Esteri

Velo consentito, crocifisso proibito: la laicità a senso unico della sinistra

Un emendamento sul divieto dei simboli religiosi divide il consiglio comunale di Ivry-sur-Seine in Francia. Scoppia la polemica

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Seduta ad alta tensione quella del consiglio comunale di Ivry-sur-Seine, nel Val-de-Marne, in Francia, dove un eletto del Rassemblement National ha interrotto i lavori dando origine a una forte polemica politica.

L’episodio si è verificato giovedì scorso, quando il consigliere RN Kevin Nader, dopo la bocciatura di un suo emendamento sul divieto di simboli religiosi “ostentati” nelle istituzioni, ha reagito con un gesto simbolico in aula: ha estratto un crocifisso e ha recitato pubblicamente la preghiera del “Je vous salue Marie”, in segno di protesta contro la bocciatura di un suo emendamento al regolamento interno.

La proposta del consigliere RN mirava a introdurre un articolo che vietasse agli eletti di indossare simboli o abiti che manifestino in modo evidente un’appartenenza religiosa durante le riunioni ufficiali e nell’esercizio delle funzioni pubbliche. Una misura che, secondo la maggioranza di sinistra, avrebbe colpito direttamente alcune consigliere e un’assessora che portano il velo.

Il sindaco uscente del PCF, Philippe Bouyssou, si è opposto duramente all’iniziativa, rifiutando di portarla al voto e sottolineando come una simile norma avrebbe finito per “bersagliare direttamente” alcune rappresentanti dell’assemblea. Ha inoltre difeso la pluralità del consiglio comunale, citando esempi storici di figure religiose presenti nella vita politica francese.
Tra le voci intervenute anche quella dell’assessora Fenda Diarra, che indossa il velo, la quale ha respinto le polemiche rivendicando la propria legittimità politica: la sua elezione, ha dichiarato, è frutto dei suoi impegni e delle sue convinzioni, non del suo abbigliamento religioso.

Il sindaco ha poi ribadito il sostegno alle rappresentanti coinvolte, definendo la diversità del consiglio un valore da preservare e rifiutando l’idea di sottoporre l’emendamento al voto, ritenendolo già “moralmente respinto”. È in questo clima che l’eletto RN ha reagito con il gesto simbolico del crocifisso e la recita della preghiera, dichiarando che d’ora in poi il consiglio sarebbe stato “sotto il segno della croce” dato che io simboli religiosi (come il velo) era tollerati.

La reazione del sindaco è stata durissima: ha definito l’episodio “uno scandalo” e “un atto politico grave”, accusando il consigliere di aver trasformato l’aula in un luogo di provocazione ideologica. Ha poi chiesto che lasciasse la seduta, richiesta accolta dagli applausi della maggioranza.

Di fronte al rifiuto dell’eletto di uscire, il consiglio è stato sospeso. Il sindaco ha annunciato l’intenzione di segnalare l’accaduto alla prefettura, parlando di “disturbo all’ordine pubblico” e di un episodio senza precedenti nella storia dell’assemblea comunale. Insomma, per la sinistra indossare il velo non verrebbe considerato un segno di appartenenza religiosa, mentre recitare l’Ave Maria sì. Bisognerebbe capire il perché.

Cristina de Palma, 14 giugno 2026

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