono “della protezione data dall’infezione pregressa, con una conseguente sottostima dell’efficacia calcolata”.

2) “Molte persone che avevano due dosi non hanno fatto la terza perché hanno contratto l’infezione, un altro fenomeno che può spiegare perché per alcune persone l’efficacia risulti maggiore per le persone immunizzate da più tempo”.

Tradotto: per l’Iss non è vero che per alcune fasce di età l’efficacia del vaccino è negativa, ma i dati mostrano “un aumento dell’efficacia vaccinale dopo la somministrazione della dose booster, in tutte le fasce di età, sia nella prevenzione dell’infezione di SARS-CoV-2 che della malattia severa, rispetto alla vaccinazione completa con due dosi”.

Bene. Ne siamo contenti. Restano però quelle incongruenze nei dati. Incongruenze che non sono state certo “inventate” da orde di no vax e cospiratori, ma che lo stesso Iss spiega essere effettivamente presenti come “limiti intriseci dell’analisi”. Limiti che, per un motivo o per un altro, nella pubblicazione del report non sono stati indicati correttamente. Più che di “bufala”, dovremmo dunque parlare di poca chiarezza dei dossier. No? Alla luce di queste “distorsioni causate dalla sottonotifica delle infezioni meno gravi”, infatti, l’Iss annuncia che “è in corso una revisione della modalità di analisi dei dati di efficacia”. Se fosse stata una “fake news” vera e propria, non si sarebbero certo presi la briga di rivedere le tecniche analitiche.