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Balle ambientaliste

Alluvione Marche, i 3 casi che sbugiardano i gretini

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I seguaci di Beppe Grillo si chiamano grillini, quelli del Pd, piddini, e i seguaci di Greta Thunberg si chiamano gretini. Alcuni dicono che, in quest’ultimo caso, siamo irriverenti ad alludere a irrispettose assonanze. Però questi se la tirano essi stessi addosso, a dispetto delle nostre intenzioni che non vanno oltre il dubbio gusto di un facile umorismo.

Ordunque, dopo il recente incidente alla Marmolada, Walter Veltroni tuonava contro coloro che negli ultimi anni hanno sbeffeggiato Greta Thunberg. E, dopo il recentissimo disastro nelle Marche, Enrico Letta avrebbe dichiarato che (cito a memoria) «non si può più negare l’evidenza del cambiamento climatico quale primo problema dell’umanità»; e m’hanno riferito che lo scienziato televisivo Valerio Rossi Albertini e il giornalista Gianni Riotta, ospiti ad una edizione del Tg1, avrebbero allo stesso modo argomentato contro coloro che negano l’emergenza climatica in atto.

Siccome io sono uno di codesti negazionisti, e visto che al Tg1 non osano chiedere a me stesso conto di questa mia stravagante posizione che sembra contraddire l’evidenza dei fatti, uso questo più modesto spazio per rivolgermi a Veltroni, Letta, Rossi Albertini e Riotta, così giusto per vedere fino a dove arriva la loro onestà intellettuale. Cioè se sono essi disponibili ad un pubblico confronto. Scommetto di no e chi ci legge potrà verificare se avrò vinto la scommessa: se al Tg1 – o a qualunque altro Tg o talk show – m’inviteranno a render conto delle mie affermazioni – peraltro dettagliatamente illustrate in un libricino titolato, appunto, There is no climate emergency – allora avrò perso la scommessa. Ma veniamo al sodo.

Sull’allarme emergenza climatica, il filo del ragionamento di Greta e dei suoi seguaci gretini (Veltroni, Letta, Rossi Albertini, Riotta e tutti gli altri che non ho nominato, a cominciare da Sergio Mattarella e a finire con Mario Draghi) è il seguente. L’uomo immette CO2 in atmosfera, questa altera il clima – va da sé, in peggio – che, a sua volta, fa aumentare i fenomeni meteo severi i quali – è sotto gli occhi di tutti – sono in aumento per frequenza e per intensità, e per ridurre i quali è necessario ridurre, anzi azzerare, le emissioni di CO2. Queste ultime si hanno nel contesto della produzione energetica da petrolio, carbone e gas, e pertanto bisogna interrompere l’uso dei combustibili fossili. Siccome però abbiamo bisogno d’energia, allora dobbiamo produrla, elettrica, da impianti eolici e fotovoltaici.

Quello nel paragrafo precedente è il ragionamento lungo. Quello breve è: aumentiamo gli impianti eolici e fotovoltaici e non avremo più le disgrazie tipo quella alla Marmolada o i disastri tipo quello delle Marche. E ogni volta succedono simili eventi dicono: vedete? Avevamo ragione noi gretini e quel cretino di Franco Battaglia ha torto. Cari amici gretini, le cose non stanno così. Innanzitutto, non è vero che si stia osservando un aumento, per intensità o per frequenza, di eventi meteo severi. Potremo presentare i dati ma, in questo limitato contesto giornalistico, cito tre casi.

1. Firenze fu alluvionata nel 1844 e nel 1966. Nel 1844 l’umanità non aveva ancora neanche cominciato ad emettere CO2, e nel 1966 si era in pieno global cooling. Le cause dell’alluvione furono il malgoverno del bacino dell’Arno. Se in questi decenni quel bacino non fosse stato messo in sicurezza, non ho difficoltà a predire un’altra alluvione per Firenze (se invece avessero fatto il necessario e l’avessero fatto bene, allora dovremmo stare più tranquilli).

2. Nei 160 anni compresi fra il 1850 e il 2010, l’America fu investita da 284 uragani, di cui 149 negli 80 anni compresi fra il 1850 e il 1930, e 135 negli 80 anni compresi fra il 1930 e il 2010. Di quei 284 uragani, furono 18 quelli di forza 4, di cui 10 nel periodo 1850-1930 e 8 nel periodo 1930-2010. Insomma, comunque analizzate i fatti, gli uragani che hanno colpito l’America sono, ad esser precisi, diminuiti per intensità e per numero. Probabilmente non è una diminuzione significativa, probabilmente è una fluttuazione statistica, ma non può essere certo spacciata per aumento.

3. Mi son preso la briga di prendere un Paese a caso – ho scelto il Giappone – e ho controllato il numero di tifoni che lo hanno colpito. Ho scelto il Giappone perché ho lì un collega che m’ha aiutato a leggere il Giapponese. Nel sito dell’Agenzia meteorologica giapponese v’è l’elenco dei tifoni che hanno colpito il Paese del Sol levante negli anni dal 1951 a oggi. Riporto in figura i dati, ove l’anno zero è il 1951 e l’anno 70 è il 2021. Come si vede, il numero di tifoni occorsi in un anno varia tra 14 (2010) e 39 (1967). La retta nel grafico è ottenuta da una semplice regressione lineare e mostra una leggera pendenza negativa. Cioè, ad essere proprio pignoli, il numero di tifoni è diminuito. Ma anche qui, molto più probabilmente, si tratta di una semplice fluttuazione statistica di scarso rilievo; che però mai e poi mai può essere spacciata per aumento di tifoni.

Figura. Numero di tifoni che hanno colpito il Giappone tra il 1951 (anno zero) e il 2021 (anno 71). Si osserva una leggera diminuzione di tifoni: forse nulla di statisticamente significativo, ma certamente non si osserva alcun aumento di tifoni.

Allora, le aumentate emissioni di CO2 nulla hanno a che vedere con gli eventi climatici severi che ci sono, oggi, con la stessa intensità e la stessa frequenza del passato. Quindi non v’è, oggi, un’emergenza climatica maggiore o minore che nel passato. Cioè, non v’è, oggi, alcuna emergenza climatica, nell’accezione che danno i gretini.

Quel che invece non c’è – e che manca totalmente – è la consapevolezza che fenomeni climatici sufficientemente severi possono causare danni irreparabili se non si è avuta l’accortezza di saperli affrontare. Finché il denaro per evitare queste irreparabili conseguenze dei capricci del clima è speso in impianti eolici e fotovoltaici nell’illusione che è così che si deve fare, anziché essere speso come potrebbero suggerire geologi ed ingegneri idraulici, non ne usciremo fuori. Allora, i responsabili morali di queste disgrazie sono proprio Greta Thunberg e i suoi seguaci gretini.

Franco Battaglia, 20 settembre 2022