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Apple e il sistema contro la pedofilia: cosa non torna - Seconda parte

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Quali sono le critiche ad Apple?

Alcuni sostengono che Apple non dovrebbe “ascoltare” ciò che diciamo a Siri o che cerchiamo, in nessun modo. Un’altra critica che viene mossa all’azienda, è che potrebbe portare alcuni genitori ad un controllo troppo serrato nei confronti della sessualità dei figli.

Il secondo punto, riguardante lo scambio di messaggi tra iPhone, ha sollevato le perplessità di diversi esperti del settore, tra cui la docente di Harvard Kendra Albert, secondo cui questa funzionalità permetterebbe ai genitori di controllare le conversazioni dei propri figli. Nel documento rilasciato da Apple non è chiaro come questo strumento si limiterà alla scansione delle immagini sessualmente esplicite e cosa succederà nel caso di falsi positivi. È altresì vero che l’opzione deve essere abilitata e che che il minore avrà 3 notifiche prima di poter vedere l’immagine: la prima indicherà che il contenuto è sensibile, la seconda chiederà una conferma e la terza li informerà che i genitori verranno avvisati.

La scansione CSAM è una novità?

Il terzo punto, riguardante il CSAM è quello più importante e al centro delle polemiche e non si può liquidare in poche righe. Piattaforme come Twitter, Facebook e Reddit scansionano già i file degli utenti (con uno strumento di proprietà Microsoft) e sono obbligate anch’esse a segnalare al CSAM situazioni sospette. La scansione CSAM, dunque, non è una novità ma cambia nelle modalità rispetto ad Apple. Quest’ultima, infatti, andrà ad esaminare i file non sui social ma sul cloud dei dispositivi. Apple non rivela qual è la soglia di foto che farà scattare l’intervento manuale, e questo è un primo dettaglio che dovrebbe essere chiarito.

L’intelligenza artificiale ha dimostrato più volte di poter fallire e questo potrebbe portare a chiusure involontarie degli account o a problemi indesiderati per gli utenti.

Queste nuove funzionalità sono il tentativo di Apple di trovare un compromesso tra la propria promessa di proteggere la privacy dei clienti e le continue richieste da parte di governi, forze dell’ordine e attivisti per la sicurezza dei bambini di maggiore assistenza nelle indagini penali, tra cui terrorismo e pornografia infantile.

Il rapporto tra aziende come Apple e Facebook e le forze dell’ordine non è dei migliori, in particolare è ancora più incrinato da quando l’azienda di Cupertino è finita in tribunale con l’FBI nel 2016 per l’accesso all’iPhone di un sospetto terrorista a seguito di una sparatoria a San Bernardino, in California.