in

A trent’anni dalla caduta del Muro c’è un nuovo comunismo

A trent’anni esatti dalla caduta del muro di Berlino, il mondo non è del tutto libero dal comunismo, ci sono nazioni che continuano ad essere governate da leader comunisti, politici e cittadini che si definiscono tali dimenticando i milioni di morti avvenuti in nome del comunismo, così come le privazioni delle libertà individuali portati dai regimi comunisti. Eppure, se apparentemente in Occidente il comunismo è stato sconfitto, in realtà ha solo cambiato forma e, parte della sua ideologia, oggi è rappresentata dal globalismo. Si tratta di un movimento politico-sociale che interpreta gran parte delle battaglie care al comunismo e all’internazionalismo di sinistra unite agli aspetti più deleteri della globalizzazione, un mix micidiale che si è diffuso in modo capillare negli ultimi anni.

Il pensiero globalista si oppone al concetto di identità rappresentato dalle nazioni, propone una società dove le differenze tra i popoli sono cancellate in nome di un livellamento (vi ricorda qualcosa?) globale. Poco importa se si è italiani, norvegesi, americani, giapponesi, usi e consumi (non più costumi) devono essere analoghi. Il globalismo contrasta le religioni e auspica una società sempre più secolarizzata dove l’ideologia globalista si sostituisce alla religione assumendo perciò un carattere dogmatico. Il globalismo inoltre concepisce i cittadini non come singoli individui con le proprie peculiarità, differenze e caratteristiche personali, ma come una massa a cui imporre comportamenti standardizzati in contrasto alle libertà individuali.

Chi rappresenta la nuova ideologia globalista è un numero ristretto di governanti appartenenti a strutture sovranazionali che decidono le sorti di centinaia di milioni di persone, un nuovo establishment che si sostituisce alla struttura dell’apparato, esercitando il proprio potere attraverso l’applicazione di una rigida burocrazia. Il ruolo dei politici viene progressivamente sostituto da tecnocrati e multinazionali che esercitano un’influenza (e un controllo) nei comportamenti dei cittadini.

Il globalismo, così come un tempo il comunismo, punta non solo all’omologazione dei consumi e dei comportamenti ma anche delle opinioni attraverso un controllo della libertà di parola e di espressione che si cerca di limitare laddove vengono espressi pensieri contrari al progetto globalista. Si tacitano e si marginalizzano le voci non conformi attualizzando il meccanismo della censura.

Se la caduta del muro di Berlino ha avviato il processo di disgregazione del comunismo, oggi possiamo affermare che l’ideologia comunista non è morta né scomparsa ma ha solo mutato pelle rimanendo molto pericolosa perché più subdola e mascherata. Il modo migliore per contrastare il pensiero globalista, è la conservazione dell’identità in opposizione all’omologazione, sottolineando la centralità della libertà individuale all’interno della comunità nazionale.

Francesco Giubilei, 9 novembre 2019

Condividi questo articolo

41 Commenti

Scrivi un commento
  1. Consiglio a Giubilei di acquistare il libro di Facco , anche su Amazon, ” Il muro di Berlino e i suoi calcinacci” .
    Non solo il comunismo non è finito.
    Esso si è trasformato nello statalismo che avvelena la maggior parte dei paesi del mondo.
    Con la medesima missione.
    1) Appropriarsi dei mezzi privati di produzione, tramite un fisco criminale e senza limiti.
    2) Controllare la vita della gente in ogni suo aspetto.

  2. La gran parte dei soldati dell’ Armir fini’ in Russia per mera obbedienza e tutt’altro che con entusiasmo, anzi molti ci vennero mandati per punizione. Esiste una sterminata bibliografia sulla campagna di Russia dell’ Esercito italiano che va da testimonianze di protagonisti sopravvissuti alla ritirata come Egisto Corradi e Giulio Bedeschi a ricostruzioni storiche come quella di Arrigo Petacco. Certo che, come succede in ogni guerra, la popolazione civile russa visse anch’essa la propria tragedia, tuttavia i militari italiani che combattevano contro l’esercito ed i partigiani russi non si dedicarono alla pulizia etnica sterminando i civili come fecero le SS ed alcune unità speciali della Wehrmacht: lo testimonia anche l’aiuto che molti di loro ricevettero dalla popolazione durante la ritirata e che permise a non pochi di questi di salvarsi.
    Ma ancora c’è chi, accecato da pregiudizi e da una coltivata ignoranza, continua a sragionare “ragionando” ne’ più né meno come Togliatti, il Migliore (dei peggiori).
    Allora il comunismo è stato solo un accidente storico o è stato solo l’ultimo abito da indossare per menti malate di fanatismo alla ricerca di una identità che rivestisse di “dignità culturale” uno dei vizi umani peggiori, ovvero la prevaricazione e l’eliminazione di ogni dissenso ?
    Ahimè ! È purtroppo una triste constatazione ma, come vediamo, pur mascherandosi in vari modi, le antropologie malate di “comunismo” sono ancora tra noi.

    • Cazzo ma allora sai ragionare e scrivere pure bene! Mi fa piacere.
      Però ribadisco: non puoi accusare di stalinismo tutti i partiti comunisti dell’occidente dagli anni 60 in poi.
      Lo capisci che è un falso storico.?

      • Egr. Sig. SAL, condivido con lei che lo Stalinismo non centra nulla con il Comunismo Marxista, ma fu la sua degenerazione. Pur tuttavia il Comunismo Marxista, pur avendo una costruzione logica e filosofica rigorosa, dal punto di vista economico non è attuabile. Infatti bisogna considerarlo un movimento politico extraparlamentare, dove, nel migliore dei casi, il potere è esercitato da un leader eletto dai rappresentanti del Comitato Centrale, espressione della volontà di tutto il partito. Per fare un esempio, l’asserto marxista che “ognuno lavori secondo la proprie capacità e che ad ognuno venga dato secondo i propri bisogni” è un ottimo principio, ma inattuabile. Infatti chi decide quali sono i miei bisogni?; non credo che mi lascino libero di decidere, perché potrei abusarne e prendermi tutto quello che mi piace. E’ inevitabile quindi che lo decida un comitato di esperti ed è così che nasce la dittatura e la fine della libertà. Se poi facciamo esaminare il sistema comunista a degli economisti, per la maggioranza dei più autorevoli non è per nulla attuabile. Può essere considerato solo un’ipotesi filosofica di come potrebbe essere una società perfetta senza le contraddizioni dei conflitti economici, ma in realtà l’uomo comune è mosso non da ideali, ma interessi personali, non sempre conciliabili con l’interesse generale. Mi rendo conto che molti comunisti si sono sacrificati fino a dedicare la propria vita per questo ideale e molti sono morti per questo. Ne ho la massima stima; ma non ne condivido le idee.

  3. Qualcuno dice che il PCI “non c’entra un cazzo” con il gulag sovietico. Allora diciamo due parole su Togliatti, segretario del PCI ospite di Stalin a Mosca negli anni ’30 e durante la II guerra mondiale. Fu Togliatti ad approvare le condanne alla deportazione nei lager di molti comunisti italiani che erano accorsi in Unione Sovietica negli anni precedenti attratti dal mito socialista, ma che all’epoca delle grandi purghe staliniane furono accusati, innocenti, di spionaggio ed attività antisovietica e condannati, o direttamente eliminati. Non bastasse, dopo la disfatta dell’armata italiana in Russia, lo stesso Togliatti volle che i soldati italiani fatti prigionieri fossero considerati non dei semplici militari sconfitti ma dei “fascisti” e puniti indistintamente con la deportazione nei lager, che più o meno equivaleva ad una condanna a morte.
    Quello stesso Togliatti è ancora nel pantheon degli ex-PCI, molti dei quali si ritrovano nel PD e uno come Togliatti continuano a venerarlo.

    • Partito comunista che ci avrebbe volentieri fatto intraprendere una strada del genere, ricordiamolo.
      Che poi fosse sotto diretto controllo sovietico, o più indipendente, in stile se vogliamo jugoslavo, poco cambia.
      Partito comunista che ha smesso di essere tale solo dopo la caduta del muro, quindi senza dimostrato di aver maturato in autonomia il fallimento di quelle idee; non per nulla, appunto, non rinnega, ma adora, molti dei suoi personaggi del passato.
      Il punto oggi non è che Gentiloni sia comunista (non lo è, ma altri in realtà sì), ma le idee di fondo che si continuano a sostenere.
      Credono ancora nel popolo che deve essere “guidato”, e quindi privato della sua libertà – anche economica – a favore dei leader (scelti ovviamente sempre nel migliore dei modi), oppure no?
      La questione è tutta qui, e socialismo, comunismo, nazismo, sono solo varie interpretazioni del concetto.

      • Grazie a Valter e Davide, che spiegano il problema di tutti gli …..ismi.

        E’ ovvio che certe persone pensono che chi incatena il popolo, per il suo bene, non ha capito niente; che sia di estrema destra o estrema sinistra.

        Il mio precedente commento, era per far capire come funziona una dittatura, e chi la chiama democrazia, dovrebbe visitare in psichiatra.

        Un detto Italiano che non conoscevo, é …….

        “Il lupo puo perdere il pelo ma non i vizio”, che per me indica che se é nel carattere della persona, questa non cambierà.

    • Quindi dopo l’invasione dell’ URSS da parte dei nazifascisti con orrori e devastazioni di ogni tipo, i prigionieri dopo aver sterminato e violentato dovevano essere accolti in hotel a 5 stelle vero? Ogni responsabilità è di chi ha aggredito e voleva sterminare e schiavizzare un intero popolo. Punto. La storia del partito comunista italiano è stata una storia di democrazia e libertà che ha coinvolto milioni di persone. Ma se neghi anche questo è inutile discutere.

      • Caro Sal, visto che i soldati italiani non erano di certo tutti invasati, ma spesso gente obbligata a combattere, sarebbe stato il caso di chiedere un trattamento dignitoso, non trova?
        Questo se fosse vera la storia di “democrazia e libertà”, che è invece solo una palla.
        Un falso storico, come tradizione della sinistra.
        Fantastica la vignetta di ieri in fondo al Giornale.

        • Vuoi un trattamento dignitoso dopo aver invaso il mio paese e trucidato mio fratello? E ucciso mia madre?
          Ma allora sei tu l’ingenuo caro mio!
          Ma non lo sai che la guerra è una grande miserabile porcata?
          Non l’ho vista ma immagino la vignetta del Giornale.

  4. Un saluto a tutti che hanno partecipato a questo interessantissimo dibattito.

    Vorrei fare solo una domanda, che sarebbe chi di voi ha vissuto il reale “Komunismo”?.

    I miei suoceri furono portati nei Gulag Siberiani, e il fratello del suocero messo nella “famosa prigione” a Mosca e condannato per il suo pensiero. Il mio amico di Praga mi raccontò dell’orrore sofferto da loro. L’amico Prete che viveva nell’Ukraina, mi raccontò della miseria durante l’occupazione Russa. Quest’ultimo fu shoccato sentire che l’Italia aveva negli anni ’80, il più grande partito Komunista in Europa.

    Mi fermo, la pressione aumenta. Gli unici che mi sembra hanno veramente capito, sono Davide, e in parte Wisteria cosa implica la LIBERTA, non solo di diritti solo ma anche di doveri!

    • Senti Gianfra’ te lo dico in inglese: il partito comunista italiano con il komunismo dei gulag non c’entra un cazzo. Idem tutti i partiti comunisti d’Europa occidentale.
      Il comunismo in Italia è ormai morto e sepolto. Quindi rilassati caro.

      • Egr. Sig. SAL, condivido con lei che lo Stalinismo non centra nulla con il Comunismo Marxista, ma fu la sua degenerazione. Pur tuttavia il Comunismo Marxista, pur avendo una costruzione logica e filosofica rigorosa, dal punto di vista economico non è attuabile. Infatti bisogna considerarlo un movimento politico extraparlamentare, dove, nel migliore dei casi, il potere è esercitato da un leader eletto dai rappresentanti del Comitato Centrale, espressione della volontà di tutto il partito. Per fare un esempio, l’asserto marxista che “ognuno lavori secondo la proprie capacità e che ad ognuno venga dato secondo i propri bisogni” è un ottimo principio, ma inattuabile. Infatti chi decide quali sono i miei bisogni?; non credo che mi lascino libero di decidere, perché potrei abusarne e prendermi tutto quello che mi piace. E’ inevitabile quindi che lo decida un comitato di esperti ed è così che nasce la dittatura e la fine della libertà. Se poi facciamo esaminare il sistema comunista a degli economisti, per la maggioranza dei più autorevoli non è per nulla attuabile. Può essere considerato solo un’ipotesi filosofica di come potrebbe essere una società perfetta senza le contraddizioni dei conflitti economici, ma in realtà l’uomo comune è mosso non da ideali, ma interessi personali, non sempre conciliabili con l’interesse generale. Mi rendo conto che molti si sono sacrificati fino a dedicare la propria vita per questo ideale e molti sono morti per questo. Ne ho la massima stima; ma non ne condivido le idee.

    • Dopo aver letto i commenti di Sal, hoavuto un senso di sollievo a leggere il tuo commento Gianfranco Benetti, che descriveva la tragedia di alcuni tuoi famigliari sotto il regime comuniosta russo, che ha determinato come in ogni parte del mondo solo miseria ed oppressione. Cerco ora di esprimerti il mio pensiero e mi piacerebbe sentire il tuo èparere in merito. Tutti desideriamo che ci sia Giustizia nel mondo.
      Se ne sono occupati gli ideologi, i teocrati e i liberaldemocratici con diversi metodi.
      Gli ideologi hanno concepito modelli di Società Giuste e Perfette, da attuare, dopo aver conquistato il potere anche con la violenza, tramite Leggi, da far rispettare fanaticamente da tutti i cittadini mediante controlli diffusi, precisi ed accurati; poiché chi persevera nel disobbedire o mette in dubbio il sistema deve essere severamente punito anche con il carcere e la morte.
      Nelle Teocrazie i modelli di Società Giuste e Perfette sono quelli che si ottengono obbedendo ai dogmi religiosi; chi non obbedisce commette un peccato, da espiare con una adeguata penitenza o anche con la prigione; mentre chi si ribella è un eretico infedele da punire pubblicamente con una morte esemplare.
      Nelle democrazie liberaldemocratiche si cerca di risolvere, mediante Leggi opportune, i problemi della Società attuale e di tutelare il cittadino dagli altrui comportamenti ingiusti; non si vuole certo istaurare una Società Giusta e Perfetta, ma solamente una che sia perfettibile, adatta ai tempi presenti e certamente meno ingiusta delle tirannie ideologiche e teocratiche.
      Solo un’intelligenza infinita potrebbe creare un modello ideale di Società Giusta e Perfetta sempre valido in eterno; l’uomo però ha un’intelligenza limitata e può solo tentare di trovare dei modelli temporanei, adatti alle situazioni, che evolvono, cambiando inesorabilmente in pochi anni.

      • Egregio Dott. Italo Lanza, molto interessante, specialmente l’ultimo paragrafo.

        Quelli che pensono che qualsiasi “ideologia” o “dogma” è eterna, gli definisco “ottusi”, e che non hanno la capacità di ragionare in proprio.

        Sia la Russia che la China, capirono ben presto, che il tanto denegrato sistema “imprenditoriale” proposto da Adam Smith e altri che lo hano poi aggiornato, fosse la strada giusta di questo tempo, per soddisfare le esigenze richieste di una società non più ignorante.

        Il crollo del sistema Sovieto è stato attribuito alle nuove sfide per rincorrere i paesi LIBERI. Questo implicò l’istruzione in massa del popolo, che poi cominciò a ragionare per se.

  5. Ammiro molte persone che si sono realizzate al di sopra della massa, quindi il comunismo lo vedi tu perché sei fissato.
    Secondo me tu sei un anarchico rivoluzionario.

  6. Il comunismo, come ogni fanatismo, è una malattia dello spirito, o, se vogliamo dirlo in termini psichiatrici, una psicopatologia che tende ad assumere carattere epidemico.

      • Ecco, da bravo troll hai depositato qui la tua cacchetta verbale, come le deiezioni dei piccioni che nella scala evolutiva stanno comunque sopra i troll, ora puoi a dare a cagare altrove. Bye, bye !

          • Ma che fai cretino? Mi rubi le battute? Hai perso la vena cretinocomica? Sei tu che fai le scorreggine con la bocca, ricordi?
            Water latrinuccio?

            IL TROLL SEI TU.

          • E cerca di non rompermi più i coglioni così la facciamo finita.
            Avevi detto GAME OVER ma mi sembra che sei capace solo a insultare e dire cazzate.

    • Il comunismo, come tutti i collettivismi dirigisti, in particolare è frutto dell’ossessione del controllo degli altri.
      Una vera e propria fobia, che porta a non vivere le proprie vite, ma quelle altrui, che devono essere controllate, se no chissà cosa succede.
      Una fobia del mondo intero, in pratica.
      Purtroppo, come tutti i collettivismi dirigisti, l’effetto “gregge” fa sì che venga sospesa la razionalità, ed anche l’etica, in quanto nel gregge si ritiene giusto essere violenti contro il prossimo, facendo ciò che singolarmente non farebbero.

  7. E rileggendo in questi giorni Solğenytsin e altri grandi scrittori del dissenso, profeti inascoltati della nostra decadenza, non posso che concludere: che tristezza, che spreco di intelligenza, che rovina.

  8. Riflettendo sulla caduta del muro, direi che i popoli che hanno realizzato il comunismo in modo totale lo hanno anche totalmente ripudiato. In Italia essere comunisti è stato il passaporto per fare carriera, spartirsi fette di potere, sentirsi forti e arroganti, senza perdere i benefici della società borghese, che erano garantiti a tutti dalla odiata DC. Credo che sia stato cosi anche negli altri paesi europei, ma gli italiani sono stati maestri nel tenere il cuore a sinistra e il portafoglio a destra o meglio al centro, nella pavida speranza che il comunismo non sarebbe mai andato al potere.
    Ora che il comunismo non si può più attuare, la sinistra ha parassitato altre idee, l’europeismo,il capitalismo, l’ambientalismo, i diritti estendibili ad libitum, il meticciato, le immigrazioni, e le sta usando come armi contundenti contro quel che resta della società sana, per finire di distruggerla. Forse con un retropensiero: vuoi vedere che qualcuno dirà che forse era meglio il vero
    comunismo?

  9. Ho la netta sensazione che qui si scambi il comunismo con la semplice serie di doveri di ogni cittadino, tipo pagare le tasse o rispettare le leggi.
    In questo caso suggerisco un’ altra definizione: legalità.

  10. Concordo con Claudio Zanella: l’articolo è pienamente condivisibile per i concetti che espone (si parla a ragion veduta di totalitarismo, di pensiero unico, di omologazione, sopprimendo la libertà), tuttavia non sono certo chiamarlo “globalismo” sia la cosa migliore.
    Forse tanto vale chiamarli ancora per quello che sono.
    Sulla relazione “globalismo” – comunismo va comunque sottolineata una cosa: la pretesa di imporre l’immigrazione libera, con l’abolizione dei confini, è squisitamente comunista, perchè l’idea è banalmente quella di rubare ciò che alcune popolazioni hanno costruito a casa loro.
    Non si parla semplicemente di proprietà privata del singolo, ma di proprietà di gruppi di persone, di società più o meno vaste. Frutto di secoli di lavoro.
    Il furto espropriativo è così su scala nazionale, e l’immigrazione (seguita poi ovviamente dalla “democrazia”) il principale strumento per compierlo.

  11. L’articolo riflette totalmente quello che già era il mio pensiero e “subdolo” è l’aggettivo più adatto. Sono d’accordo, il comunismo è ormai depositato nelle ossa di tante persone e non si toglie con la caduta del muro o dell’URSS. Tuttavia io non individuo questo comunismo riciclato in una “ideologia globalista”, che di appeal sulla gente comune ne ha poco. Io lo individuo invece nella “religione del tuttugualismo” che è dilagante e che cerca di sostituirsi al cristianesimo (Bergoglio gli sta dando una buona mano). Con la religione del tuttugualismo, osannata dai mass media, tutto e tutti sono uguali: persone preparate o non, persone aventi una cittadinanza o non, maschi, femmine, no-gender, coppie normali o gay, persone aventi una cittadinanza in un Paese o non, esseri umani o animali…Questa religione ha un appeal sulla gente perché sentimenti di inferiorità rispetto a persone preparate, che hanno lavorato sodo, vengono per incanto cancellati: è il riscatto del totale idiota, uno vale uno perbacco! Non devono più esistere persone di cui avere rispetto e da ammirare, un “ricco” è tale perché sicuramente ha evaso le tasse, i posti di lavoro creati da lui e le tasse versate non contano nulla, è da condannare a priori…

    • A parte gli animali è proprio così : siamo tutti uguali, ma quelli più uguali degli altri cercarli nelle oligarchie del denaro. Sono loro che governano il mondo.

      • L’oligarchia del denaro non mi piace ma almeno crea lavoro, quella di una cosca politica ignorante e becera produce tasse e debito pubblico.

      • Non siamo affatto uguali.
        Io e lei, ad esempio, siamo molto diversi.
        Quindi abbiamo certamente pari dignità e diritti, in quanto cittadini di questo paese, ma la nostra diversità rimane inalterata.
        Ed è proprio la nostra diversità a definirci.
        Non siamo formiche operaie.

        • Se siamo uguali per diritti e dignità allora siamo d’accordo.
          Tutto il resto sono balle.
          La tua diversità però non consiste nel fregartene delle leggi e delle regole e di chiamare comunisti tutti quelli che le rispettano.

          • Le tue sono balle, perchè la diversità va rispettata, coltivata, e lasciata esprimere.
            Quello che voi amanti del pensiero unico, dell’oppressione statale, dell’imposizione di qualsiasi cosa (“democraticamente”), togliendo sempre libertà di scelta, impedite sempre più di fare.
            E sì, siete comunisti nel profondo, perchè ragionate sempre in modo collettivistico, senza rispettare l’individuo.

  12. Questi vedono il comunismo dappertutto.
    Un mondo dominato dal capitale e dalle multinazionali è in mano al comunismo.
    Ma per favore….

    • Quando il pubblico, anzichè difendere il mercato, diventa semplicemente servo di alcuni privati (crony capitalism), a danno ed a spese degli individui, il sistema è molto simile al comunismo.

    • Il comunismo è stato imposizione calpestando i diritti individuali, in nome del “bene comune” deciso da pochi.
      Quanto accade oggi ha molto in comune con i totalitarismi vari. Molto.
      Inclusa la cecità di molte persone, se non proprio l’appoggio di idee sbagliate da parte loro.
      Come la sua concezione della libertà, pari a quella di Stalin, di cui abbiamo parlato nelle scorse settimane, per fare un esempio.

      • Caro Davide, proprio trent’anni fa, a quest’ora cominciarono a diffondersi le immagini che venivano da Berlino, immagini che, per noi anticomunisti, significavano che avevamo vinto una battaglia politica ed ideologica durata più di quattro decenni. Era inevitabile l’entusiasmo e la soddisfazione, così come la certezza (ahinoi) di un futuro di libertà e prosperità per il globo. Quando mi attribuisce una concezione staliniana della libertà, commette un errore materiale (e mi verrebbe da dire che mi reca offesa, ma so che non è Sua intenzione), perché la mia storia personale e politica è questa. Sulla libertà la mia concezione è sempre stata mirata ad un equilibrio fra i diritti individuali reciproci, con l’esigenza della legge e dell’autorità per assicurarne la rispettiva fruizione (per questo non condivido le posizioni libertarie, che porterebbero alla sopraffazione del più forte). L’articolo contiene, a mio modesto parere, una forzatura estrema e paragona situazioni, ed idee alla loro radice, totalmente diverse. Banalizzando molto il significato che gli eventi del 1989 assunsero. Aggiungo che anche il pulpito assume rilievo e quello di Giubilei è il legittimo pulpito di un sovranismo che, nostalgico o meno, guarda a forme di totalitarismo che risolvano seccamente, come un rasoio di Occam, le complessità della vita odierna. Anche in questo caso con “qualche” limitazione della libertà.

        • Caro Alfredo, lungi da me attribuirle un modus operandi staliniano.
          Però rimane irrisolta la questione teorica posta, e cioè la concezione della libertà, che come avevamo visto per lei coincide, sostanzialmente, con quella staliniana.
          Mentre la mia è molto diversa, e coincide con quella delle fondamenta liberali (che nessuno studia, e si fa finta non esistano).
          Ora, tutto questo ha un peso nella società attuale, in quello che si sta facendo e nella direzione che si sta intraprendendo.
          Per quale motivo, dopo la caduta del muro, vanno per la maggiore concezioni della libertà come la sua, cioè proprio di quella ideologia sconfitta?
          Perchè è inutile girarci intorno: sono queste idee a provocare poi la sopraffazione.
          Poi è chiaro che c’è chi si pone dei limiti, e chi no.
          Ma dove andiamo a finire, se le idee sono queste?
          Spostiamo i limiti sempre più in là? O poi ci fermiamo? E dove?
          Oggi il dibattito “guidato” pone solo la concezione di libertà stalinista, fregandosene apertamente di tutto il resto.
          Che sopravvive, nelle persone, come un passato di cui non si conoscono bene le origini. Ma che la scuola cerca di cancellare.

          Ed anche sul muro, continuare a sentire paragonare il muro di Berlino (fatto per tenere rinchiuse le persone, come in un carcere, in nome del loro bene) ai “muri” fatti per difendersi dalle invasioni barbariche (che hanno lo stesso senso della porta di casa propria), mi fa venire l’orticaria.
          Una distorsione della realtà insopportabile.
          Quindi, culturalmente, oggi comandano quelli che comandavano al di là del muro, questa è la realtà.

          • Caro Davide io non credo che abbia prevalso la concezione della libertà stalinista, perché quell’ideologia e le realizzazioni che ne scaturirono (il socialismo reale) non portavano con se la minima concezione ed applicazione della libertà. Per questo non condivido il paragone proposto dall’articolo. Il comunismo creò il muro, il sistema concentrazionario dei gulag, che nulla ebbe da invidiare ai lager nazisti, un apparato di ossessivo controllo della società (che portò alla stasi – emblematico il bellissimo “Le vite degli altri – alla securitate ed alle altre polizie politiche). Era una concezione della soppressione di qualsiasi libertà, che oggi qualcuno rimpiange, come dimostra il voto nei lander della vecchia DDR, ma che è stata sconfitta. Si può discutere e criticare le posizioni delle forze politiche attuali, paragonarle a quello non lo vedo materialmente possibile.

          • Caro Alfredo, il discorso è sempre lo stesso: voler dare “diritti” positivi equivale necessariamente ad obbligare qualcun altro a farlo.
            Da questo non si scappa.
            Quindi la violenza, la prevaricazione, e la pretesa di possedere gli altri e le loro vite, non sono un incidente casuale, ma la inevitabile conclusione dei “diritti positivi”.

            Oggi da un lato viene fatto in modo più soft, questo sì, ma dall’altro la gestione delle “vite degli altri” è sempre più insopportabile nello stesso occidente.
            Il muro è caduto, ma non è che ha “vinto” il sistema “libero”: si è fatta più o meno una via di mezzo.

One Ping

  1. Pingback:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.