Shabana Mahmood, ministra dell’Interno del governo Starmer, lunedì presenterà un piano che — detto senza fronzoli — fa sembrare Boris Johnson un boy scout. Paesi che non si riprendono migranti respinti o criminali stranieri? Bene, dice Londra: vi chiudiamo i rubinetti dei visti. Non solo: dalla corsia veloce ai permessi VIP, fino al divieto totale persino per presidenti e dignitari. Un escalation graduale, ma molto chiara.
Primi della lista nera: Angola, Namibia e Repubblica Democratica del Congo. Seguono, in coda: Somalia, Bangladesh, Iran, Egitto, Paesi che -secondo i dati dell’Università di Oxford, Migration Observatory- hanno i peggiori risultati in termini di accoglienza dei richiedenti asilo respinti. Insomma: se non collaborate sui rimpatri, non entrate più. Il Labour copia Trump, ma non ditelo troppo forte. La misura ricorda da vicino i divieti introdotti da Donald Trump nel suo primo mandato. Un paragone che per i laburisti è un po’ come nominare Voldemort a Hogwarts: non si fa. E invece eccoli lì, costretti dall’impennata di sbarchi e sondaggi a inseguire Reform UK di Nigel Farage.
Il piano non si ferma ai visti: nei prossimi giorni arriverà una riforma pesantissima sul fronte legale. Eccola in tre punti:
- fine dei ricorsi infiniti: un migrante irregolare potrà appellarsi una sola volta;
- una commissione indipendente in stile danese filtrerà i casi finti e li butterà via più velocemente;
- limatura chirurgica della CEDU, in particolare dell’articolo 8 sul “diritto alla vita familiare”.
Tradotto: niente più espulsioni bloccate perché il cugino del fratello del figlio del partner risiede nel Regno Unito. La “famiglia” diventerà quella stretta: genitore-figlio. Stop. L’obiettivo, scrive il Telegrapph, è quello di “impedire ai giudici dell’immigrazione di anteporre i diritti dei migranti a una vita familiare, previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), alla tutela dei cittadini e al controllo dei confini del Regno Unito”. Mahmood annuncia anche che il Regno Unito marcerà con almeno nove Paesi Ue per mettere mano all’articolo 3 della Convenzione, quello sui trattamenti “inumani o degradanti”. Troppo elastico, troppo usato, troppo tutto: lo si restringe. Perché ormai bastava dire “nel mio Paese l’ospedale non funziona” per bloccare un volo di rimpatrio.
“I migranti illegali e i criminali stranieri stanno sfruttando le nostre leggi sui diritti umani. Condivido la furia dell’opinione pubblica nel vedere le nostre leggi usate contro di noi. È un oltraggio che un piromane condannato a cinque anni di carcere non possa essere espulso perché suo fratello vive nel Paese – ha detto Mahmood – Scriveremo leggi nazionali in modo che la sicurezza dei cittadini britannici venga prima di tutto. Ci opporremo alle vessatorie rivendicazioni di diritti umani che impediscono i voli. I casi fasulli sollevati da ricorrenti senza una base solida saranno esaminati e archiviati più rapidamente.”
Si passa poi al capitolo “pull factors”, come li chiamano loro.
Qui, la ricetta è semplice:
- se entri illegalmente, dovrai aspettare vent’anni prima di presentare un permesso di soggiorno permanente;
- lo status di rifugiato diventa temporaneo, riesaminato ogni 30 mesi;
- se hai gioielli, auto, e-bike? Paghi parte del mantenimento (vitto, alloggio e sostegno finanziario) finanziato dai contribuenti.
Un’idea presa pari pari dalla Danimarca, dove la polizia può requisire beni oltre le 10.000 corone. E sì, in Danimarca funziona: è diventata uno dei Paesi più rigidi d’Europa.
Il Labour litiga, Mahmood si blinda
Nel frattempo, dentro il Labour è scoppiato il solito psicodramma. Starmer è sotto pressione dopo aver mollato l’aumento dell’imposta sul reddito, e c’è una guerra fredda con chi sogna di prendergli la sedia. Si fa anche il nome di Wes Streeting come potenziale rivale. Mahmood, che qualcuno vede già con la bandierina di futura leader, ha definito “imbarazzanti” gli attacchi interni.
Quando poi Sky News le ha chiesto se la sua politica sia “razzista”, lei — figlia di immigrati — ha risposto piccata: “Razzista? Ma per favore. I miei genitori vennero qui legalmente. Per me è una missione morale.”
E la sera stessa, dalle colonne del Guardian, ha ammonito il suo stesso partito: alimentare il caos sull’immigrazione rende meno sicuri proprio gli immigrati di seconda e terza generazione. Come lei.
Modern Slavery Act rivisto
Non potevano mancare le modifiche alla normativa sulla schiavitù moderna, eredità di Theresa May: niente più denunce presentate a sorpresa dopo mesi. Se sei vittima, lo dici subito. E se durante l’attesa di rimpatrio fai figli o ti metti con qualcuno? Non lo userai per restare, salvo casi davvero eccezionali. Se perdi l’appello davanti al nuovo board, vieni espulso automaticamente. L’unica scappatoia: un ricorso di puro diritto in tribunale.
Per Starmer, tutto questo serve a dare un messaggio: confini sicuri, leggi applicate. “Stop ai ricorsi infiniti, stop ai cavilli last minute, più rimpatri”, dice il premier. Dall’altra parte, Chris Philp dei Conservatori ride amaro: “Misure cosmetiche. Solo noi abbiamo il piano vero: uscire dalla CEDU ed espellere tutti i clandestini e criminali stranieri”. Insomma, mentre l’Europa discute, il Labour fa il gioco degli equilibristi. Una promessa: essere duri senza dirlo. Una difficoltà: sembrare meno Farage di Farage.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


