In Francia basta un banchetto popolare per scatenare una tempesta politica. È quanto accaduto al Canon Français, organizzazione nata nel 2021 che riunisce migliaia di persone attorno a tavolate, prodotti del territorio e tradizioni gastronomiche tipicamente francesi.
Nei loro banchetti itineranti in Francia non sono mai mancati vino, salumi e carne di maiale. E questo ha fatto storcere il naso a molti. Prima sono arrivate le accuse di promuovere una visione troppo “identitaria” della Francia. Il rettore della Grande Moschea di Parigi, Chems-Eddine Hafiz, ha infatti contestato la presenza del maiale nei menu, sostenendo che eventi di questo tipo rischiano di trasmettere ad alcuni cittadini, di fede musulmana, il messaggio di “non essere a casa loro” in Francia. Per Hafiz questi banchetti siano appositamente organizzati per escludere musulmani e vegetariani.
Le polemiche sono poi approdate sul terreno politico. Il deputato socialista Arthur Delaporte ha chiesto l’intervento delle autorità per impedire lo svolgimento di alcuni banchetti organizzati dall’associazione, sostenendo che tali iniziative potrebbero contribuire ad alimentare tensioni identitarie e divisioni sociali.
Anche esponenti de La France Insoumise si sono detti contrari a questi eventi affermando che i banchetti organizzati hanno un lato oscuro. Per il partito della sinistra radicale, il Canon Français non rappresenterebbe soltanto un’iniziativa gastronomica e culturale, ma sarebbe inserito in un più ampio ecosistema politico e ideologico vicino agli ambienti conservatori francesi, Le Pen in primis.
Al centro delle contestazioni vi è il nome di Pierre-Édouard Stérin, imprenditore miliardario noto per il suo sostegno a progetti culturali e think tank di orientamento conservatore. Stérin finanzia iniziative che promuovono la valorizzazione dell’identità nazionale francese, del patrimonio cristiano e politiche più restrittive in materia di immigrazione. Secondo i critici del Canon Français, il suo coinvolgimento politico rappresenterebbe un elemento rilevante nella valutazione delle attività dell’associazione. Insomma non puoi essere “amico” o simpatizzante dell’estrema destra se vuoi fare l’imprenditore in Francia.
Dal canto loro, gli organizzatori hanno sempre respinto le accuse di discriminazione sistematica, introducendo carte comportamentali e regole di rispetto reciproco ma sembra non bastare. E anche un giornalista della BBC, presente ad un evento ha rimarcato che l’atmosfera era sempre gioiosa e assolutamente inclusiva.
Ma qui emerge una contraddizione sempre più evidente. Per anni infatti, la sinistra ha difeso il pluralismo culturale come valore fondamentale della società francese. Oggi però sembra accettare il pluralismo soltanto quando riguarda culture minoritarie. Quando invece una parte della popolazione celebra simboli, tradizioni gastronomiche e rituali conviviali legati alla storia francese, questi diventano immediatamente sospetti.
Il risultato è paradossale: nel nome dell’inclusione si arriva a chiedere la cancellazione di una manifestazione volontaria e privata alla quale nessuno è obbligato a partecipare. La vera domanda allora non riguarda il maiale, il vino o le canzoni popolari. Riguarda la libertà culturale.
Cristina de Palma, 9 giugno 2026
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