I precedenti poco pacifici della Flotilla per Gaza

Giornalisti cacciati, i presunti legami degli organizzatori con Hamas, il precedente della "Mavi Marmara": troppe ombre, persino Greta prende le distanze

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Ha fatto discutere la recente esclusione della giornalista de La Stampa Francesca Del Vecchio dalla Global Sumud Flotilla, salita a bordo nel porto di Catania ma espulsa poco dopo con l’accusa di aver diffuso “informazioni sensibili” sulla missione. Una decisione resa ancora più inspiegabile dal fatto che La Stampa pubblica regolarmente articoli ostili a Israele, che talvolta si rivelano anche falsi.

Questa polemica si aggiunge ad altre rivelazioni controverse, come quella di un report sui presunti legami tra gli organizzatori della Flotilla e organizzazioni terroristiche. Una tesi rafforzata anche da una foto resa pubblica dal Daily Mail che ritrae Wael Nawar, uno dei portavoce della Flotilla, accanto a Youssef Hamdan, responsabile delle operazioni di Hamas in Nord Africa.

La Mavi Marmara

L’aspetto relativo ai legami con il terrorismo si era già manifestato nel 2010, ai tempi della Mavi Marmara. Anche prima del 7 Ottobre, infatti, Israele era stato accusato di aver colpito in maniera premeditata gli attivisti che si imbarcavano diretti a Gaza: nel maggio 2010, quando la Freedom Flotilla tentò di forzare il blocco marittimo israeliano attorno alla Striscia, i soldati dell’Idf intercettarono la nave ammiraglia, la turca Mavi Marmara.

In quell’occasione, gli attivisti a bordo tirarono fuori coltelli e spranghe e aggredirono i militari, i quali furono costretti a rispondere aprendo il fuoco, causando nove morti e diversi feriti.

In seguito ai fatti della Freedom Flotilla, diversi media attribuirono alle truppe israeliane la colpa dell’accaduto, ma foto e testimonianze rivelarono che a dare inizio alle violenze erano stati gli attivisti; tra questi, vi erano dei militanti turchi dell’organizzazione “umanitaria” IHH, proprietaria della Mavi Marmara e ideologicamente vicina ad al Qaida. Successivamente, i media turchi hanno rivelato che alcuni di questi militanti dell’IHH avevano confidato ai loro parenti prima di partire di voler morire da “martiri”.

Questo non è l’unico episodio controverso legato all’ong turca: nel 2016, l’IHH è stata accusata dal quotidiano turco Cumhuriyet di aver collaborato all’invio di armi a terroristi dell’Isis e di al Qaida in Siria, sebbene abbia cercato di smentire le accuse. Prima ancora, un magistrato francese aveva concluso che l’IHH era stata coinvolta in un tentativo fallito nel 1999 da parte di al Qaida di compiere un attentato nell’aeroporto di Los Angeles.

Oltre all’IHH, tra gli attivisti a bordo della Freedom Flotilla nel 2010 c’era anche Kenneth O’Keefe, un ex-marine americano diventato in seguito un’attivista filopalestinese, il quale durante la colluttazione con l’Idf aveva disarmato due soldati. In un’intervista successivamente rilasciata al quotidiano israeliano Haaretz, O’Keefe ha ammesso che i membri dell’IHH si erano preparati fin dall’inizio alla possibilità di uno scontro violento con i militari israeliani, e non avevano neanche minimamente contemplato l’idea di protestare pacificamente.

La nave di Greta

Un caso analogo si è verificato anche nel giugno 2025, quando un’altra Flotilla piena di attivisti filopalestinesi guidata da Greta Thunberg – che oggi ha preso le distanze dai vertici dell’organizzazione – e dall’attore irlandese Liam Cunningham (conosciuto per il suo ruolo nella serie televisiva Il Trono di Spade) è stata fermata dall’esercito israeliano prima di raggiungere Gaza per una presunta spedizione umanitaria.

Come ha rivelato successivamente il quotidiano inglese The Telegraph, tra i principali organizzatori della spedizione marittima vi era Zaher Birawi, un palestinese residente a Londra identificato dal giornale come un rappresentante di Hamas in Europa.

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