Cronaca

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“Affermazioni false”. La giornalista cacciata smaschera la Flotilla

Francesca Del Vecchio, allontanata dalla Global Sumund, racconta perchè i "democratici" in viaggio verso Gaza le hanno impedito di risalire a bordo

Francesca Del Vecchio giornalista La Stampa Sumund Flotilla
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La storia la conoscete e ve ne abbiamo parlato qui. Ma forse conviene ascoltare dalla viva voce di Francesca Del Vecchio il racconto del perché è la giornalista della Stampa è stata allontanata dalla Global Sumund Flotilla.

La domanda è: come possono accusare Israele di non permettere ai giornalisti di entrare nella Striscia di Gaza se anche loro, la prima volta che una cronista osa scrivere su un giornale nazionale ciò che loro non vorrebbero venisse rivelato, la allontanano con la scusa della “sicurezza”? Non è un tantino ipocrita? Sì, lo è. State a sentire.

Il racconto che aveva fatto la giornalista era stato molto chiaro. “All’arrivo a Catania, luogo di partenza della spedizione italiana e del training per i partecipanti, viene chiesto a tutti – aveva spiegato la giornalista – di consegnare i cellulari. Nei giorni successivi verrà chiesto anche di lasciarsi perquisire per ‘Motivi di sicurezza’ dicono. Quando il corso comincia, dentro ci sono altri giornalisti (estranei agli equipaggi) con tanto di macchine fotografiche e telecamere. Al termine della sessione chiedo se ci siano contrarietà al fatto di scriverne. Mi viene detto di no, purché non entri nei dettagli. È accettabile”. Poi però la brutta sorpresa. “Dopo qualche insistenza, mi chiama un membro del ‘Direttivo’, Simone. Mi comunica la decisione di mandarmi via per aver rivelato ‘informazioni sensibili’ che avrebbero potuto minare la sicurezza della missione. Sono incredula. Ottengo di riparlarne a voce con Maria Elena Delia, (la portavoce italiana della Sumud Flottillia) il giorno dopo. Spiego le esigenze della mia professione. Concordiamo che, da quel momento in poi, ci sarà più dialogo. Penso che la crisi sia rientrata e mi avvio alla prima esercitazione in mare”. Ma viene lasciata a terra. Una attivista le dice: ‘Non possiamo fidarci di te, sei una giornalista pericolosa, hai detto al mondo dove si tiene il nostro corso’. A quel punto “mi restituiscono il passaporto, ritirato, come farebbe un organo di polizia, mi cacciano letteralmente fuori dal porto”. E viva la democrazia. E la libertà di stampa.

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