Zingaretti cambia nome al Pd per non cambiare niente

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Gentile Nicola Zingaretti, potete pure un’altra volta cambiare nome, documenti e foto sul passaporto, ma siete sempre voi. Dalle colonne di Repubblica, lei ci ha gentilmente annunciato nel weekend che “cambierà tutto” nel partito. A leggere bene, quello che lei chiama “tutto” si rivela in realtà “pochino”: un po’ di sardine, un po’ di ecoqualchecosa, un po’ di sindaci e di civismo pret-à-porter.

Siamo sempre lì, non cambiate mai. Non si dispiaccia, non ci resti male, ma l’imprinting è sempre quello dei comizi e delle manifestazioni del vecchio Pci: una donna, un giovane, un partigiano, un “indipendente”. Certo, diversamente da alcuni decenni fa, non potete narrare le meraviglie del mondo comunista. Oggi parrebbe difficile perfino difendere il vessillo che avete fatto garrire più recentemente: l’europeismo.

E allora ripiegate su una specie di palinsesto di Raitre fatto partito, su un veltronismo senza Veltroni, su una paccottiglia progressista che ormai stufa pure voi: gretinismo, dirittismo (che è cosa diversa dalla difesa della libertà: voi volete solo altre leggi), idolatria delle minoranze (non come preziosa difesa di diversità e alterità, ma come pretesa di imporre identità e omologazione pure a chi non le vuole).

E tutto questo, me lo permetta, senza fascino, con la noia che la accompagna e le cammina a fianco, con la polvere dell’archivio del partito che non riuscite a togliervi di dosso. Le cose che non vi piacciono – invece – sono sempre le stesse: la libertà, l’Occidente, l’impresa, l’iniziativa individuale e privata, l’America quando vince un presidente repubblicano. Tutte cose che sappiamo e sapevamo. Ci faccia sapere il nuovo indirizzo e come vi chiamerete stavolta: dicono “I democratici”, anziché “Partito Democratico”, sai che svolta. Ma per il resto sappiamo già tutto.

Daniele Capezzone, 13 gennaio 2020

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