
“C’è un tentativo di mettere a tacere le manovre che lassù sul Colle qualcuno ordisce per impedire che non solo Giorgia Meloni concluda la legislatura, ma si candidi al bis”. Maurizio Belpietro non fa passi indietro e stamattina, sulla prima pagina della Verità, torna a parlare dello scoop con cui ieri ha rivelato al mondo i desiderata di uno dei consiglieri di Sergio Mattarella, vale a dire Francesco Saverio Garofani, che andava dicendo di sperare in un “provvidenziale scossone” capace di fermare la corsa del centrodestra e di Giorgia Meloni.
“Come è noto, a sinistra sono molto preoccupati perché, dopo 14 anni, nel 2029 scadrà il mandato di Sergio Mattarella – scrive stamattina Belpietro – E se la maggioranza del Parlamento sarà ancora quella attuale, a decidere il nuovo capo dello Stato non saranno Renzi, Schlein, Franceschini, Gentiloni e compagni, come in passato. Dunque, c’è chi al Quirinale non solo auspica la formazione di una grande lista civica da opporre al centrodestra, ma spera in un «provvidenziale scossone» che fermi la corsa di Giorgia Meloni. Non si tratta di un pensiero sussurrato nelle segrete stanze, ma di un piano vero e proprio, che qualcuno neppure nasconde, ma di cui parla in pubblico, senza alcun ritegno“.
Dopo aver rivelato quella frase messa tra virgolette nell’articolo di ieri, Belpietro si aspettava una smentita o almeno un chiarimento. “Invece no: curiosamente, sui fatti da noi denunciati è calato il silenzio. Zitto Garofani, zitti anche la maggior parte dei siti di informazione, nonostante fino a mezzogiorno le principali notizie della giornata fossero limitate al bonus elettrodomestici, alla morte delle gemelle Kessler il giorno prima e all’incidente stradale di Milano di domenica”. Solo dopo la richiesta di smentita da parte di Bignami è scoppiato il patatrac. E Garofani, invece di tirare fuori dagli impicci il presidente, smentendo o chiedendo venia, ha preferito far parlare il Colle con un comunicato in cui si mette all’indice non solo il capogruppo di FdI ma anche la stessa Verità per un “attacco” che sconfinerebbe “nel ridicolo”.
Belpietro non ci sta. Intanto perché oggi, con colpevole ritardo, Garofani ha confermato quella sua frase pur rubricandola ad una chiacchierata tra amici. E poi perché quello della Verità era uno scoop e non una ricostruzione basta sul nulla. “Cominciamo col dire che qui di ridicolo c’è solo il tentativo di mettere il bavaglio al nostro giornale – replica Belpietro – Non ci siamo piegati in passato ad altri attacchi di chi voleva silenziarci e non ci piegheremo certo oggi”. Anche perché “non sapevo però che la tutela costituzionale nei confronti dell’uomo del Colle si estendesse anche ai suoi consiglieri, per i quali evidentemente vige secondo il Pd e certa stampa il reato di lesa maestà”.
“Il discorso di Garofani è stato chiaro – insiste il direttore – Mentre i camerieri servivano piatti a base di pesce, tutti, anche chi non lo poteva vedere, hanno sentito le sue parole. C’erano politici, funzionari di Stato, personaggi dello sport. E il consigliere della Difesa teneva banco”.
Poi la stoccata al Pd e alla sinistra in genere. “Se è vero quello che dice Garofani (ed è vero), nessuno di loro, da Schlein a Braga, da Davide Faraone a Riccardo Magi è in grado di fermare Meloni e dunque urge ricorrere a un «provvidenziale scossone». In pratica, il consigliere certifica che sono buoni a nulla”.
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