
Abbiamo scritto della risposta tedesca, alla crisi politica e finanziaria francese. Oggi ci interessa come tale risposta stia determinando gli ulteriori sviluppi parigini.
Parigi consapevole
Il Nein di Merz & Bce è giunto forte e chiaro a Parigi, come testimonia il primo ministro dimissionaturo, Bayrou: “vedo un sacco di gente che dice che non c’è rischio. E ho voglia di rispondere loro: scusami, caro, va a vedere in Spagna! … non è lontana la Spagna, passa il confine!, non è lontano il Portogallo, oltrepassa il confine!, non dico nemmeno di andare in Grecia”. Ed è notevole che egli citi, con precisione, solo Stati che si sono sottomessi formalmente alla Troika.
Ancor più notevole è che egli colleghi tale rischio al debito estero: “attenzione, il debito della Francia è in parte importante posseduto da stranieri, il 60 per cento … non è denaro che verrà ad irrigare il Paese, è denaro diretto verso attori economici stranieri”. Aggiunge, per essere ancor più esplicito: “in Giappone il debito è molto più grande del nostro in percentuale del Pil, ma questo debito è detenuto al 99 per cento dai giapponesi”. Così che vedano pure i ciechi.
Perché intendano pure i sordi, Bayrou continua: “il rischio è imminente dal momento in cui prenderemo la decisione di non fare nulla. Esso è estremamente semplice: (1) esplosione dei tassi di interesse, (2) degrado del rating e (3) un giorno i prestatori vi dicono non prestiamo più”.
Infine, perché gridino pure i muti, egli conclude che la sua Finanziaria da 44 miliardi “ça n’est qu’un début, perché bisognerà, l’anno prossimo, fare sforzi dello stesso ordine”.
Consapevolezza ormai diffusa
Ciò che, a Parigi, ormai dicono in tanti. A partire dal vecchio e caro Pierre Moscovici: MoscoWC, quello che faceva la guerra mondiale al deficit del 2,4 per cento del governo giallo-verde … oggi primo presidente della Corte dei Conti di un Paese con un deficit che viaggia verso il 6 per cento.
Anche per lui, “la situazione finanziaria non è critica ma comunque preoccupante, seria e bisogna davvero correggere la traiettoria … siamo dentro una palla di neve che rotola ma … attenzione alla valanga perché si innesca all’improvviso e non la vediamo arrivare … rischiamo di subire l’austerità che, più tardi, ci imporranno i mercati”. Anche per lui, il problema è il debito estero e, qui, è notevole che egli citi pure noialtri: “il nostro debito, a differenza di altri, a differenza del debito italiano, a differenza del debito giapponese, è detenuto principalmente da stranieri”.
Citiamo pure un altro dei prìncipi del circo parigino, Alain Minc: “il vero problema è il costo del nostro debito” che potrebbe portare a “una crisi finanziaria, con l’effetto sulle banche, il rallentamento dell’economia”. Alle brutte, “ciò che ci minaccia è che la linea di sostegno Bce ci venga data in cambio di un certo numero di riforme dure … siamo con le spalle al muro o molto vicino al muro”.
Consapevolezza priva di serietà
Non si può negare la loro consapevolezza: sanno cosa li aspetta … d’altronde furono loro stessi ad infliggere a noi (e ai greci e ai portoghesi e agli spagnoli) il 2011. Ma, a tanta consapevolezza, non corrisponde altrettanta serietà: tutt’al contrario.
Come dimostrano i due che abbiamo visto condividere l’analisi di Bayrou ma che, al contrario di quest’ultimo, la proseguono disegnandone conseguenze politiche.
Per MoscoWC, la priorità è evitare nuove elezioni parlamentari (“è una perdita di tempo che crea preoccupazione, la preoccupazione crea instabilità, l’instabilità rende i tassi più bassi”), anche per evitare le dimissioni di Macrone (il suo “mandato deve andare fino in fondo e l’elezione è nel 2027”).
Nel frattempo, campando sulla benevolenza di Bruxelles (la Commissione “sarà comprensiva, non aspettiamo sanzioni di questo tipo”), qualche tassa in più (“uno sforzo sarà domandato ai più benestanti”), quattro balle in tema di taglio alla spesa (“si risparmia sui trasporti medici … si aumenta massicciamente il ricorso al generico, si lotta contro la frode all’assicurazione sanitaria”).
Non ci tratteniamo dal segnalare una perla: “non siamo affatto nella situazione della Grecia … perché apparteniamo alla zona euro” [sic]. MoscoWC, appunto.
Pure per Alain Minc la priorità è evitare a Macrone di terminare “miseramente il proprio quinquennio”, con una vittoria elettorale di Le Pen: “sarebbe una catastrofe morale, economica, politica”. In generale, “la Francia non è fatta per essere in grado di subire una grande purga … cerchiamo di preservare la stabilità”. Ne segue la ricetta, che è: “un accordo di non censura con i socialisti … bisognerà comprarli con misure economiche non sane … non 44, ma 30 miliardi … un governo balneare”.
Come nobiluomini, alla vigilia della Rivoluzione
Come si vede, a loro importa esclusivamente la crisi politica: ragionano esclusivamente in vista della campagna presidenziale del 2027. Così MoscoWC: “un’elezione presidenziale è il momento in cui si rifonda qualcosa … le grandi riforme della società … sono per il 2027 … preparare il 2027, fare in modo che il 2027 si svolga su basi migliori ma non anticipare il 2027”. E così Minc: “alle prossime elezioni presidenziali … la vera posta in gioco sarà posta davanti al Paese”. Tradotto: ci frega solo delle elezioni.
Quanto alla crisi finanziaria, che pure conoscono, a loro non importa: come due nobiluomini, alla vigilia della Grande Rivoluzione. Pourquoi s’alarmer? La cour brille toujours!
Per vincere, ai MoscoWC ed ai Minc è indispensabile attrarre a sé le sinistre. In modo da bissare l’expoit del 2024, quando Macrone, scambiandosi i voti con la sinistra al secondo turno elettorale, impedì a Le Pen di conquistare la maggioranza assoluta in Parlamento.
Un peronismo alla francese
Lì, il piccolo partito socialista pretende per sé il posto di primo ministro, dal quale gestirebbe una politica economica che pare l’inverso della Cura Monti: la sospensione della timida riforma delle pensioni del 2024, la perpetuazione della spesa per immigrati e clandestini (circa il 3,5 per cento del Pil) … da finanziarsi unicamente con una mega-patrimoniale del 2 per cento annuo (detta tassa Zucman), dai ricavi tutto meno che certi. Mega-patrimoniale a valere anche sul valore delle imprese possedute … mentre il ministro Ferraccì ancora blatera alla FAZ che le tasse sulle imprese scenderanno.
I socialisti pretendono, poi, una politica francamente anti-trumpiana: ad esempio, riconoscendo lo Stato di Palestina, opponendosi al riarmo, difendendo i rapporti con l’Algeria cioè il suo costante flusso di immigrazione. Non necessariamente l’atteggiamento internazionale più prudente, in tempi di crisi finanziaria.
Potrebbe tale peronismo francese farsi carico della Cura Monti? Vien da ridere solo a pensarci. Invero, tali presupposti, se inverati, sarebbero tali da attrarre persino la parte più numerosa della sinistra, rappresentata dalla LFI-La France Insumise di Melencione.
Ed è con questa gente, che i MoscoWC e i Minc sperano di tirare a campare fino al 2027. Ed è con questa gente, che vogliono vincere le elezioni presidenziali del 2027.
Un trumpismo alla francese
Di fronte, l’opposizione potrebbe non corrispondere più unicamente al partito personale della famiglia Le Pen. Siccome persino Le Monde riconosce “i contorni di un trumpismo alla francese … che supera il solo voto RN”. Cui freme per partecipare un Sarkozy benedicente: il partito della Le Pen, “ai miei occhi appartiene all’arco repubblicano”. Nonché allineato su non-riconoscimento dello Stato di Palestina, sostegno alla numerosissima comunità ebraica, pace in Ucraina, opposizione a Von der Leyen, rottura con l’Algeria e la sua emigrazione, elezioni parlamentari subito.
Un trumpismo francese cui, sia pur in modo indiretto, fa sapere di non essere ostile il cancelliere Merz. Lo fa rispondendo a domanda su Giorgia Meloni: “non spetta a me valutare la politica interna di un Paese europeo come l’Italia, ma la politica estera, sulla Russia, sull’Ucraina”. E loda la nostra in quanto favorevole ad un “europäische Rechtsordnung”, ossia al rispetto dei Trattati: i quali egli intende in senso molto poco evolutivo ed ancor meno federale.
Potrebbe tale trumpismo francese farsi carico della Cura Monti? Forse sì, almeno ci proverebbe … pur senza obbligo di risultato e pure senza gran prospettiva di risultato, sia bene inteso. Ma solo al prezzo di aver già vinto le elezioni, pure quelle presidenziali.
Un prezzo che i Macrone, i Bayrou, i MoscoWC, i Minc faran di tutto per non pagare. Certamente, a costo di lasciar marcire il Paese e farsi peronisti. Alle brutte, anche al costo di ricorrere alla proclamazione dello Stato d’urgenza … come abbiamo spiegato e come, dopo, ha esplicitato pure Le Figaro.
Conclusioni
Insomma, Macrone ha chiesto una mano a Berlino, la quale ha risposto Nein, direttamente e per tramite Bce. Messaggio giunto forte e chiaro a Parigi, dove il potentato macronico sa che si avvicina l’ora della scelta: fra la Cura Monti e il Franco francese.
Per ora, tale potentato cerca di rinviare al 2027. In difetto, ricorrerà allo Stato d’urgenza. Avendo escluso solo la resa, nelle mani di una destra trumpiana arrembante.
Entrambe tali possibili esiti sono contemporaneamente presenti, fra loro accavallandosi e confondendosi, nel dibattito politico parigino. Che è in costante evoluzione, pur non potendo prescindere dai punti fermi, i quali speriamo di aver saputo mostrare.
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