Al Renzi del futuro serve un po’ di patriottismo

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60/60 alla maturità, a 24 anni nel 1999 109/110 in giurisprudenza e nello stesso anno si sposa, nel 2004 Presidente della provincia di Firenze, nel 2009 Sindaco di Firenze, nel 2013 segretario del Pd, nel 2014 Presidente del Consiglio. In quel momento ha 39 anni e sembra invincibile, oggi ne ha 45 ed è uno degli uomini più odiati e vilipesi d’Italia: è Matteo Renzi. La cosa straordinaria è che in larga misura il successo di questa damnatio lo dobbiamo a personaggi che hanno superato a fatica l’esame di maturità, credono che la terra sia piatta e hanno accresciuto il loro reddito, sino a quel momento prossimo a zero, solo grazie al fatto di insultare Renzi. Oltraggiatori di grande successo hanno fallito in tutto il resto e tra non molto saranno dimenticati. Ma oggi sono qui per tentare di capire Renzi e non per lodarlo.

Lui è l’uomo della rottamazione, quello dello “stai sereno”, Il trionfatore delle Europee, lo sconfitto del Referendum; tutto e il suo contrario, tanto che sulla home page del suo sito la prima frase in cui ci si imbatte è di Niccolò MachiavelliOgnuno vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei”. L’occhio malevole potrebbe vedere in questo i sintomi di un disturbo narcisistico della personalità, l’occhio politico vede invece i tratti di un animale politico che sta per arrivare alla completa maturità. Ed oggi è del prossimo Renzi che voglio parlare, non di quello acerbo che amiamo o odiamo, ma di quello maturo che credo stia per arrivare. Flashback: siamo alla recente Leopolda, Renzi entra dal retro attraversando tutto il pubblico sulle note degli Imagine Dragons in uno dei loro pezzi migliori, Natural, su una strofa che ci fa capire molto della sua personalità:

Tu sei un talento naturale,

Un cuore di pietra che batte

Devi essere impassibile

Per sfondare in questo mondo

Sì, sei un talento naturale

Vivi una vita spietata

Devi essere impassibile

Sì, sei un talento naturale

Ed è vero perché in politica resistono solo i talenti naturali, quelli costruiti ed eterodiretti mostrano rapidamente una trama debole e spariscono. Il vero uomo politico ha bisogno di naturalezza, empatia, coraggio e spietatezza, tutte cose che non si possono imparare, o ci nasci o fai un’altro mestiere. E lui lo nacque, come direbbe il Principe de Curtis. Ma tanto Renzi è rapido nelle decisioni quanto appare volubile nelle convinzioni, quando la “ragion politica” sembra prendere il sopravvento rispetto ai principi. Una recente intervista al Riformista ci indica questo aspetto, alla domanda se regolarizzazione dei migranti, family act ed apertura dei cantieri pareggino il salvataggio di Bonafede, il nostro risponde “ancora no, non siamo soddisfatti. I conti saranno pareggiati quando i cantieri saranno aperti…”. Sia chiaro non credo che confonda i diritti con i cantieri, ma questo aspetto dell’azione politica come negoziazione continua porta inevitabilmente i suoi detrattori a dire che è uno che la spara grossa per poi arrivare ad un compromesso e passare all’incasso.

La risposta doveva essere diversa perché la ferita della prescrizione è ancora aperta. Che sia un Ministero, la presidenza di una Commissione, il rinnovo del vertice di qualche azienda di Stato. Ci sarà sempre qualcosa da contrattare, conquistare o difendere e questo significa fare politica, ma su alcuni punti occorre dettare la linea e tenere salda la barra non solo per quello che si difende o si afferma quanto per far capire che ci sono elementi non negoziabili sui quali una forza politica, non solo il suo leader, è pronta a giocarsi tutto. L’alternativa sono i 5S con la Tav, la Tap, l’Ilva, ovvero la perdita di ogni credibilità.

Il Renzi che sta per venire e che mi avventuro a raccontare, non è un Macron, improvviso e devastante è piuttosto un Mitterand dal passo lungo, capace di cadere e risalire, perdere per poi vincere con una idea e trionfare con l’idea opposta. Capace di attraversare stagioni politiche diverse senza perdere la capacità di emozionare, desiderando con forza il potere senza aver paura di mostrarne anche gli orpelli esteriori senza i quali il potere è solo arroganza. Un uomo non a caso soprannominato il “Fiorentino”. Con la sua forza tranquilla, Mitterand ha saputo riunire un blocco sociale capace di portarlo alla Presidenza, governando per un ventennio la Francia anche in coabitazione con Chirac, nel nome di un forte europeismo e senza rinunciare al patriottismo. Il Patriottismo, ecco che mi torna alle orecchie Renzi che alla prima assemblea nazionale di Italia Viva scandisce una frase che, mentre lascia molti sorpresi, mi riempie di speranza “noi non siamo nazionalisti… noi siamo patrioti…”. 

Ecco l’elemento che dovrà caratterizzare il Renzi che verrà, il Patriottismo. Essere patrioti oggi non significa solo mostrare il bello dell’Italia ed il meglio degli italiani con trasmissioni televisive e visite alle aziende, oggi il patriota è un leader con un profilo internazionale capace di farsi ascoltare – e magari anche capire parlando qualche lingua pronto Di Maio, Conte…-  dagli altri leader, proponendosi come un patriota europeo capace di unire e non dividere. Sinceramente chi se la sente di dire che questa figura possa essere Salvini o Meloni o Tajani, o forse Franceschini o Zingaretti, i 5S neanche li nomino. Sinceramente l’unico che oggi è sulla scena e può giocarsi quella partita è Renzi, il precedente è stato Berlusconi. Non sarà facile, dovrà sopravvivere tra nemici interni ed esterni, che cercheranno di legarlo sempre e solo al suo passato impedendogli di vedere il futuro ma questa è la sfida di ogni uomo politico che voglia rivoluzionare un sistema.

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