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Virus dal laboratorio, tutta la verità sul Faucigate

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Con insolito tempismo, lo scorso 19 maggio la presidenza della Repubblica ha insignito il potente dottor Anthony Fauci, capo della task-force anti coronavirus del gabinetto di Joe Biden, del titolo di “Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito” della Repubblica Italiana. Un prestigioso riconoscimento “della sua straordinaria carriera e dell’eccezionale contributo all’azione di contrasto al Covid-19”. Per nostra fortuna, nel resto del mondo non se n’è accorto nessuno, altrimenti oggi saremmo probabilmente bersaglio di ilarità nella comunità scientifica internazionale. Perché quello che sta emergendo negli Usa, di cui in Italia non si dice nulla, è la potenziale grave compromissione di Fauci nel finanziare le pericolose Gain of functions research, che sempre più esperti considerano all’origine della diffusione del Covid-19 nel mondo. Esperimenti talmente pericolosi da essere stati banditi dal presidente Obama dal 2014 al 2017, e poi definanziati dal suo successore Donald J. Trump. Ma che proprio Fauci sollecitò a proseguire, delocalizzandoli in Cina come si farebbe con una fabbrica di scarpe, in virtù dei potenziali “benefici superiori ai rischi”.  Come riportato in un articolo da lui firmato, insieme al suo superiore Francis S. Collins, già il 30 dicembre 2011 sul “Washington Post” dal titolo eloquente: “A flu virus risk worth taking” .

I segreti di Fauci

Il dottor Fauci, che dal 1984 guida il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid), oltre ad essere “cavaliere” vanta uno stipendio più alto di quello del presidente degli Stati Uniti e di qualsiasi altro burocrate americano. Ma da giorni è sotto il fuoco incrociato, dei media e dell’opposizione. E rischia di perdere la sua ambita poltrona, oltre che la faccia. Le accuse, sempre più incalzanti dopo la diffusione di centinaia di mail della sua corrispondenza durante l’emergenza Covid, mettono in imbarazzo la Casa Bianca. Fu il presidente Biden, appena eletto, a rimetterlo in sella quale capo della sua task-force medico scientifica. Ma oggi le rivelazioni che lo riguardano sono insostenibili per gli standard dell’opinione pubblica americana. L’aver mentito, sotto giuramento, davanti al Congresso riguardo al suo coinvolgimento nei rischiosi esperimenti sui coronavirus, manipolati geneticamente per renderli più letali e  capaci di infettare l’uomo. Sulla carta, per studiarne in anticipo una cura. Ma, nessuno può escluderlo, questi esperimenti potrebbero anche essere usati a fini letali. Per esempio nella produzione di armi batteriologiche. E la loro accidentale fuoriuscita da un laboratorio, potrebbe avere conseguenze nefaste per l’umanità. Una simile teoria era stata avanzata dalla rivista web “Zero Hedge” il 1 febbraio 2020. Ma grazie a una segnalazione di Fauci, il sito era stato bannato da tutti i social media. Come si apprende  sempre dal carteggio elettronico, infatti, sarebbe stato proprio Fauci a “istruire” i giganti Tech, a partire da Facebook, sull’inattendibilità di ogni ipotesi (definita “teoria dei cospiratori”) sull’origine in laboratorio del Covid-19.

Cosa è contenuto nelle sue mail?

Le centinaia di mail scritte e ricevute dal cavaliere al merito Tony Fauci, rese disponibili grazie all’accesso al Foia su richiesta della testata BuzzFeed, stanno facendo emergere un quadro a tinte fosche della gestione della pandemia da parte del famoso immunologo statunitense, i cui nonni paterni erano originari di Sciacca. Alcune mail sembrano indicare come Fauci, già da gennaio 2020, avesse ricevuto attendibili segnalazioni – in particolare dal virologo Kristian G. Andersen in una mail datata 31 gennaio 2020 – sulle inusuali caratteristiche del virus, alcune delle quali “potenzialmente sembrano ingegnerizzate” (“potentially look engineered”). Secondo le accuse di Fox News e di vari leader repubblicani, Fauci e i vertici del NIAID/NIH non hanno mai condiviso queste informazioni. Al contrario si sarebbero prodigati per il più grande “depistaggio scientifico” dei tempi moderni. Cercando di insabbiare con ogni mezzo la pista dell’origine in laboratorio del Covid a favore della teoria del “salto di specie” , con il contagio da pipistrello a uomo originato in un “web market”.

Fauci, Daszak e la Wuhan

Il perché del depistaggio avrebbe una motivazione ben poco edificante: distogliere l’attenzione dal coinvolgimento, più o meno consapevole, dell’Istituto guidato da Fauci (NIAID) e dal National Institutes of Health (NIH) guidato dal dottor Francis Collins. Che avrebbero finanziato con oltre 3 milioni di dollari dei contribuenti americani le ricerche scientifiche della EcoHealth Alliance. Una società non governativa guidata da Peter Daszak (zoologo britannico molto legato sia al governo cinese che al Who/Oms), che avrebbe investito tali fondi nel famigerato Istituto di virologia di Wuhan. Sotto la supervisione della virologa cinese Shi Zhengli, nota al mondo come la “Bat Lady” per i suoi  esperimenti sui pipistrelli.

Sotto torchio

Autorevoli parlamentari repubblicani – tra cui i senatori John Kennedy, Ted Cruz e Rand Paul – hanno interrogato Fauci sul suo coinvolgimento negli esperimenti di manipolazione dei virus in Cina. Addebiti sempre respinti con forza, finché non sono iniziate a trapelare sia le tracce dei finanziamenti a Daszak che la corrispondenza, molto imbarazzante, tra i due. All’indomani della conferenza stampa tenuta da Fauci il 17 aprile 2020 alla Casa Bianca per affermare che l’unica teoria plausibile sull’origine del Covid era il contagio da animale, Daszak si profonde in elogi in una mail a lui indirizzata il 18 aprile 2020. E a conferma della conoscenza di Fauci sull’attività in corso nel laboratorio di Wuhan, c’è anche una mail urgente, datata 1 febbraio 2020, indirizzata a Hugh Auchincloss. In allegato, un file denominato “Sars Gain of Function.pdf”. Accanto, i riferimenti alle iniziali di Ralph Baric, un virologo americano che ha collaborato con l’istituto di Wuhan e il nome della dottoressa Shi, la Bat-Lady.

Insomma, un potenziale esplosivo cortocircuito e conflitto di interessi emergerebbe da questa valanga di e-mail declassificate dal Foia. Alcune rilasciate sotto la sigla  B7 (A), che potrebbe rimandare a un’indagine federale su Fauci e Daszak. Fatti e comportamenti tutti da accertare sotto il profilo giudiziario, ma che sicuramente stanno minando la credibilità dell’Amministrazione Biden. Oltre che la fiducia degli americani negli esperti di pubblica sanità, ritenuti troppo compromessi con Big Pharma e con la Cina.