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Vi siete persi questo scontro ad Atreju: i giovani FdI affrontano Tommasi

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Si è conclusa l’edizione 2025 di Atreju, manifestazione organizzata dalla destra, pluralista, democratica e che, anche quest’anno come ormai da tradizione, sul suo palco ha visto sia i membri dei partiti di Governo che gli esponenti dell’opposizione. Il risultato? Dibattiti interessanti, panel edificanti e persino un po’ di sana ironia tra gli schieramenti politici (vedasi il Ministro della Difesa Guido Crosetto che prende di peso Matteo Renzi per allontanarlo dal palco dopo un accesissimo dibattito sulla riforma della Giustizia).

La kermesse, terminata ieri dopo più di una settimana, insegna che indipendentemente dalla fazione ideologica organizzatrice, si può sempre creare un contraddittorio edificante, utile ad avvicinare i giovani alla politica e persino sinergico per comprendere l’agenda e i bisogni reali del Paese.

Eppure, se molti politici di sinistra hanno partecipato di buon grado ad Atreju, c’è anche tutto un altro mondo fatto di movimenti giovanili socialisti e di esponenti molto più radicali, un sottobosco sinistro che ha cercato ad ogni costo di screditare la manifestazione nonostante una presenza così massiccia di politici di ogni fazione tale da renderla oggettivamente super partes. “Non normalizziamo il fascismo” è uno degli slogan più letti nonché un sunto efficace di quella che è la risposta di alcuni gruppi studenteschi dinnanzi ad un ciclo di dibattiti liberi e, dunque, dinnanzi al concetto stesso di libertà. Per alcuni, è evidente, chi diverge dal pensiero socialista è un fascista conclamato e non merita nessuna attenzione. Per l’ennesima volta, l’antifascismo che diventa fascismo nel tentativo di affermarsi.

 

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C’è da dire che la maggior parte di questi teneri squinternati, di quelli che pensano che partecipare a un dibattito significhi fare un favore alla destra, sono giovanissimi ragazzi che quindi si spera verranno mitigati dal tempo e dalle esperienze. Tuttavia alcuni esponenti di sinistra hanno (come da tradizione) cavalcato ad arte il malcontento di alcuni dei loro accoliti, evitando di presenziare alla kermesse inventando mirabolanti scuse. Da Schlein che per settimane ha fatto un walzer di “vengo, no, scherzavo, non vengo” a Fratoianni che simpaticamente ha declinato l’invito per lasciar spazio a un giornalista (se ne sono accreditati più di 1000, evidentemente di spazio ce n’era…).

I politici non sono però gli unici a cavalcare il magico unicorno del fashismo. Ci sono anche tanti giornalisti e presunti letterati. E allora, a questo punto, come non citare lui, il Maestro? Sì, proprio lui: Saverio Tommasi. Il buon Saverio anche quest’anno si è recato ad Atreju in cerca di fascisti da sbattere in prima pagina. Questa volta, però, pare gli sia andata male. A tal punto che, probabilmente preso dalla noia, è stato beccato mentre sembrava schiacciare un pisolino seduto ad un tavolo della manifestazione (o stava solo riposando gli occhi?).

Poi però viene il bello: avvicina un gruppo di giovani militanti, che gli fanno notare pacatamente e democraticamente che il suo modus operandi non consiste in un’informazione fedele ma in delle testimonianze estrapolate e montate ad arte per essere utili alla narrazione che lui costruisce. E allora Tommasi si arrampica sugli specchi, mette le mani avanti. A quel punto i ragazzi lo incalzano: “L’anno prossimo vieni come ospite!”. E lui lascia uno spiraglio, dice “vedremo”. Scroscianti applausi da parte dei ragazzi. Un mondo che sembra lontanissimo dalle proteste universitarie, dai comizi silenziati dalle giovanili di sinistra. Un dibattito, un contraddittorio, l’invito a discuterne in pubblico, gli applausi alla fine. E questi sarebbero i fascisti, mentre quelli che non fanno parlare chi non la pensa come loro sono instancabili rivoluzionari. Pensa te, Savè. Mi sa che dovete ricredervi: oggi il dialogo e la democrazia sono più a destra che a sinistra.

Alessandro Bonelli, 15 dicembre 2025

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