Commenti all'articolo Andreotti, Moro e Cossiga sull’Ilva: “Ecco chi ha sbagliato…”

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Marco Montanari
Marco Montanari
17 Novembre 2019 23:18

Acuto, intelligente e divertente…grandissimo come sempre dr. Bisignani. Complimenti.

Elisabetta
Elisabetta
17 Novembre 2019 16:52

Storia del biomonitoraggio I primi studi sull’impiego di indicatori ambientali risalgono a circa metà del XIX sec., (A. Grindon, 1859 e W. Nylander, 1866), e si riferiscono ai licheni, associazioni simbiontiche tra funghi ed alghe, i quali con la loro graduale scomparsa dai grandi centri urbani e da aree fortemente industrializzate, sono considerati dei buoni indicatori dell’inquinamento atmosferico a bassa concentrazione. Molti altri organismi, sempre in qualità di bioindicatori, vengono utilizzati per valutare la qualità delle acque superficiali (macroinvertebrati), l’inquinamento atmosferico (piante) e le condizioni di degrado di un biotopo (insetti pronubi selvatici). Ricordiamo il celeberrimo caso della Biston betularia G. ed il fenomeno del melanismo industriale verificatosi in Inghilterra alla fine del secolo scorso. Questo lepidottero geometride mostrava nella popolazione due forme cromatiche diverse: una con ali bianche a puntini neri e l’altra nera a puntini bianchi, assai rara, e battezzata per l’occasione “carbonaria”. Con il crescente sviluppo delle industrie carbosiderurgiche, che scaricavano nei boschi limitrofi ingenti quantità di contaminanti, si manifestò un aumento degli individui con ali nere, perché meglio resistevano alla pressione predatoria (uccelli insettivori), essendo dotati di ali omocrome alla corteccia annerita degli alberi inquinati. In tal modo, resta facile intuire che la maggior prevalenza nella popolazione degli individui ad ali bianche era indice di benessere ambientale (Bishop e Cook, 1975). Un altro esempio sono le… Leggi il resto »

laval
laval
17 Novembre 2019 16:10

L’Ilva… Un’altro regalo alla Francia. Gatta ci cova.

Elisabetta
Elisabetta
17 Novembre 2019 16:08

Caro Bisignani, ce ne sarebbero di dettagli nascosti nella Sua fantasiosa conversazioni tra dipartiti, ma lei si guarda bene dal mettere in bocca di defunti, parole scomode per chi essendo parente e non solo oggi è ancora in vita. Una domanda sarebbe? Cari Moro ed Andreotti, Cossiga ( BISIGNANI PORTAVOCE NON SOLO DA DEFUNTI) chi si distrasse mentre intorno all’Ilva i piani regolatori ( quali?) venivano translati dalla carta diventando cemento? Resterebbe sempre la domanda:” Se negli anni 90 nascevano normative sull’ambiente i Sig.ri Cossiga , Andreotti, Moro etc… quanti anni prima furono informati della pericolosità di determinati inquinanti come metalli pesanti?” Bisignani, quando si vuole narrare una parte della storia d’Italia anche attraverso l’onirico incubo di un giornalista palesemente scherato che assiste alle conversazioni di defunti, scaricare la parculite acuta sui defunti che da vivi ne avevano si a bizzeffe, mi pare un alibi poco sostenibile. Che lei tra molte righe dia delle informazioni per addetti ai lavori equivale a dire solo che scrivete per:” pizzicarvi gli uni con gli altri giornalisti di correnti a mo di messaggini criptati pro i facinorosi scribbacchini e loro alti referenti di cui molti beoti lettori non hanno la chiave criptografica.” CRONOLOGIA DEGLI EVENTI L?UNICA VERA FONTE DI INFORMAZIONE MA LEI COME IL SUOI ESIMI COLLEGHI SCIBBACCHINI E’ ATTIVITA’ CHE VI GUARDATE BENE… Leggi il resto »