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5 argomenti contro la tassa e il bonus ecologici

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È arrivata la tassa eco-logica e, contestualmente, il bonus eco-logico. Riguardano entrambi balzelli o incentivi sulle automobili in funzione del loro potere di emettere CO2, sul principio secondo cui chi più inquina più paga. Ma, da quanto appena detto, è spontaneo e naturale riqualificare tassa e bonus come eco-illogici. Vediamo perché.

1. La CO2 non è un inquinante. È, piuttosto, il cibo delle piante e fa bene all’ambiente: un po’ più di CO2 sarebbe auspicabile perché consente una più rigogliosa vegetazione. Naturalmente entro certi limiti, osserva sùbito il genio di turno. Ma tutte le attività umane di tutto il pianeta negli ultimi 150 anni hanno aumentato la CO2 presente nel tinello di casa vostra pari a quella che otterreste bruciando tre fiammiferi! Cioè, non vi sono elementi per ragionevolmente ipotizzare superamenti di limiti fatali. In ogni caso, gli eventi meteo severi negli 80 anni compresi fra il 1850 e il 1930 sono stati, per numero e intensità, superiori a quelli occorsi negli 80 anni compresi fra il 1930 e il 2010: si stava peggio prima.

2. Il principio secondo cui chi più inquina più paga non è evidentemente soddisfatto posto che tassa e bonus sono applicate all’auto in sé. Chi acquista una ecologica (si fa per dire) auto ibrida e percorre 100mila km l’anno, emette più CO2 di chi acquista un’auto normale inquinante (si fa per dire) e percorre, come fa il sottoscritto, 5mila km/anno. Il principio più-inquini-più-paghi verrebbe soddisfatto solo se si aumentassero ulteriormente le tasse sul carburante, visto che l’inquinamento è proporzionale, semmai, al consumo di carburante e non al numero di auto (un’auto ferma non inquina).

3. Siccome sono finiti i tempi in cui si correva in auto per il sollazzo di correre in auto, e chi la usa generalmente ne ha bisogno per lavorare, non si capisce come, dopo aver pagato la tassa eco-illogica, si riduca ‘sto presunto inquinamento: uno paga e va, ma certo non si astiene dall’andare (cioè dal lavorare) per non pagare.

4. Visto che il criterio della legge tira in ballo la CO2, non si capisce perché mai l’auto elettrica debba godere di qualche bonus: l’80% dell’energia elettrica che produciamo immette CO2 in atmosfera. E anche l’auto ibrida carica le batterie bruciando la propria benzina.

5. Non si capisce chi mai, allo scopo di perfezionare l’affare dei € 6000 di bonus, anziché spendere € 20.000 sarà disposto a scucire € 100.000 per un’auto elettrica o € 40.000 per un furgone elettrico. Come dire: non bado a spese pur di risparmiare. Da geni! E taccio dei 40 minuti necessari per caricarne le batterie all’80%. E taccio anche sull’autonomia, più che dimezzata rispetto all’auto normale, sempreché ci si astenga dall’azionare il climatizzatore. Dàtemi retta: scordàtevi l’auto elettrica. Direte che mi sbaglio. Senza dilungarmi con tecnicismi, ribatto solo che vent’anni fa ammonivamo: scordàtevi l’auto a idrogeno, sebbene il presidente americano di allora la prometteva sul mercato dopo dieci anni.

Secondo questo governo – ove l’unico che mi sta simpatico è Matteo Salvini – bisogna evitare di viaggiare in auto perché emette CO2, e più ne emette più ti tassa (emissioni presunte, perché paghi anche se l’auto sta ferma). Ma anche il treno è bocciato, viste le dotte (e grottesche) disquisizioni sulla Tav cui ci tocca assistere da un anno. E meno male che le linee interne le hanno fatte i governi dei nostri padri e nonni, che non andavano in visibilio per i Gretini (che al tempo neanche esistevano) altrimenti saremmo alle tradotte. Insomma bisogna star fermi. Ma perché? Che peccati stiamo commettendo e dobbiamo espiare?

Franco Battaglia, 18 marzo 2019