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Aiuto, povero Pd: Landini ha un piano per silurare Schlein

Il segretario della Cgil è pronto a fare le scarpe a Elly prendendosi il partito. Poveri dem

Maurizio Landini possibile guida del centrosinistra Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Il segretario della CGIL nega con fermezza la possibilità di scendere in politica ogni qualvolta gli venga chiesto, eppure molte voci si rincorrono in merito a una sua papabile candidatura. Nel paese di Pirandello, degli escamotage e delle giravolte ideologiche, l’ipotesi di Maurizio Landini come leader del centrosinistra risulta un percorso difficile ma non impossibile.

Ex metalmeccanico e attuale segretario CGIL, Landini ha costruito la sua carriera con la mission di difendere i lavoratori dalla precarietà e dallo sfruttamento, promuovendo scioperi su scioperi per il salario minimo (salvo poi sottoscrivere contratti a 5 euro l’ora per i vigilantes) e barricate per qualsiasi altro tema a lui inviso. Per far ciò percepisce un lauto stipendio di ben 7.616 euro lordi. In termini di concretezza sindacale, il quadro dell’operato di Landini è abbastanza desolante: molto rumore per nulla. In questi anni la CGIL si è limitata più a manifestare che a negoziare, lasciando milioni di lavoratori in stallo. Landini ha persino attaccato frontalmente la CISL accusandola di essere troppo morbida col governo. Il risultato? Un sindacato trasformato in un megafono elettorale, più utile a costruire un profilo da leader politico che a ottenere miglioramenti tangibili. Ecco perché oggi si parla più di Landini politico che di Landini sindacalista. E, per l’appunto, nelle attività correlate alla politica, Landini è sempre stato camaleontico.

Da un lato si è sempre dichiarato indipendente, sopra le parti, solo sindacalista. Dall’altro però, flirta apertamente con la sinistra radicale e col Partito democratico di Elly Schlein, che osserva con occhio severo ma mai davvero distaccato. È stato infatti protagonista di tantissime manifestazioni, da quelle a favore del referendum (di cui è stato frontman convinto) a quelle pacifiste. Non fatica quindi a scendere in piazza insieme a Conte, Schlein, Fratoianni e Bonelli, peraltro senza far percepire alcun distacco ideologico e di ruolo, anzi, sembra estremamente a suo agio. Insomma, una diplomazia a geometria variabile e un costante far le fusa ai partiti vicini ideologicamente: caratteristiche cucite più su un candidato politico che su un sindacalista vero e proprio.

Se davvero il centrosinistra valutasse l’ipotesi Landini, porterebbe a casa un personaggio che ha fatto del “no” sistematico una linea politica, senza però proporre mai un “come”. Un uomo intransigente e in perenne conflitto con chi non la pensa come lui. Sarebbe l’ennesima polarizzazione della linea politica dopo Elly Schlein, l’outsider che non è stata vista arrivare nel confronto con Bonaccini (politico certamente con più esperienza operativa e con molte più capacità diplomatiche rispetto alla seguace dell’armocromia) e che ha oggettivamente disatteso le aspettative sia per quanto concerne l’appeal sui giovani, sia nel merito della sua competenza sui temi dirimenti della nostra società.

Sintetizzando: se la coalizione di centrosinistra dovesse scegliere Landini, dimostrerebbe certamente di non aver fatto tesoro degli errori del recente passato e dei danni prodotti dal tentativo costante di polarizzare ogni battaglia politica e sociale.

Alessandro Bonelli, 6 luglio 2025

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