Caffè avvelenato

Viva la cucina solo se c’è l’industria

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Qui al bar facciamo caffè, che più italiano non si potrebbe; figuriamoci se ci può dispiacere che la cucina del nostro Paese sia diventata patrimonio dell’umanità, o se, peggio, la possiamo considerare una “truffa”, come fa quel tale cuoco inglese. Però, c’è un però. E non riguarda mica solo la presunta invenzione della tradizione: sì, è vero, per tantissimi anni, forse secoli, gli italiani si sono dovuti arrangiare, sono più morti di fame di quanto abbiano goduto grazie alle meraviglie culinarie dello Stivale. La codificazione è un fatto recente. Persino la carbonara, con ogni probabilità inventata per compiacere gli americani occupanti, non s’è fatta sempre allo stesso modo: negli anni Ottanta andava di moda la frittatina, adesso se non c’è la cremina non la vogliamo.

Ma il punto è un altro. È il fighettismo che ci porta a confondere i manager con gli chef stellati. È la riduzione di certi centri storici, specie quelli delle città di provincia che si sono spopolate perché il lavoro vero manca, a mangifici. L’Italia brilla o brillava in tanti settori più strategici: Leonardo sta producendo un maxi scudo spaziale che potrà difendere i cieli di tutta Europa; avevamo impianti siderurgici, un automotive spettacolare; e innumerevoli gioielli di alta tecnologia. Ecco: noi vorremo che l’eccellenza fosse anche questa, quella che genera valore aggiunto, occupazione di qualità, operai specializzati, ingegneri, magari pubblicitari e uffici stampa ben retribuiti, anziché solo un esercito di cuochi e baristi come me. Io sono fiero di questi cappuccini; ma mi rendo conto che non possiamo essere costretti a trasformarci nei camerieri dei ricchi stranieri. Viva la cucina italiana, che in molti suoi settori quel valore aggiunto lo produce eccome: basti pensare alle grandi aziende agricole e alle viticolture. Ma viva anche l’industria pesante e lo sviluppo tecnologico, che spesso blocchiamo in nome della tutela dell’ambiente, dei fiumiciattoli e dei fratini. Viva la cucina italiana, ma guai a pensare che solo quella (insieme al turismo) sia “il nostro petrolio”. Accanto ai forni, vogliamo le ciminiere.

Il Barista, 15 dicembre 2025

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