Cronaca

Aggredita la moglie di Bassetti, il video choc: “Nessuno mi ha aiutato”

Maria Chiara Milano Vieusseux, coniuge dell'infettivologo, avvicinata da un uomo che ha tentato di portarle via il gioiello

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La aggrediscono alle spalle, cercano di strapparle la collana d’oro e lei si difende come può. Tutto in pieno giorno, in una zona residenziale di Genova. Ma a lasciare senza parole è soprattutto un altro dettaglio: nessuno dei passanti si sarebbe fermato per aiutarla. La vittima è Maria Chiara Milano Vieusseux, 43 anni, imprenditrice e moglie dell’infettivologo Matteo Bassetti.

L’episodio, raccontato oggi dal Secolo XIX, risale al 16 ottobre scorso. La donna stava tornando a casa dal suo albergo nel quartiere Albaro quando è stata avvicinata da un uomo che ha tentato di portarle via il gioiello. Il rapinatore, accompagnato da un complice, non è riuscito nell’intento ed è fuggito. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano genovese, nella stessa giornata sarebbero state compiute altre due rapine nella zona.

«Ho ancora le mani che mi tremano per quello che è successo», ha raccontato la donna al Secolo XIX. Ma il particolare che più l’ha amareggiata è il comportamento di chi ha assistito alla scena: «Ho visto almeno due o tre persone che mi hanno guardato e hanno proseguito a camminare come se nulla fosse successo».

 

Matteo Bassetti non ha nascosto la rabbia. Intervenendo a Primocanale, il medico ha puntato il dito proprio contro l’indifferenza dei cittadini: «Il problema è che ormai la gente, quando succede qualcosa a qualcun altro, se ne frega». Per l’infettivologo, insomma, non basta chiamare in causa magistratura e forze dell’ordine. C’è anche una questione di responsabilità individuale. «Ormai viviamo in un mondo in cui ognuno vive nella sua bolla e di quello che succede dall’altra parte non gliene frega niente», ha denunciato.

Sul caso indagano i carabinieri, impegnati a identificare i due presunti rapinatori. Intanto resta la denuncia di Bassetti, che definisce Genova una città «profondamente egoista». Perché una cosa è non voler rischiare la propria incolumità intervenendo fisicamente durante un’aggressione. Un’altra è voltarsi dall’altra parte senza neppure chiedere alla vittima come stia.

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«Sono rimasta ferma lì, sconvolta per quello che mi era capitato – ha raccontato la donna – Tremavo, non riuscivo a parlare. Quando mi sono ripresa ho sentito mio marito e abbiamo convenuto di chiamare subito il 112 per sporgere denuncia. Si tratta della seconda rapina che subisco in due anni… Se fossi riuscita a chiamare prima i carabinieri magari lo avrebbero rintracciato nella zona. Ma quando le pattuglie sono arrivate sul posto si era già allontanato. Con lui c’era sicuramente un complice. L’ho visto bene, aveva un sacchetto di nylon azzurro con dentro delle collane d’oro».

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