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Zona arancione, gli assurdi criteri che fanno scattare il lockdown selettivo

L’estremizzazione del principio di precauzione dietro il sistema dei colori

roberto speranza zona arancione

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Se è vero che all’inferno si scende a piccoli passi, esaminando la tabella delle attività consentite nelle varie zone – bianca, gialla e arancione – possiamo concludere che ci stiamo già da tempo nel  luogo oscuro della penitenza eterna. Per la cronaca la medesima tabella, la quale resterà in vigore fino al 15 gennaio e che sembra uscita dalla mente di un immaginario grande fratello tanto è dettagliata, si può consultare nel sito della Presidenza del Consiglio dei ministri. In sostanza, tutto ciò che cade sotto l’amorevole percezione di chi ci ha tolto la libertà per il nostro bene viene regolamentato, dagli spostamenti all’accesso a esercizi e uffici, dalle attività scolastiche agli eventi culturali, dalle manifestazioni sportive ai convegni, ai congressi e alle fiere. Persino le attività ludiche e ricreative sono state inserite in questo grandioso elenco di protezione nazionale.

Ora, la cosa più sconcertante è che in codesto infinito elenco di permessi viene sostanzialmente definita con maggior evidenza la divisione tra non vaccinati senza green pass, non vaccinati con il green pass base – così definito nel documento – e vaccinati, ovviamente detentori nel magnifico green pass rafforzato. In questo modo un famosissimo passaggio de La fattoria degli animali, di George Orwell, diventa una distopica realtà, dal momento che i cittadini col lasciapassare rafforzato sono indubitabilmente più uguali degli altri. Tanto che se si finisce in zona arancione per questi ultimi tutto resta sostanzialmente inalterato, a parte il coprifuoco e le demenziali mascherine all’aperto, mentre parecchi divieti scattano per i possessori del lasciapassare di base (ad esempio, non si può entrare in alcuni negozi posti nei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi, non ci si può sedere al tavolo di un bar o di un ristorante, neppure all’aperto, non si possono frequentare palestre e piscine, quand’anche quest’ultime fossero all’aperto). Chi invece non ha fatto né il vaccino e né il tampone viene trattato alla stregua di un paria: l’unica cosa che può fare è restarsene chiuso in casa, uscendo solo per fare la spesa e/o per sgranchirsi le gambe.

A questo punto qualcuno potrebbe pensare che la zona arancione venga dichiarata quando gli ospedali sono quasi al collasso e passano i monatti a raccogliere i morti per le strade. Niente di tutto questo. Si tratta dell’ennesima estremizzazione di un principio di precauzione il quale, grazie soprattutto all’incessante propaganda terrorizzante del giornale unico del virus, sembra raccogliere un vasto consenso presso una popolazione sempre più smarrita. In realtà per diventare arancioni è sufficiente superare il 20% di occupazione delle terapie intensive e il 30% dei posti letto in area medica e, dulcis in fundo, se in una settimana si registrano oltre 150 contagi per 100.000 abitanti. Quest’ultimo parametro in particolare, del tutto aleatorio per tutta una serie di ragioni, tra le quali la bassa attendibilità dei tamponi, di per sé non indica un bel nulla, dal momento che la grande maggioranza degli pseudo positivi sono asintomatici.