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Venezuela, disastro Maduro: la crisi migratoria è peggio di quella ucraina

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11 milioni di cubani al buio dopo un blackout generale

Le piogge torrenziali causate dall’uragano Ian hanno causato interruzioni di corrente in tutta l’isola, secondo i media statali. I blackout dovuti a guasti alle centrali elettriche antiquate sono lunghi e frequenti da mesi a Cuba ma da ieri notte tutta l’isola di 11,2 milioni di abitanti è senza elettricità. ”In nessuna zona” del Paese c’è luce a causa di “un guasto” relativo alle condizioni meteorologiche dovute al passaggio dell’uragano Ian, ha confermato l’Unione elettrica statale (UNE).

In un breve comunicato la società ha riferito che “il Sistema Elettrico Nazionale presenta una condizione eccezionale, zero produzione di energia elettrica (nessun servizio elettrico al Paese)”. Secondo Juventud Rebelde, il crack è avvenuto alle 17:57 ora locale. “Attualmente, si lavora alla riconnessione del sistema, i lavori dureranno sino a mercoledì (oggi, ndr)“, ha riferito Lázaro Guerra, direttore tecnico dell’azienda. “Non c’è nessun servizio elettrico in nessuna parte del paese in questo momento“, ha detto ieri Guerra al telegiornale in prima serata della televisione cubana.

A Cuba solo le poche persone che hanno in casa o in ufficio generatori a benzina hanno l’elettricità. I blackout – dovuti a rotture e guasti alle vecchie centrali elettriche, mancanza di carburante e manutenzioni programmate – sono lunghi e frequenti da mesi a Cuba. Tuttavia, in nessun momento si era mai verificato un blackout simultaneo in tutto il paese.

Maduro afferma all’ONU che la crisi dei migranti venezuelani è falsa

Il dittatore ha partecipato a una sessione interattiva con il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e la Missione conoscitiva indipendente sul Venezuela che ha denunciato in un rapporto dettagliato nei giorni scorsi come il regime socialista ha compiuto crimini atroci contro l’umanità per reprimere qualsiasi opposizione, cogliendo l’occasione per minacciare coloro che votano a favore del rinnovo della Missione con misure “politiche e diplomatiche”. Oltre a questo ha anche affermato che la crisi venezuelana dei migranti “è stata tutta inventata: milioni di migranti fantasma”. Altro che “migranti fantasma”, si stima che, ad agosto 2022, più di 6,8 milioni di venezuelani – un quarto dell’intera popolazione della nazione – siano fuggiti dal paese.

La crisi migratoria venezuelana ha ora superato quella siriana ed è pari solo a quella ucraina. Sabato scorso, durante la 77a Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri del regime di Maduro ha letto una lettera firmata dal dittatore in cui descriveva la crisi dei migranti come “indotta”, incolpando le sanzioni imposte al suo regime dagli Stati Uniti e dall’estero, affermando che il 60 per cento dei migranti venezuelani era tornato nel paese. Una balla clamorosa, ma seguendo la linea di Maduro che nega la crisi, Diosdado Cabello, funzionario del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) e presunto boss della droga, ha deriso la crisi dei migranti ieri in tv. “È come questa storia di migrazione nella giungla del Darien. Il Darien ha un Wi-Fi migliore rispetto a diverse aree del Venezuela. Trasmettono in diretta da qualsiasi parte del Darien. E uno dice: come mai?” ha detto Cabello.

Sgominata setta radicale ebraica in Messico

Il gruppo era sotto sorveglianza da mesi di una squadra israeliana e della polizia messicana. Due membri della setta “Lev Tahor” sono stati arrestati con l’accusa di traffico di esseri umani e gravi reati sessuali, compreso lo stupro, ha affermato il ministero degli Esteri israeliano. Un bambino di tre anni è stato rimosso dal complesso e trasportato in aereo in Israele. La Lev Tahor (in ebraico per Cuore Puro) è nota per le pratiche estremiste e per l’imposizione di un regime rigoroso ai membri. Sostiene i matrimoni precoci, infligge dure punizioni per trasgressioni minori e richiede alle donne e alle ragazze di appena tre anni di coprirsi completamente. Le restrizioni hanno fatto guadagnare al gruppo il soprannome di talebani ebrei, a causa delle apparenti somiglianze con il codice di abbigliamento imposto dal gruppo estremista musulmano sunnita che controlla l’Afghanistan.

Paolo Manzo, 28 settembre 2022

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