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Al lavoro percepisci più di 35 gradi? Scatta la cassa integrazione

Il ministro Orlando: “Idonee alla Cigo anche le temperature percepite”

cassa integrazione caldo

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“Antò, fa caldo”. Ma non temete, c’è l’Inps che pensa a noi: scatta la cassa integrazione oltre i 35 gradi a beneficio di lavoratori del manto stradale, edili ed altre categorie individuate dal Pd. Perché “la norma era già in vigore da tempo”, precisa l’ente previdenziale (insomma…), solo che l’applicazione lasciava forse eventualmente a desiderare. Adesso però è intervenuto il piddino ministro Orlando, il quale ha imposto il rispetto della normativa con queste precise parole: “Per tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori arriva la cassa integrazione per temperature oltre i 35 gradi reali o percepiti. I fenomeni climatici estremi aumentano il rischio di infortuni sul lavoro e abbiamo dato una pronta, urgente e necessaria risposta”.

Cassa integrazione piddina

La prosa non cambia mai, è sempre quella del vecchio Pci ripresa da l’Unità; di nuovo ci sono i riferimenti ai “fenomeni climatici estremi” (bum!), che, essendo il Pd il partito dell’ambiente, come si vede benissimo a Roma, li facciamo entrare nell’agenda. Antò, fa la campagna elettorale. Speriamo che la percezione del calore sia leggermente più rigorosa di quella sessuale, se no si rischia di trovare in fila all’Inps gelatai, venditori di ghiaccio a stecca eccetera.

Ma l’Orlando furioso per il clima non ha preso un colpo di calore. Lui sa cosa sta facendo. Se ti senti triste e solo, stai annaspando nel sudore, prendi svelto il tesserino, non il condizionatore. La cassa integrazione contro l’afa, come mai non ci hanno pensato prima? Forse perché prima non c’era Greta, o magari perché una campagna elettorale d’estate non si era ancora vista. L’importante è che stia nel contesto, come decidono quei fascistelli detti fact checker, cani da tartufo dell’arcipelago Gulag dell’informazione de sinistra. Poveri stronzi, giornalisti falliti che si vendicano aprendo e chiudendo i rubinetti della circolazione in rete. I soliti zdanoviani in leccaggio permanente effettivo. Ora, va bene, va tutto bene, se un lavoratore, detto alla Bertinotti, con la R moscia, sta sull’asfalto rovente è giusto che venga tutelato a vario titolo (perché però dai 35 gradi in su e non, mettiamo, dai 30 o i 32? Che sembra un valore un po’ esoterico, tipo i parametri di Maastricht).

Il punto è: solo i “lavoratòri”? Quali “lavoratòri”? Una partita Iva, per esempio, magari proprio un giornalista pubblicista, costretto a girare giorno e sera sul suo catorcio senza aria condizionata, può aspirare alla cassa integrazione per fenomeni climatici estremi? Dalla normativa, dal richiamo dell’Orlando scrupoloso, dal contesto, sembrerebbe di no: insomma se la piglia in culo, istituzionalmente parlando. Se poi è in senso lato di destra, è giusto che schiatti liquefatto, in ossequio alla pregiudiziale antifascista. Anche nelle questioni gretine, e grettine, la temperatura con gli amici e i tesserati si applica, coi nemici si percepisce. E per i pizzaioli, tutto il giorno a combattere una guerra col fuoco nel forno a legna? Vale, o vale solo per quelli democratici, tesserati Pd Cgil pata rossa? E per i bagnini? Loro forse no, stanno sulla brezza del mare. E per i fornai? E Jovanotti, sempre così scalmanato sotto il sol del pomeriggio e dell’avvenir a caccia di litorali da distruggere?

Paga Pantalone

E, soprattutto, chi paga? Questo è un dettaglio, l’economia socialista di certe questioni secondarie non si occupa, altrimenti non sarebbe socialista e poi si sa come va a finire: paga sempre il popolo bue; già tanto che dal Pd a 5 Stelle non abbiano escogitato, insieme alla cassa integrazione per il clima, pure il reddito di cittadinanza per il divano che s’enfoca. Sono le famose aporie comuniste: ti vieto il condizionatore, però ti metto in cassa integrazione; fingo di tutelarti e ti faccio schiattare. O, come quel meme che circola in questi giorni: “Uscite nelle ore più calde e bevete poco”, firmato: Inps. Viene in mente Al bar dello Sport, con Lino Banfi che nascosto sotto il banco di monsù Andronico, ai mercati generali, soffiava aria col tubo nella vasca delle vongole veraci e rianimava le aragoste “freschissime, respirano” con i cavi della batteria della macchina. “Che una volta o l’altra faccio la fine di Sacco e Vanzetti”. A quelli come lui il Pd non gliela dà la cig Greta? No, perché è in nero, non in rosso e per il Pd-Cgil non esiste, esattamente come alcuni milioni di disgraziati.

Peraltro, sarà difficile che si mettano a rifare tetti e facciate in questi giorni, e difatti tutto risulta sospeso fino a nuovo ordine (legittimo, comprensibile, oseremmo dire doveroso e nessuno troverà niente da ridire); quanto al manto stradale, le autostrade sono dei Camel Trophy perennemente in sospensione e lo stop per caldo insostenibile viene già adottato da sempre e nessuno si è mai sognato di protestare (in realtà, le autostrade alla vongole sono le uniche dove la notte, col fresco, non si lavora o si lavora al minimo sindacale).

Un’altra misura demagogica

La cassa integrazione per i 35° ha tanto e solo il sapore dell’ennesima misura demagogica, fumo negli occhi: il governo banchiere che piace alla sinistra con servitù non tutelata avrebbe dovuto se mai dare un bonus condizionatori per i poveri cristi che crepano nelle fornaci domestiche: no, li hanno vietati e adesso “premiano” coi sussidi i loro iscritti. Altro che autunno caldo, qui sarà una campagna infernale e questi sono solo i prodromi. Alla prossima, arriva pure il bonus per chi aggredisce la Meloni in modo più feroce, cassa integrazione per emergenza democratica. Non è questione di serietà, di normalità, di vivibilità, questo non è proprio più un Paese. È mezzo Panopticon, tutti spiati e censurati in base al “contesto”, e mezzo manicomio senza pareti dove c’è chi candida Totti gol e chi spara la cassa integrazione gretina, però vogliono spedirti in galera se non porti la mascherina a 90° e accendi un refrigeratore per non schiattare. Antò, va’ un po’ affanculo.

Max Del Papa, 27 luglio 2022