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Viva i 6 Azzurri che non s’inginocchiano al politicamente corretto

nazionale black lives matter

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In tempi appena decenti non sarebbero eroi, ma nell’era della schizofrenia politicamente corretta involontariamente lo diventano, e quindi vorrei nominarli uno per uno. Gianluigi Donnarumma, Leonardo Bonucci, Alessandro Bastoni, Jorge Luiz Frello Filho detto Jorginho, Marco Verratti e Federico Chiesa. Sono i sei azzurri che al fischio d’inizio della partita contro il Galles non hanno meccanicamente imitato l’acefalia altrui, non si sono messi in ginocchio in nome del Black Lives Matter, questo neofondamentalismo di massa la cui vera traduzione suona: “Contano solo le vite dei neri uccisi da poliziotti americani bianchi”.

Perché è questo, che va in scena dalla morte di George Floyd ormai più di un anno fa: l’isteria globale attorno a un atto, l’inginocchiarsi appunto, che di per sé manifesta una resa, non l’affermazione di una battaglia ritenuta giusta. Com’è più che ovvio, George Floyd non doveva morire in quel modo, privato dell’aria da un uomo in divisa, che infatti nel frattempo è stato espulso dalla polizia e condannato. Sì, perché in America e in Occidente vigono quegli ammennicoli del diritto, della libertà individuale, dell’imperio della legge. Nessuno, viceversa, s’inginocchia per tutti gli uomini e le donne deportati e uccisi a migliaia dal Partito Comunista Cinese, per i dissidenti fatti spartire dal sultano islamista Erdogan, per gli omosessuali impiccati e le donne costrette al burqa in Iran e in tutti quei graziosi lidi in cui domina la sharia. Nessuno s’inginocchia per Saman Abbas, diciottenne morta di tribalismo islamico in provincia di Reggio Emilia, non a Islamabad. Nessuno s’inginocchia per Desiree Mariottini, sedicenne stuprata, seviziata e uccisa a Roma, non a Minneapolis, teatro della vicenda Floyd.

Allora, evviva i sei azzurri, evviva i dissidenti, evviva i non-allineati, evviva Donnarumma-Bonucci-Bastoni-Jorginho-Verrati-Chiesa, sei normali ragazzi di pallone che non risultano sei esagitati di Casa Pound, ma che appunto non hanno voluto piegare la loro normalità all’anormalità del gesto comandato, all’ipocrisia dell’indignazione pelosa e selettiva, al monopolio arcobaleno steso anche sul campo di calcio. Fabrizio Roncone, illuminatissima firma dell’illuminatissimo e correttissimo Corriere della Sera, li descrive come sei nerd analfabeti. “L’impressione è che alcuni azzurri non abbiano capito bene cosa stesse accadendo (ad alcuni di loro gioverebbe alternare la playstation con la lettura dei giornali. E qualcosa del genere deve pensarla pure Claudio Marchisio, che fa il commentatore per la Rai: «È una protesta importante, avrei preferito che gli azzurri si fossero inginocchiati tutti»)”. Quindi, aggiorniamo il doppiopesismo dei Buoni. I cinque giocatori della Nazionale che si sono inginocchiati sono cinque raffinati intellettuali, attenti studiosi della scuola di Francoforte, conoscitori dell’opera omnia di Vittorini e persino di Saviano, papabili candidati del Pd come papabile fu il censore Marchisio. I sei rimasti in piedi, viceversa, sono dei buzzurri incollati ai videogiochi, incapaci di comprendere quel che accade loro intorno e addirittura a digiuno degli articoli e dei libri di Roncone.