“Trump non ha perso perché ha fatto la guerra all’Iran, ma perché non l’ha finita”: questo è il commento qualunquista da Bar dello Sport e “Feisbuc” che gira fra tutti quelli improvvisamente diventati strateghi del Pentagono stando sul divano.
La guerra
Ora, a parte il fatto che l’obiettivo della guerra è sempre stato interrompere il programma nucleare iraniano, e non altro, la domanda è: cosa avrebbe dovuto fare militarmente Trump, secondo voi geni? Continuare a bombardare a oltranza l’Iran?
Leggetevi i libri di strategia moderna, tipo quelli di Edward Luttvak adottati dalle accademie militari: i bombardamenti servono solo a eliminare infrastrutture importanti e bersagli precisi, ma da soli non fanno vincere nessuna guerra.
Trump avrebbe dovuto inviare truppe di terra? Allora sì che sarebbe stato un massacro, con gli americani che assistevano al ritorno delle bare avvolte nelle bandiere. E quindi cosa avrebbe dovuto fare per vincere la guerra? Radere al suolo l’Iran con missili nucleari? O cos’altro? Sentiamo.
Ma avete idea di quanti compromessi e problemi ci siano in operazioni militari dall’altra parte del mondo? E di quanti equilibrismi politici ed economici si debba tenere conto? Tipo, i diktat della Turchia membro Nato col secondo esercito più grande dell’alleanza. Non è un film di Hollywood.
Trump sta combattendo una guerra finanziaria contro l’Iran, senza nemmeno bisogno di distruggere le infrastrutture petrolifere, che non si toccano mai perché sarebbe una catastrofe.
Il motivo del rialzo dei prezzi
E non è stata la guerra a rialzare il prezzo del petrolio e della benzina, non c’entra niente. Oggi dallo Stretto di Hormuz passano 20 milioni di barili al giorno, come prima della guerra. Sul prezzo del greggio non ha mai influito la guerra, né sul Brent né sul WTI.
Il prezzo è determinato dai futures, ossia esclusivamente da speculazioni di Borsa che nulla hanno a che fare col mercato reale. Il 15 dicembre 2025 il prezzo della benzina in Usa era $0,75 al litro, oggi è $1,22 in calo: e secondo voi il popolo americano fa un tale voto di protesta per meno di un dollaro di aumento?
Rincaro che è stato causato da speculazioni delle compagnie petrolifere che alzano i prezzi alla pompa, tanto che in Usa girano ispettori federali e comminano multe fino a centomila dollari ai distributori che rialzano fuori dai parametri.
Tra l’altro, i prezzi della benzina in Usa sono saliti specialmente perché, come spiegato da U.S. EIA (l’agenzia statunitense per l’energia), la chiusura di due raffinerie – già prevista nelle stime del rapporto Short-Term Energy Outlook – ha ridotto la produzione interna di prodotti raffinati, contribuendo a un calo delle scorte di carburante e rialzando i prezzi. Phillips 66 ha cessato le attività della raffineria di Wilmington, a Los Angeles, un impianto che produceva 139.000 barili al giorno, e Valero Energy ha sospeso le operazioni della raffineria nella Bay Area di Benicia.
Comodo alibi
Ora fa comodo a JD Vance affermare che la causa della debacle Rep è la guerra: come se lui in questi mesi fosse stato in vacanza altrove. Sogna già di candidarsi nel 2028, quindi tenta di mettere spazio tra di sé e il presidente contestato: quando la nave affonda i topi scappano.
Ma d’altra parte fa comodo anche a Trump affermarlo, adducendo che la minaccia nucleare iraniana valesse la pena di una sconfitta alle midterm, il che è pur vero. Ma la realtà è che non c’è la guerra alla base dell’ondata blu Dem.
La palude al Congresso
Invidio tutti quei colleghi che oggi sono pieni di certezze sui motivi dello spostamento dell’elettorato americano: francamente sono stupefatto per quanto successo, e non so proprio individuarne la causa vera.
Quello che so è che i Repubblicani hanno avuto per due anni la maggioranza alla Camera, al Senato e un loro presidente, eppure non hanno fatto altro che litigare fra di loro, con i Rinos impegnati esclusivamente a procacciarsi crediti dai Dem contrastando il presidente, e con un Save American Act mai approvato dal Congresso: una vergogna.
Ma neanche questo basta a spiegare come sia possibile che gli americani eleggano personaggi islamo-comunisti, antisemiti, che inneggiano ad Hamas e odiano gli Stati Uniti. Il mistero rimane fitto. Non credete a chi ora vi dice di aver capito tutto: sta mentendo.
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