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Anche la sinistra Usa ha perso contatto con la realtà

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Speciale zuppa di Porro internazionale. Grazie a un nostro amico analista che vuole mantenere l’anonimato, il commento degli articoli tratti dai giornali stranieri.

In un editoriale del New York Times del 5 febbraio Elizabeth Bruenig, scrittrice e opinionista liberal del quotidiano newyorkese, spiega come “the Democratic Party’s center is panicking, and it is now fair to conclude that it has good cause” (il “centro” del partito Democratico sia in preda al panico e abbia buone ragioni per esserlo). “Mr. Sanders leads the popular vote despite lacking all of those mainstays of traditional electoral success, and in defiance of a vigorous tide of establishment attacks” (“pare proprio che Bernie Sanders, il candidato “socialista” alle primarie “dem” abbia sempre più seguito popolare nonostante gli manchino tutte le caratteristiche che tradizionalmente rendono probabile il successo elettorale, e in sfida alla vigorosa ondata di attacchi da parte dell’establishment”).

Paul Krugman, nobel dell’Economia e commentatore particolarmente radical e trumpfobico, ha già cominciato a preparare i democratici a una vittoria di Sanders, dicendo che poi sarà il congresso dove domineranno i moderati a impedirgli di fare scelte troppo estremistiche.

In un altro articolo sempre del Times del 5 febbraio K. Biswas, commentatore del settimanale laburista New Statesman, spiega come in Europa “The far right’s rise ultimately emerges from a crisis of the political center. Politicians tasked with stabilizing the Continent after the global financial crash of 2007-08 became adept at turning the political narrative away from their own culpability” (“l’avanzata della destra radicale alla fine derivi da una crisi del centro politico. I politici impegnati a stabilizzare il Vecchio Continente dopo il crash finanziario del 2007-2008 si sono assuefatti all’idea di una spiegazione dei fatti che li esenta da qualsiasi responsabilità”).

Nessuno sarebbe responsabile, chi critica sarebbe un populista, bisognerebbe lasciar lavorare i manovratori: sono idee che affascinano establishment e tecnocrazie varie, ma ahimé hanno meno successo con gli elettori.