
Nel consueto campionario di idiozie dell’eterno ragazzotto benestante che gioca a fare l’antagonista da centro sociale, che si fa chiamare Zerocalcare colpisce una stupidaggine suprema: la presunta gestione ottusa della polizia nei tumulti alla stazione Centrale di Milano.
Ho raccolto plurime testimonianze da gente che ci si è trovata in mezzo e tutte convergono su una certezza, anzi due: primo, le bande di teppisti erano perfettamente, militarmente organizzate, tiravano allo sfascio, tiravano sulla polizia (di tutto: biglie, cubetti di porfido, bastoni, tubi), cercavano il morto, e due, la polizia, cito letteralmente da uno dei miei interlocutori, “sapeva cosa fare e lo faceva con freddezza”, per dire mantenendo i nervi saldi e il controllo, fin quanto possibile, della situazione senza farla degenerare in tragedia.
Un altro mi ha riferito che “le forze dell’ordine si pigliavano addosso di tutto senza reagire, le cariche erano più annunciate che portate a compimento, i lacrimogeni usati per puro contenimento”. Zerocalcare sa di che parla? Pratica il moralismo facile dei fanciulli o distorce la realtà come piace alla Schlein quando parla di “migliaia di manifestanti pacifici”?
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Questo escamotage di ridimensionare, fino a negarla, fino a farla sbiadire, la guerriglia urbana in cerca di un capro espiatorio da scaricare addosso all’esecrata G, ha dell’inverosimile. Da una parte rigettano i disordini, le violenze, dall’altra le rivendicano come prova di forza, dall’altra ancora le riconoscono per imputarle al governo. Il quale governo è, ad esclusivo parere di chi scrive, fin troppo morbido, fin troppo permissivo. Chi scrive in occasioni del genere preferirebbe soluzioni drastiche: tabula rasa. Se i benpensanti preferiscono, se suona meglio alle loro orecchie foderate in raso rosso, possiamo chiamarle soluzioni sovietiche di stampo ungherese o cecoslovacco, soluzioni cinesi da piazza Tienanmen. Va bene così?
Chi scrive non capisce perché si debba puntualmente assistere allo spettacolo degli antagonisti lasciati liberi di fare e soprattutto disfare come gli pare, nessuno dei quali veramente chiamato a risponderne. Due minorenni tra i più attivi subito graziati dal giudice che li premia, li rimanda a casa a giocare al piccolo terrorista con la playstation e loro subito piccoli divi impuniti di una assurda intifada intinta nell’odio razziale contro gli ebrei. Bravi, si esercitassero con i disegni, così fanno carriera come Zerocalcare.
Tra pochi giorni, il 4 ottobre, si replica a Roma e una cosa è certa, non si fermeranno, fino a che non ci scapperà davvero il cadavere non smetteranno. Ne abbiamo memoria, il brigatismo rivoluzionario cominciò così, dagli atti dimostrativi e dal minimizzare dei felloni che fiancheggiavano, poi si sviluppò come sappiamo. Nella consueta tolleranza di uno Stato emolliente che, evidentemente, aveva la sua convenienza nel lasciar correre, ma sì, bravi ragazzi un po’ vivaci, compagni che sbagliano, siamo civili noi, siamo tolleranti. Allora non si diceva ancora: inclusivi.
Una cosa è certa, io fossi uno che porta la divisa ne avrei piene le scatole di funzionare da bersaglio mobile o fisso senza reagire; di farmi insultare per avere consentito a questi farabutti più o meno in erba l’impossibile; di passare per sbirraglia sudamericana quando sono costretto a fare lo psicologo infantile più del poliziotto. E per ultimo arriva Calcare che, con la consueta sagacia, onestà ed esperienza, mi dà dell’ottuso. Non è che va a rotoli questo Paese, rotola verso il nulla se le patenti le danno ai ragazzotti viziati che fanno i soldi coi fumetti militanti. Uno sciopero al giorno “per la Palestina” e il Paese in ginocchio come un cavallo bastonato: dice il Landini che sfida al gioco del massimalismo demente la Lella: “Se toccano uno solo della Flotilla paralizziamo tutto, facciamo lo sciopero generale ad oltranza”.
E il “regime” che fa? Per paura di passare da regime, gli dice prego, accomodati, che problema c’è? C’è che vivere in questo modo è insostenibile, c’è che oggi la Palestina, domani il clima, poi dopo domani qualsiasi altro pretesto. C’è che in questo modo a comandare sono gli irresponsabili, i distruttori, i ricattatori, sono le avanguardie organizzate mandate avanti, non pigliamoci in giro, dalla sinistra estremistica.
C’è che il governo finisce per tradire un potere solo nominale, formale, che perde autorevolezza e pezzi ogni giorno, illudendosi di farci migliore figura, di dimostrare che non c’è alternativa alla propria moderazione. Strategia democristiana che non salva il Paese dalle sue derive, dalle guerriglie, dall’incendio della prateria, da conseguenze che non si smaltiscono, che perdurano, che fanno perdere anni in ritardi.
Strategie che confluiscono anche in regressioni, in occasioni sprecate, in quell’apparente patto di non aggressione fondato sui mutui ricatti, sugli ammortizzatori sociali oggi chiamati “bonus”. Che incidono inoltre sulle redistribuzioni del reddito secondo pratiche clientelari, sulla sicurezza negativa, di basso e scadente contenimento, nell’indifferenza di un mercato globale in frenetica mutazione, indifferente alle nostre beghe di infimo cortile, alle megalomanie dei Landini, ai narcisismi dei Peter Pan alla Zerocalcare.
Max Del Papa, 28 settembre 2025
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