Trump dal corteggiamento al pressing su Putin, per ora a parole

Deluso dal comportamento del presidente russo, starebbe valutando seriamente sanzioni contro Mosca. Ma quali? Il memorandum con le condizioni russe ultima occasione?

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“Sta giocando col fuoco”, “è impazzito”. Ci siamo, ecco il primo vero cambio di toni di Donald Trump nei confronti di Vladimir Putin. Da settimane la Casa Bianca sta lasciando filtrare la sua irritazione, frustrazione, per lo stallo, l’andamento a singhiozzo dei negoziati, ma mai il presidente Usa si era rivolto in questi termini al presidente russo.

Nuova fase

E se pensiamo ai toni fin troppo amichevoli usati fino a pochi giorni prima, la sensazione è che stiamo entrando in una nuova fase. Da quella iniziale del corteggiamento al pressing sul leader russo. Pressione che potrebbe avere un obiettivo concreto nel memorandum che Mosca dovrebbe presentare a breve con i suoi termini per un cessate il fuoco.

Ovviamente, i soliti ossessionati da Trump, ora che il presidente Usa attacca anche Putin, non solo Zelensky, sembrano aver perso la parola, avvertono qualche scricchiolio nelle loro sentenze preventive, al massimo vi diranno che qualsiasi cosa faccia o dica non va preso sul serio. Eppure le sue virate, il succedersi di aperture zuccherose e affondi polemici, carota e bastone, hanno senso se solo si è disposti a calarsi laicamente nel nuovo contesto determinato dalla sua elezione.

La narrazione del processo di pace è stata ed è, in un certo senso, il processo di pace stesso. Putin ha voluto mettere un piede dentro, interessato più alla normalizzazione dei rapporti con Washington che a porre fine alla guerra, confidando di avere un interlocutore malleabile, se non manipolabile, ma una volta dentro, deludere o peggio prendersi gioco di Trump potrebbe avere un costo. Entrambi rischiano di scottarsi.

Tanto più Trump spinge sull’acceleratore della pace, spargendo ottimismo ben oltre quanto la prudenza suggerirebbe, quanto più in caso di fallimento avrà gioco a scaricare su uno dei due contendenti, o su entrambi, le responsabilità. Potrà almeno dire ai suoi: avete visto, ci ho provato fino in fondo.

Un approccio viziato

Dall’inizio abbiamo sottolineato su queste pagine limiti e rischi del tentativo di Trump, che poggia su fondamenta fragili, al tempo stesso riconoscendogli il “diritto” di provarci, e spiegato perché non avesse molto senso per Zelensky e gli europei mettersi di traverso, se non altro per il semplice fatto che, scambiati i primi convenevoli, sarebbe apparso chiaramente che a non volere la pace è Putin, come sta in effetti emergendo.

E abbiamo spiegato che il vizio di fondo dell’approccio di Trump sta nella sua sottovalutazione delle cause del conflitto, ben più profonde di quelle che facevano ritenere al presidente Usa di poter risolvere la questione rapidamente, quasi che si trattasse di un tragico malinteso esploso per l’incompetenza di Biden e Zelensky.

Cambio di rotta

Ora, da qualche giorno, di fronte alle evidenti tattiche dilatorie di Mosca, ai Niet di Putin al cessate il fuoco, anzi ad una nuova escalation di attacchi missilistici sulle città ucraine, Trump sta correggendo la sua postura.

Non sono contento di quello che sta facendo Putin. Sta uccidendo un sacco di gente. E non so che diavolo sia successo a Putin… È diventato completamente pazzo.

Ora va ripetendo di aver sempre sostenuto che Putin vuole tutta l’Ucraina. Sappiamo che non è così, Trump ha sempre parlato di Nato e territori. E come è evidente gli attacchi russi sui civili ucraini non sono una novità degli ultimi giorni di cui sorprendersi, vanno avanti dal giorno dell’invasione, da tre anni. Ma ciò che conta ora è il cambio di rotta e, conseguentemente, di toni e di narrazione, e capire dove potrà portare.

Senza un piano B

Trump sembra aver aperto gli occhi, solo che non pare avere ancora un piano B. Avere a che fare con la iniziale riluttanza, e persino arroganza, di Zelensky è stato fin troppo facile, essendo l’Ucraina dipendente dagli aiuti militari Usa per la sua battaglia di resistenza. Ma come trattare con un Putin che ha afferrato la mano tesa di Trump, finora, solo per portarla in giro? Come mettergli pressione senza chiudere ogni spiraglio?

I prezzi bassi di petrolio e gas fanno parte dell’arsenale a sua disposizione, aiutano ma ancora non sembrano poter piegare Mosca a più miti consigli.

Le sanzioni secondarie che il senatore Lindsey Graham ha pronte in canna al Congresso (dazi al 500 per cento per chi fa affari con la Russia) sono un’arma fin troppo potente, come ha osservato Musso. Rischiano di far male agli alleati e di far schizzare alle stelle i prezzi dell’energia. È realistico pensare che non solo l’Europa, ma il mondo intero possa fare a meno delle fonti energetiche russe?

Secondo quanto riportato ieri dal Wall Street Journal, deluso dal comportamento di Putin il presidente Trump starebbe valutando seriamente sanzioni contro Mosca. “Tutte le opzioni sono sul tavolo”, si limita a dire la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Insomma, ancora non è passato dalle parole ai fatti ma il momento potrebbe non essere molto lontano.

Il messaggio di Trump

Per ora ci sono le parole e poco altro:

Quello che Vladimir Putin non capisce è che se non fosse stato per me, alla Russia sarebbero già successe un sacco di cose davvero brutte, e intendo davvero brutte. Sta giocando col fuoco!

Il messaggio che Trump ha lanciato ieri a Putin è chiaro e ha il sapore dell’ultimatum: sono l’unico a tenderti la mano, afferrala, non avrai altre occasioni. A giorni Mosca presenterà il memorandum con le sue richieste per un cessate il fuoco ed è probabile che siano ancora irrealistiche. Dunque, come a dirgli: non sciupare anche questa occasione.

Il calcolo di Putin

Basterà? Speriamo di sì ma temiamo di no. Putin non si farà convincere dalle parole, ma dai fatti.

È ancora convinto di poter aspettare, che il presidente Trump, ansioso di chiudere un accordo purchessia, finirà per concedergli un poco alla volta tutto ciò che non è riuscito a conquistare sui campi di battaglia; oppure, che cederà per sfinimento e si sfilerà, lasciando l’Ucraina a cavarsela da sola (con gli europei che chiacchierano molto ma che ancora oggi non stanno producendo nemmeno le munizioni al ritmo necessario).

Sta a Trump ora dimostrare al presidente russo che sta sbagliando il suo calcolo. Può ripetere ogni volta che vuole che non è la sua guerra, è la guerra di Biden, di Zelensky e di Putin, c’è del vero, ma non può più sfilarsi, non può lavarsene le mani, perché qualsiasi esito a questo punto gli verrà comunque messo nel conto, è così che funziona.

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