La Ripartenza

“Vannacci è il termometro del malcontento. A Meloni dico: ecco perché tenerlo in coalizione”

Mario Giordano sarà protagonista alla Ripartenza con la tavola rotonda “Governo e stabilità”

Intervista Mario Giordano per la Ripartenza
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È tutto pronto per la nuova edizione della “Ripartenza” che si terra il 17, 18 e 19 luglio a Maratea, in una cornice nuova rispetto agli anni precedenti. Grande protagonista sarà il giornalista Mario Giordano: il 19 luglio prenderà parte alla tavola rotonda “Governo e stabilità” insieme a Hoara Borselli, Alessandro Sallusti e Giuseppe Cruciani. “Fino a qualche tempo fa sembrava che io dicessi cose strane su alcuni temi. Soprattutto nel mondo del centrodestra mi chiedevano: ‘Ma cosa dici? Come mai? Perché sollevi il problema?’. Ora guardiamo cosa sta accadendo con il movimento del generale Vannacci: se la voce disturbante del Grillo parlante fosse stata ascoltata anziché zittita… Il punto è che ora i problemi sono venuti a galla: il tema politico che pone Vannacci è esattamente la presa di coscienza dell’esistenza di quei problemi”.

Vannacci può diventare un grattacapo per il centrodestra?

“Secondo me il problema non è Vannacci, ma il fatto che il centrodestra su alcuni temi non è riuscito a fare quello che aveva promesso. Il generale è il termometro di un malcontento. Io penso che non debba diventare un problema politico: il centrodestra deve rimanere unito. Credo che si debbano fare tutti gli sforzi per tenere insieme la coalizione. Il centrodestra ha sempre avuto posizioni diverse: nacque con Berlusconi che unì Fini e Bossi. All’epoca Fini era considerato al di fuori dell’arco costituzionale, mentre Bossi era quello dei 300 mila bergamaschi con le pallottole… Quando sento dire che non si può fare l’alleanza con Vannacci ricordo che il centrodestra è nato unendo Bossi e Fini. Serve la capacità di tenere insieme tutti gli elementi che rappresentano l’anima della coalizione”.

E la sinistra?

“Hanno fatto la prima uscita a Napoli e hanno subito annullato la seconda. L’arma più forte del centrodestra continua a essere il centrosinistra (ride, ndr). Per quanto uno possa essere critico e scontento del centrodestra, appena gira la testa dall’altra parte vede il dibattito sulla patrimoniale oppure l’auto-contestazione. Ma questo non basta al centrodestra, perché gli elettori delusi potrebbero non andare alle urne o potrebbero votare Vannacci, creando un problema. Il rischio di non conquistare la maggioranza e consegnare il Paese a Elly Schlein c’è ed è devastante”.

Un giudizio sulla gestione della politica estera?

“Io sono da sempre scettico sulla nostra posizione nei confronti dell’Ucraina e dell’Europa. Siamo stati troppo succubi dell’Ue. Su Trump invece serviva ancora più coraggio prima. Ricordo quando Giorgia Meloni venne in trasmissione a ‘Fuori dal coro’ e le chiesi se condannava l’attacco all’Iran, lei disse ‘non condivido e non condanno’. Forse serviva una presa di posizione più decisa sin da quel momento. Molti di noi – io compreso – guardavano Trump con un certo favore, ma soprattutto sulla guerra in Iran ha preso una direzione che non si poteva seguire. Forse era necessario prendere le distanze prima. Ma resto comunque convinto di una cosa”.

Prego.

“Il vero punto per la Meloni è la mancata risoluzione dei problemi: i cittadini hanno votato questo governo perché si aspettavano dei cambiamenti concreti sulla sicurezza, sui ladri di case, sulla sanità, sulle liste di attesa. Dal punto di vista generale, mantenere la stabilità è sicuramente un grande valore. La gestione è stata ottima. Ma chi ha votato la Meloni, non l’ha fatto perché fosse riconosciuta dalle grandi istituzioni internazionali. Poi magari i cambiamenti arriveranno, basti pensare ai centri in Albania: io sono stato tra i pochi – forse l’unico – in Italia a difendere il progetto che oggi sta diventando un punto di riferimento per l’Europa. Ricordo chi ridacchiava, ma la Meloni ha ottenuto un grandissimo risultato. Forse su certi dossier servono tempi più lunghi per ottenere risultati”.

E quale dossier potrebbe risultare decisivo in quest’ultimo anno al governo?

“Lo sa anche la Meloni: la sicurezza. Leggo, sento e intuisco che la partita vera si giocherà sulla sicurezza. Non solo sui numeri, a differenza di quanto avviene sull’immigrazione. La priorità è dare la sensazione ai cittadini di essere più sicuri. Cosa che oggi non c’è”.

Massimo Balsamo, 13 luglio 2026

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