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La rivelazione di Nordio: “I sindaci Pd sono venuti a implorarmi…”

Il ministro della Giustizia ospite a Quarta Repubblica: intercettazioni, Matteo Messina Denaro e abuso d’ufficio

carlo Nordio

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Ha detto molte cose, Carlo Nordio. Ospite di Quarta Repubblica, il ministro della Giustizia ha toccato il tema dell’arresto di Matteo Messina Denaro, ha confermato la perfetta sintonia con Giorgia Meloni, ha chiarito la questione intercettazioni, ha assicurato che “la riforma della giustizia è una priorità di questo governo”. Anche se, a giudicare dalle prime reazioni di sinistra, magistratura e giornali, non sarà lavoro semplice.

Il nodo intercettazioni

Secondo il ministro, “le intercettazioni per quanto riguarda i fenomeni di terrorismo e mafia, non saranno toccate. E anche per quelle per i reati satellite, che possono essere spie dei fenomeni, non vi saranno sostanziali modifiche”. Di cosa parliamo, per la precisione? Di reati molto specifici, come “la corruzione, la falsa fatturazione per operazioni inesistenti, con i quali si creano i fondi neri”. Tuttavia, il ministro non torna indietro sulla volontà di porre un freno a questo strumento. “Gran parte delle intercettazioni, che sono sproporzionate rispetto a quelli di altri paesi e hanno un costo enorme, non sono finalizzate a colpire i reati di mafia e terrorismo, ma purtroppo vengono fatte anche per la scarsa disponibilità di risorse” che “fa ricorre molti pubblici ministeri a questa forma di indagine dalla quale si possono trarre elementi di prova, ma non valgono sia in termini di indagini, che di diffamazione dell’onore delle persone”.

Il processo mediatico

Che poi il vero problema è sempre quello. Una registrazione audio, che dovrebbe essere “spunto” indiziale per trovare una prova, diventa essa stessa una “prova” e viene rapidamente passata ai giornali. Che la pubblicano. “‘La colpa non è di chi le pubblica – dice Nordio – che fa il suo mestiere, ma di chi non tutela il segreto istruttorio e dovrebbe impedirlo”.

La processione dei sindaci Pd

Un altro tema al centro della riforma della giustizia è quella sul reato di abuso d’ufficio. Ogni anno vengono aperti migliaia di procedimenti, che nella stragrande dei casi non supera neppure la fase di indagine e comunque ha porta ad oggi una pochissime condanne: per la precisione, 5.800 contestazioni e 9 condanne. “Il danno che deriva dalle indagini non è tanto nelle condanne – dice Nordio – che non vengono mai irrogate, ma che queste persone vengono indagate, finiscono sui giornali, vengono indotte da avversari e amici a fare un passo di lato. Per evitare queste conseguenze, cosa fanno? L’inerzia, ecco la paura della firma”. Poi, a Nicola Porro, il ministro fa una rivelazione: “Sono stati gli stessi sindaci dell’Anci, che sono venuti in processione da me, anche del Pd, perché non riescono più a lavorare”.