Anche il buon e mite primo ministro francese Lecornu perde le staffe. Il braccio destro di Macron vede rosso contro gli ecologisti francesi che hanno evocato la possibilità di 10.000 vittime a causa della canicola della settimana scorsa, provocando la dura reazione del governo.
Durante il question time all’Assemblea nazionale, il ministro Sébastien Lecornu ha attaccato frontalmente gli Ecologisti, accusandoli di aver diffuso una cifra priva di qualsiasi riscontro ufficiale e di averla presentata come un presunto “bilancio” dei decessi.
Visibilmente irritato, ha dichiarato: «È la prima volta che perdo la pazienza… Da dove viene questo bilancio di 10.000 morti? È falso, scandaloso e indegno», contestando con forza la diffusione pubblica di quel numero.
Nel mirino del ministro sono finiti la deputata Sandrine Rousseau e il senatore Guillaume Gontard. Rousseau, intervenendo in un’emittente radiofonica, aveva spiegato che «non si conoscono ancora i tassi di mortalità», aggiungendo però di temere fino a «10.000 morti». Gontard, dal canto suo, aveva affermato che si potrebbe «arrivare a 10.000 morti», paragonando l’impatto della canicola a quello di una guerra e criticando la gestione dell’emergenza da parte del governo.
Presi di pieno petto, e non aspettandosi la dura reazione del primo ministro, i due politici hanno fatto un imbarazzante passo indietro, respingendo le accuse e sostenendo di non aver mai presentato quella cifra come un bilancio ufficiale, ma come una previsione allarmata e un monito sui possibili effetti del caldo estremo.
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Insomma, cifre importanti snocciolate con disinvoltura senza essere state minimamente verificate. Un modus operandi comunicativo che richiama quello di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, i quali non mancano di intervenire frequentemente sul tema climatico con toni molto allarmati e con dure accuse nei confronti del governo.
Che il caldo faccia vittime, è vero. Ma diffondere cifre così elevate senza dati verificati è pericoloso e irresponsabile, perché rischia di alimentare un clima di allarme ingiustificato nell’opinione pubblica.
Cristina de Palma, 1 luglio 2026
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