Ce n’è voluta, ma finalmente anche Amnesty – perfino Amnesty, si potrebbe chiosare – ammette che quelli del 7 ottobre furono crimini contro l’umanità. Crimini peggio che bestiali, inenarrabili, impensabili, perpetrati da un nugolo di brigate islamiche coagulate intorno ad Hamas.
Ci sono voluti due anni, più di due anni di mistificazioni, di menzogne, di false verità, di cinismo rivoltante: è un mondo “meravigliosamente malato”, per dirla con Majakovskij, dove l’apparente pluralità di fonti, di voci nasconde una foresta di propagande, di miraggi, di manipolazioni amplificate dalla facilità con cui qualsiasi bastardo tagliagole o suffragetta può dire la sua oscenità.
“Nessun crimine il 7 ottobre, nessuno stupro anzi le ebree ci son rimaste male”, raccogliendo ascolto, coltivando adepti, attirando i media tradizionali che non sanno e non vogliono resistere al richiamo delle sirene per quanto avvelenate. Ci sono volute 173 pagine di prove incontestabili, di riprese, di testimonianze, di analisi scientifiche e forensi, di riscontri incrociati, di materiale audio, video, foto, tutto per stabilire una verità evidente nel suo orrore, uno spaventoso dato di fatto che un mondo onesto, un mondo respirabile non avrebbe mai osato negare. Ma riuscirono a camuffare, a nascondere lo stesso Olocausto, e a lungo.
A questo punto non dovrebbero più esserci discussioni (ma ci saranno), la questione appare formalmente chiusa: Amnesty, la stessa ONU, entrambe pullulanti, non pigliamoci in giro, di propagandisti e perfino di attivisti islamici, di fiancheggiatori di Hamas, riconoscono ciò che contestare non si può più: la estrema, disumana, definitiva crudeltà contro cittadini israeliani, contro ebrei totalmente inermi, del tutto innocenti, che vivevano la loro vita senza odio, che si divertivano a un concerto.
E sono stati travolti, recisi da “omicidi intenzionali, torture, violenze sessuali, detenzione arbitraria, privazione dei diritti fondamentali,” fino all’estrema crudeltà delle condizioni degli ostaggi, brutalizzati con malnutrizione, isolamento, minacce, terrore, maltrattamenti sistematici, torture fisiche e psicologiche, per limitarsi alle cose che si possono elencare, raccontare: chi quei filmati li ha visti ha perso la parola, non sarà più lo stesso.
Non abbiamo voglia, qui, di tornare sulle manifestazioni più demoniache di quel pomeriggio. Del resto, le condizioni di quelli nei tunnel le ha viste il mondo intero (e non pochi ridevano, esultavano anche da noi).
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È anche vero, e non va taciuto, che questi ed altri organismi internazionali parlano di abusi reciproci, condizioni e atti riconducibili alla Convenzione sul genocidio: senza infognarsi in una questione meramente terminologica, quegli atti, quelle ferocie reciproche ci furono, permangono così come persistono gli effetti ed è giusto, onesto e doveroso riconoscerle. Ma a originare tutto, piaccia o spiaccia alle anime belle del progressismo ignobile, dell’attivismo antisemita, è stata Hamas, sono stati i palestinesi: quelli in armi e pure gli altri che, anche non partecipando direttamente alla mattanza, sono scesi in strada, da nessuno obbligati, ringraziando Allah e chiedendo più sangue, più omicidi, più bambini annientati, più ebrei smembrati. È storia. E anche questa è documentata.
È storia anche se adesso li si fa passare per vittime, e lo saranno pure, ma che almeno si precisasse di chi. E tutto per niente o meglio per le losche manovre egemoniche dell’Iran, per i sordidi obiettivi geopolitici di una cintura criminale islamista protetta da alcune dittature esemplari.
A questo punto non chiederemo conto delle loro sordide bugie ai negazionisti in blocco, occorre distinguere: a Greta no, saremmo patetici, ma alla signora Albanese, che la finta problematica se la coccola come una degna figlia, sì; a qualche cialtrona flotillera no, tornasse pure al suo bordello, ma a qualche politica velata senza dubbio; chiediamo conto anche a non poca risma del PD radicale, tipo quelli che si considerano orfani inconsolabili dell’imam di Torino, degli Hannoun che escono dalla porta e rientrano dalla finestra, di tutti quei pendagli da forca, quei militanti o tramite di Hamas in Italia, ampiamente riconosciuti come tali ma portati in processione dalla sinistra antisemita e filostragista.
E, per favore, non si cominci col fatale scaricabarile o benaltrismo, con gli “allora quegli altri”, con i complottismi che vedono nell’ebreo adunco causa, pretesto ed effetto di tutti i mali del mondo. Ce ne sarebbe pure per alcuni religiosi felloni, tra loro perfino vescovi, ambigui sodali di tanto orrore col pretesto dell’ecumenismo, dell’accoglienza onirica.
La Chiesa, non ci stanchiamo di ripeterlo, sta vivendo una fase spaventosamente mortificante, è una barca alla deriva per correnti di viltà, di mediocre opportunismo, di affarismo senza scrupoli per cui protegge, finanzia, sostiene trafficanti umani con l’unica missione di assorbire sempre più terroristi conclamati o potenziali, destinati a sviluppare le loro pulsioni di morte una volta incistati qui.
È di ieri, inoltre, la notizia della invereconda archiviazione per tutti i responsabili, accuratamente non identificati, della taharrush gamea di Capodanno a Milano. Ma qualcosa di buono, forse per eterogenesi dei fini o per rigurgito, resta: insieme al riconoscimento delle atroci responsabilità di Hamas nel giorno eternamente nero del 7 ottobre 2023, arriva un’altra ammissione, non meno clamorosa: la rivista Nature, quanto a dire il vangelo ambientalista, si è decisa a un passo di decenza, ha svelato gli altarini della narrazione tossica: un celebre quanto dannoso rapporto che calcolava danni epocali dovuti ai fantasmagorici cambiamenti climatici era del tutto finto, basato su dati falsi, taroccati, imprecisi, inventati.
Si chiede Federico Rampini: “Perché queste bugie hanno successo e le smentite sono ignorate?”. E la risposta potrebbe essere che ogni grande truffa per riuscire deve basarsi su fondamenta ideologiche, di fanatismo.
Ancora una volta, sarebbero da citare sul banco degli imputati svariati provocatori, notori buffoni, propagandisti, incompetenti in fama di divulgatori, patetici ecocomunisti a caccia di candidatura. Ma, in fondo, finiremmo per raccattare la solita famigerata schiera di pagliacci a tariffa, non più degni dei cosiddetti attivisti che da anni vengono lasciati liberi di sabotare, rovinare, paralizzare in nome dell’apocalisse che non c’è e tutti sanno benissimo che non c’è.
Ma è la solita miseria: ortodossia nell’idiozia, catastrofismo per affari, fanatismo per carriere, l’umanità dei disumani, i valori delle carogne, le verità dei bugiardi, il disinteresse degli anticapitalisti di buona famiglia che se non li comperi neanche ti rispondono, nemmeno se sei un ragazzino col pennarello in mano: a qualche compagno censore dei Più libri più stronzi fischieranno le canne.
Insomma, le cose stanno lì, la verità è ristabilita, adesso non resta che far finta di niente e continuare con la propaganda “con più fame che pria” Così vanno le cose così debbono andare (e nessuno paga mai).
Max Del Papa, 12 dicembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


