Clima di altissima tensione tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump. Dopo i botta e risposta a distanza, il presidente degli Stati Uniti ha scaricato di fatto il leader ucraino: un “dittatore mai eletto”, “un comico mediocre” che “rifiuta di indire elezioni, è molto giù nei sondaggi ucraini e l’unica cosa in cui è stato bravo è l’aver suonato Biden come un violino”. L’attacco avvenuto su Truth ha seguito l’accusa del tycoon rivolta al numero uno di Kiev di aver iniziato la guerra con Mosca. Dal canto suo, Zelensky ha puntato il dito contro Trump per vivere “in una bolla di disinformazione russa”.
Trump sembra sostenere la narrativa di Vladimir Putin, ma l’attacco più duro del capo della Casa Bianca è arrivato dopo le lamentele di Zelensky per non essere stato invitato ai colloqui a Riad tra americani e russi: “Beh, sei stato lì per tre anni. Avresti dovuto chiuderla dopo tre anni. Non avresti mai dovuto iniziarla. Avresti potuto fare un accordo”. Quindi si è lamentato del fatto che in Ucraina non ci sono state elezioni per la legge marziale, sostenendo che la popolarità di Zelensky è “al 4%”. Poi il presidente ucraino ha rincarato la dose, accusando Trump di aver “aiutato Putin a uscire da anni di isolamento”, con un “impatto non positivo sull’Ucraina”.
Poche ore fa, in un intervento a Miami alla Future Investment Initiative, Trump ha ribadito che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è un “comico di modesto livello” che ha fatto un lavoro “terribile” e “rifiuta di indire le elezioni” mentre dovrebbe sbrigarsi altrimenti “non avrà più una terra” in quanto la guerra “sta prendendo la direzione sbagliata”. Il presidente americano ha anche ringraziato l’Arabia Saudita per aver ospitato i colloqui con la Russia che sono andati “bene” e rappresentano “un passo importante nei rapporti fra i due Paesi. Sulla stessa lunghezza d’onda Elon Musk: “Zelensky non può affermare di rappresentare la volontà del popolo ucraino a meno che non ripristini la libertà di stampa e smetta di cancellare le elezioni”.
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Insomma, la spaccatura appare netta, ma c’è anche un fatto da considerare: Zelensky non può fare a meno degli Usa. L’Europa continua a essere dalla sua parte ma da sola non basta a dargli le garanzie di sicurezza che chiede. Ma il rapporto con Trump è ai minimi storici e l’accordo di pace condiviso da Washington rischia di costare diversi territori a Kiev. Quindi cosa fare? Il presidente ucraino è comprensibilmente sotto pressione considerando anche che gli attacchi russi non si fermano. Non è un mistero che Zelensky abbia provato ad adottare un atteggiamento più conciliante con Washington.
Oggi Zelensky incontrerà l’inviato statunitense Keith Kellogg, e spera in un lavoro “costruttivo” con gli Stati Uniti: “Abbiamo in programma un incontro con il generale Kellogg, ed è molto importante per noi che l’incontro e il nostro lavoro con l’America in generale siano costruttivi”. Zelensky ha aggiunto che “insieme all’America e all’Europa, la pace può essere più sicura: questo è il nostro obiettivo. La cosa principale è che questo non sia solo un nostro obiettivo, ma anche un obiettivo condiviso con i nostri partner. Soprattutto alla vigilia del terzo anniversario dell’inizio di questa guerra, una guerra che noi in Ucraina vogliamo porre fine fin dal primo secondo”. Insomma, Kiev non può fare altro che continuare a contare su Washington, nonostante le lapalissiane differenze di vedute. Lo stesso Zelensky in passato era stato categorico sul punto: “Senza gli Stati Uniti, l’Ucraina sarà sconfitta“.
Del resto gli Stati Uniti sono il Paese che più di tutti aveva garantito armi e munizioni per combattere, un supporto tale – sommato a quello europeo – che ha permesso all’Ucraina di non soccombere all’esercito di Vladimir Putin per tre anni. Ora la partita si giocherà a livello diplomatico, nella speranza di arrivare alla tanto attesa fumata bianca per la pace, invocata con insistenza anche dal popolo ucraino, comprensibilmente stremato dal conflitto.
Franco Lodige, 20 febbraio 2025
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