Zelensky “illegittimo” e le trame per continuare la guerra

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Tra tutte quelle in giro per il mondo, due guerre ci affliggono particolarmente: quella in Ucraina e quella in Gaza. Su entrambe, le narrazioni e le valutazioni sono sorprendenti, soprattutto in questa chimera (nel senso di mostro mitologico) che passa sotto il nome di Unione europea. Grida e alti lai per i quattro bimbi rimasti uccisi nell’ultimo deplorevole attacco di Mosca su Kiev, con promessa di preparazione del 19esimo pacchetto di sanzioni; ma zitti e mosca su una notizia che leggo su Vatican News del 2 agosto scorso: «Gaza, 26mila bambini uccisi». Devo dire che della pluridecennale questione in Medioriente ho scelto di disinteressarmene finché continuerò a leggere che sono tuttora in cattività la metà degli innocenti ostaggi dei terroristi di Hamas (e non si sa quanti di questi sono ancora vivi), tanto più che mai ho sentito di cortei pro-Pal ove si sia gridato o, almeno, scritto su striscioni, “liberate gli ostaggi, liberate gli ostaggi”.

La questione ucraina è diversa: non ha alcun senso e, come dice Donald Trump, una guerra lì mai sarebbe dovuta nascere. A questo proposito, c’è da dire che Trump si è rivelato un genio. È stato capace di trasformare il proprio Paese in arbitro del conflitto, un conflitto ideato e foraggiato proprio dagli Stati Uniti. Lo dico senza ironia: un genio. Però con evidenti poteri limitati, visto che non è stato capace di far finire la guerra come aveva promesso. Io naturalmente non conosco i retroscena segreti – non foss’altro perché sono, appunto, retroscena segreti – e non mi rimane che far deduzioni su ciò che appare. Trump potrebbe far finire la guerra in Ucraina in 1 minuto: annunciare – e, soprattutto, eseguire – il proposito di non inviare a Kiev più un dollaro, né d’oro né di piombo.

Siccome alla promessa non seguono le azioni, i casi sono due: o non vuole veramente o, semplicemente, non può. E, in questo secondo caso, vuol dire che i suoi poteri hanno un limite. Tanto più che… altro che neanche 1 dollaro: avrebbe confermato la vendita di armi per quasi 1 miliardo di dollari. La parola-chiave, qui, è “vendita”, e non aggiungo altro, se non il sospetto che a pagare siano quei geni (e stavolta c’è tanta ironia) di Bruxelles, cioè noi. Eh già, la seconda genialità di Trump è stata quella di smettere di “inviare” armi a Kiev, ma di non smettere di “venderle” e, con l’aver praticamente imposto un aumento della percentuale di Pil sugli armamenti dei Paesi europei, di far pagare la cosa a questi. Un capolavoro.

Non lo stesso può dirsi delle donnette in quel di Bruxelles. Alle quali ben s’addice il rammentare che la follia sta nell’attendersi risultati diversi compiendo sempre la stessa azione. C’è un’altra follia, in quelle donnette: credere che si possa vincere la Russia. Non si può, perché la Russia è una potenza nucleare e non è difficile immaginare che abbia i propri missili puntati su ogni angolo di mondo. Non li userà mai, si dirà. Ma “mai” significa finché non vede minacciata in modo irreparabile la propria stessa esistenza. E stavolta non sto immaginando. Diversi anni fa, ad un giornalista che gli chiedeva se si rendesse conto che con la minaccia nucleare si metteva a rischio il pianeta, Vladimir Putin rispondeva: «Alla Russia non interessa un pianeta senza la Russia».

C’è una cosa di Putin che m’ha incuriosito: la sua ritrosia a firmare con Volodymyr Zelensky accordi che, a dire del presidente russo, potrebbero essere illegittimi. Lo sarebbero? Le informazioni dagli esperti che scrivono nei più venduti o parlano nei più ascoltati organi di stampa brillano per reticenza o per contraddizione, e così decidiamo di cercar di capirci qualcosa da soli. Intanto una premessa, direi nota: per delibera del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale dell’Ucraina del settembre 2022 si vieta qualsiasi negoziato diretto con la Russia, e in particolare con Putin, durante il conflitto. La delibera fu formalizzata con un decreto presidenziale firmato da Zelensky il 4 ottobre 2022, cosicché questi non è proprio sincero quando lamenta che Putin si rifiuta di incontrarlo. Che poi non è proprio vero: Putin lo ha invitato a Mosca ma, da quel che avrebbe detto, si rifiuta di firmare accordi che potrebbero non essere risolutivi. È così?

La Costituzione ucraina prevede un mandato presidenziale di 5 anni, rinnovabile una sola volta (art. 103). Per evitare che il presidente possa sfruttare una crisi e invocare la legge marziale come pretesto per rimanere in carica, gli estensori costituzionali hanno rafforzato i poteri del Parlamento negli articoli 108 e 157. Secondo il primo articolo, il presidente esercita i propri poteri solo fino all’insediamento del nuovo presidente; il secondo afferma che la Costituzione non può essere modificata durante la legge marziale o in situazioni di emergenza.

Senonché esiste ora un conflitto con l’articolo 19 della legge Ucraina «Sullo status giuridico della legge marziale». Pur ribadendo l’articolo costituzionale 157, l’articolo 19 della successiva citata legge vieta le elezioni (oltre che referendum, scioperi e proteste pubbliche di massa). La contraddizione è evidente: la Costituzione limita il mandato del presidente a 5 anni e non può essere modificata dalla legge marziale; ma la Legge dell’Ucraina consente la sospensione delle elezioni (e di altri diritti) durante la legge marziale. Si potrebbe concludere che questo conflitto giuridico potrebbe essere risolto dalla Corte costituzionale dell’Ucraina, ma dal 24 febbraio 2022 essa è in costante conflitto con il regime, e dal 2023 non sembra funzionare come istituzione indipendente.

Cosa concludere da tutto ciò? Due cose. Con tutti i caveat della inesperienza giuridica di chi scrive, i giuristi in Ucraina non devono essere delle cime, e lo sospettavamo già quando scrissero in Costituzione che la lingua ucraina è l’unica ufficiale, in un Paese dove la metà è di lingua russa. La seconda conclusione è che, ognuno per ragioni diverse, nessuno – non le donnette di Bruxelles, non Zelensky, non Trump, e neanche Putin – sembra veramente interessato alla fine immediata di questa grottesca guerra. Tutti vorrebbero ma, di tutta evidenza, non possono.

Franco Battaglia, 8 settembre 2025

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