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Apple e il sistema contro la pedofilia: cosa non torna - Quarta parte

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Conclusioni: è giusta o sbagliata questa mossa?

Il tema è molto delicato e apre a tantissimi scenari. Da un lato, Apple è stata accusata in passato dal New York Times per i bassi tassi di segnalazione rispetto a Facebook, Google o Snapchat per la protezione dei bambini. All’interno dell’azienda non si respira un bel clima, infatti è stato fatto girare una nota dove i dipendenti vengono avvisati sui risvolti mediatici di questa azione e di “alzare la voce” pensando alle “tante migliaia di bambini” che verranno salvati dalla funzionalità. Dall’altro lato, le numerose critiche degli esperti dovrebbero far riflettere sui risvolti che potrebbero esserci in futuro. Sicuramente ci saranno tantissimi cambiamenti prima che la cosa vada in porto, ma rischia di avere un forte impatto sull’immagine del brand e sugli sforzi fatti sin qua per garantire privacy agli utenti che utilizzano i dispositivi Apple.

Secondo alcuni questo è un non problema perché la funzione deve essere attivata dai genitori, in parte vera ma solo per la parte di controllo su iMessage. Il controllo su iCloud è un controllo che viene fatto che tu lo voglia o meno. Apple ora ha una possibilità, che prima non aveva e che può scatenare un pericoloso precedente. Questo significa un cambiamento nelle modalità di conservazione dei dati.

“Se non ti piace comprati un altro smartphone”, sostengono altri. Un’affermazione che non meriterebbe alcuna risposta per il grado di qualunquismo. Peccato che esistano delle leggi che regolamentano il trattamento dei dati personali, e al momento questi dati siano criptati e illeggibili anche per la stessa Apple.

“I dispositivi sanno tutti di noi, che problemi vi fate”. Rispondiamo anche a questi geni del male. Una cosa sono i dati che cediamo alle piattaforme consapevolmente e un’altra i dati privati. Anche in questo caso il fine non giustifica i mezzi, e questa tecnologia, senza finire in strane teorie complottiste, potrebbe essere usata per fini molto meno nobili. Pensiamo ai regimi autoritari che da un giorno all’altro scoprono che Apple è in grado di controllare ciascun device Apple, non limitiamo il ragionamento all’Italia o agli Stati Uniti. I telefoni dei cittadini di paesi sottoposti a dittatura potrebbero venire “controllati” per trovare contenuti che vanno contro il regime, con tutte le conseguenze del caso.

Nel 2016, Apple scrisse questo comunicato in cui diceva che “sarebbe sbagliato per il governo costringerci a creare una backdoor nei nostri prodotti. E alla fine, temiamo che questa richiesta possa minare le stesse libertà e libertà che il nostro governo dovrebbe proteggere”. Parole che, ora più che mai, ritornano attuali.