Ostaggi israeliani prima del 7 Ottobre. Il caso Gilad Shalit

Se la situazione ai tempi della prigionia di Gilad Shalit presenta alcuni parallelismi con quella degli ostaggi rapiti il 7 Ottobre, vi sono anche delle differenze sostanziali

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Sia durante la loro prigionia che nel corso della loro liberazione, gli israeliani rapiti da Hamas il 7 ottobre 2023 hanno dovuto subire soprusi e umiliazioni di ogni tipo: se la giovane Romi Gonen ha denunciato gli abusi sessuali subiti a Gaza, invece Yair Horn, Sagui Dekel-Chen e Sasha Troufanov sono stati fatti salire su un palco costretti a recitare uno spettacolo indecente allestito da Hamas prima di essere liberati.

Inoltre, la Croce Rossa non ha mai incontrato gli ostaggi durante la loro prigionia per portare loro aiuti e cure mediche. Senza contare che in cambio della loro liberazione, sono stati rilasciati centinaia di terroristi palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane.

Sebbene questi fatti abbiano assunto una dimensione inedita negli ultimi due anni, essi non rappresentano una novità nella storia del conflitto israelo-palestinese. In precedenza, si erano già verificati dei casi simili, soprattutto per quanto riguarda Gilad Shalit, rapito da Hamas nel 2006 quand’era un soldato dell’IDF e tenuto in ostaggio a Gaza fino al 2011.

Siccome quest’anno ricorrono il 20° anniversario del suo rapimento e il 15° della sua liberazione, vale la pena fare un confronto tra la sua situazione e quella post-7 ottobre.

Propaganda d’odio di Hamas

Sin dal suo rapimento, il giovane israeliano divenne oggetto della propaganda di Hamas. Nell’aprile 2010, il movimento terroristico fece girare un cortometraggio animato in cui si vede Shalit tornare dalla sua famiglia dentro una bara. Anche dopo il 7 ottobre, Hamas ha spesso reso pubblici filmati di propaganda degli ostaggi israeliani a Gaza per demoralizzare ed esercitare una pressione psicologica sull’opinione pubblica israeliana.

Un anno prima, nel luglio 2009, il quotidiano Jerusalem Post rese pubbliche delle immagini di un campo estivo allestito da Hamas in cui dei bambini gazawi simulavano il rapimento di Shalit. All’epoca, risultavano essere più di 120.000 i bambini palestinesi che venivano indottrinati nei campi di addestramento del movimento islamista. Nel marzo dello stesso anno, durante una manifestazione di Hamas a Gaza, il corteo si aprì con una gabbia con dentro un manichino vestito da soldato dell’IDF e il volto di Shalit.

Prima ancora, nel dicembre 2008, Hamas tenne una cerimonia a Gaza per celebrare il 21° anniversario della sua fondazione. Per l’occasione, allestì uno spettacolo in cui un terrorista impersonava un impaurito Gilad Shalit che pregava per essere liberato e tornare dai suoi genitori.

Il silenzio delle ong

Così come non hanno mai fatto visita agli israeliani rapiti il 7 Ottobre, come testimoniato anche dall’ex-ostaggio Eli Sharabi nel suo libro autobiografico L’ostaggio, allo stesso modo gli operatori umanitari delle principali ong presenti a Gaza non hanno mai fatto visita a Shalit durante la sua prigionia.

Nell’ottobre 2011, il sito HonestReporting rivelò che nessun medico aveva fatto visita a Shalit prima che venisse intervistato in Egitto subito dopo la sua liberazione e prima di rientrare in Israele. La giornalista egiziana che lo intervistò, Shahira Amin, disse di averlo incontrato dopo un check-up medico da parte della Croce Rossa. Tuttavia, il portavoce della Croce Rossa Hicham Hassan negò che Shalit fosse stato visitato dai loro medici prima che di essere liberato e trasferito in Egitto.

Nello stesso periodo il politologo israeliano Gerald Steinberg, docente dell’Università Bar-Ilan e presidente dell’istituto di ricerca NGO Monitor, dichiarò:

“Nel corso dei cinque anni di prigionia di Shalit a Gaza, durante i quali ogni obbligo in materia di diritti umani è stato palesemente violato, organizzazioni come il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, Human Rights Watch, Amnesty International, Euro-Mediterranean Human Rights Network (EMHRN), Gisha e la Croce Rossa Internazionale hanno dimostrato pochissimo interesse. […] Allo stesso modo, il rapporto della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sulla guerra a Gaza, guidata dal giudice Richard Goldstone, ha minimizzato la prigionia di Shalit in palese violazione del diritto internazionale. Questa macchia morale non sarà mai cancellata.

Falsa equivalenza con i terroristi liberati

Come per gli ostaggi israeliani del 7 Ottobre, anche per Shalit c’è chi ha fatto dei falsi paragoni tra la sua prigionia e quella dei detenuti palestinesi rilasciati. Quando, nel giugno 2010, venne organizzata una manifestazione di solidarietà davanti al Colosseo a Roma, il quotidiano Il Manifesto scrisse polemicamente: “Perché spegnere le luci solo per un israeliano e tenerle accese (ossia tacere) per i più di 11 mila palestinesi chiusi da anni nelle carceri israeliane?”.

E nell’ottobre 2011, dopo la liberazione di Shalit, l’ex-premier Massimo D’Alema disse al quotidiano L’Unità: “Mi fa piacere che alla fine di questa storia a ritrovare la libertà siano anche un migliaio di palestinesi, gran parte dei quali non possono essere considerati dei terroristi”.

Per smentire certe narrazioni, basti ricordare che tra i 1.027 terroristi rilasciati in cambio di Shalit, c’era anche Yahya Sinwar, successivamente divenuto leader di Hamas a Gaza e il mandante del 7 Ottobre. Un uomo che veniva chiamato “il macellaio di Khan Yunis” per aver torturato e ucciso diversi palestinesi sospettati di aver collaborato con Israele.

Anche prima del 7 ottobre 2023, diversi ex detenuti palestinesi rilasciati nel 2011 avevano già ripreso le loro attività terroristiche. Nel luglio 2015, il sito Times of Israel ha rivelato che fino a quel momento almeno sei israeliani erano stati uccisi in attentati compiuti o pianificati dagli ex-detenuti.

Manifestazioni di solidarietà

A dispetto di tutto ciò, non mancarono manifestazioni di solidarietà nei suoi confronti in Occidente. Nel 2008, gli vennero conferite le cittadinanze onorarie francese e di Roma. Mentre a New York, ci furono dei bambini che lessero pubblicamente una favola scritta da Shalit quando aveva solo undici anni. Raccontava la storia di uno squalo e di un pesciolino che, nonostante appartengano a razze nemiche, finiscono per giocare insieme e fare la pace. Una probabile allegoria della speranza che un bambino nutriva per la pace tra i popoli.

Tuttavia, non tutte le manifestazioni di solidarietà furono unanimi. Quando, nel luglio 2011, il consiglio comunale di Milano approvò una mozione per chiedere la liberazione di Shalit, a sinistra ci furono due voti contrari (Elisabetta Strada della lista Milano civica per Pisapia e Anita Sonego della Federazione della sinistra) e un’astensione (Anna Scavuzzo, allora consigliere civica e oggi vicesindaco).

Cosa è cambiato

Se la situazione ai tempi della prigionia di Gilad Shalit presenta alcuni parallelismi con quella degli ostaggi rapiti il 7 Ottobre, vi sono anche delle differenze sostanziali, che non riguardano solo il numero di persone coinvolte.

Innanzitutto, a fronte di numerose manifestazioni di solidarietà, in Occidente si sono verificati anche diversi episodi di odio e disumanizzazione degli ostaggi israeliani, come quando i loro manifesti venivano strappati in Italia e in altri Paesi.

Inoltre, talvolta anche da parte della classe politica c’è stato un atteggiamento più freddo rispetto a 15-20 anni fa. Basti pensare a quando, nel febbraio 2025, il sindaco di Milano Giuseppe Sala si è rifiutato di illuminare Palazzo Marino di arancione per ricordare i piccoli Ariel e Kfir Bibas, rapiti e uccisi da Hamas assieme alla loro madre Shiri.

Tutto questo ci dice molto sull’involuzione che il mondo ha subito nell’arco di una generazione. Se nel 2008 ai bambini si insegnava a coltivare la pace e la convivenza, oggi vengono istigati a odiare gli israeliani. Probabilmente, oggi vorrebbero vedere lo squalo divorare il pesciolino.

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