5 mosse per la riapertura

La domanda nasce spontanea, come diceva Antonio Lubrano in un’antica rubrica televisiva: ma qualcuno sta lavorando alla riapertura? Mi spiego meglio: oltre a concedere lampeggianti interviste favorevoli e fiammeggianti interviste contrarie, oltre ad assistere al balletto di Protezione Civile e Istituto Superiore di Sanità, c’è qualcuno che sta concretamente operando per calendarizzare e rendere possibile la ripartenza (più veloce possibile) delle attività economiche?

La riapertura non è un atto singolo, ma un’attività complessa; non è un gesto, il clic su un interruttore, ma l’atto finale di un percorso; non è una cosa che si possa decidere la sera prima e far partire il mattino successivo. Impostare le cose in questi termini significa accumulare altri ritardi: anzi, significa precludere consapevolmente la riapertura per un tempo ancora più lungo.

Primo. C’è una parte sanitaria: occorre per un verso prevedere operazioni di massa di tamponi e analisi sierologiche, e per altro verso garantire la massima sicurezza possibile dei luoghi di lavoro.

Secondo. C’è una parte inevitabile di relazioni con le parti sociali, per quanto a me faccia venire le bolle sentir parlare di concertazione: ma non puoi certo riaprire e ritrovarti addosso una raffica di scioperi.

Terzo. C’è una parte organizzativa: nel senso che il territorio italiano è diversissimo per caratteristiche e anche per stadio del contagio, e non è possibile applicare una ricetta unica. A cosa serve (se non ad alimentare fuochi e polemiche) il ministero degli Affari regionali, se non si mette da subito al lavoro, in rapporto con ciascuna Regione, per organizzare la ripartenza?

Quarto. C’è una parte economica, che non riguarda (solo: ed è da sfinimento il fatto di doverlo ricordare) il tema ineludibile delle sospensioni fiscali e della garanzia per la liquidità alle imprese, ma deve investire una parte di incentivo: penso a una potentissima detassazione degli straordinari, per provare a recuperare almeno un pochino della produttività perduta; penso a un’”Italia zona economica speciale”, a livelli eccezionalmente bassi di tasse e burocrazia, per un periodo, per aiutare la ripartenza e attrarre investimenti.

Quinto. C’è una parte promozionale e di immagine. Cosa si aspetta a coinvolgere personalità anche internazionali disposte a compiere un gesto? Qualcuno potrebbe preannunciare (non appena possibile) vacanze in Italia; altri, far scattare investimenti nel nostro Paese; altri ancora, spendere parole sui media tradizionali e su quelli online per una mega campagna pro Italia.

Qualcuno ci sta lavorando o dobbiamo aspettare l’autorizzazione dei virologi?

Daniele Capezzone, 6 aprile 2020

 

 

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5 Commenti

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  1. A capezzone gli vengono le bolle a sentir parlare di concertazione, poi però grida alla dittatura se Conte prende qualche decisione senza interpellare i peli superflui dell’opposizione.
    Strano.

  2. Seguo con estremo interesse questo sito e i vostri articoli dall’Austria. Qui è stato annunciato oggi il piano di riapertura che verrà attuato a partire dal 15 Aprile. Proprio così, non è un clic, è un progetto che richiede settimane di pianificazione e mesi di attuazione. Vedremo come si evolverà l’intera situazione, in un mondo ideale l’emergenza si sarebbe potuta affrontare anche in Austria in un modo migliore, devo dire però che dal momento zero (qui corrisposto al collasso della Lombardia) il governo si è contraddistinto nel migliore dei modi possibili. L’Austria all’inizio della 4 settimana di lock down si prepara ad attuare il primo programma di riapertura in Europa, spero davvero che sia di successo e possa essere da esempio per tutti. Certo, qui non ci sono virologi tuttologi, sindacati che invocano alla nullafacenza, stato di polizia verso i corridori…

      • Certo, dal 14 Aprile apriranno i negozi con una superficie fino a 400 mq, i negozi con materiale per giardinaggio e costruzione. Dal primo Maggio apriranno tutti gli altri negozi inclusi i parrucchieri. Indicativamente da metà Maggio riapriranno le gastronomie, estetisti e gli hotel. Le scuole rimarranno chiuse fino a metà Maggio, gli esami avranno luogo normalmente. Ad ora le disposizioni certe sono quelle di Aprile, alla fine del mese verranno discusse con certezza le misure per Maggio. Nessun evento/manifestazione fino alla fine di Giugno. Obbligo di mascherine nei negozi aperti e sui mezzi pubblici. Ancora non ci si pronuncia sui viaggi e la possibilità di lasciare il paese vista anche l’attuale chiusura delle frontiere. Aspettiamo, ma almeno qualcosa si muove e questo non può che infondere fiducia…

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