Esteri

Ecco l’offerta che Trump farà a Putin, oggi il colloquio

Il risultato del tavolo di Istanbul della settimana scorsa è che il pallino è passato in mano a Trump, per la prima volta effettivamente. Esito non può che essere "coreano". Volenterosi estromessi

Trump Putin Zelensky Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Breve introduzione ai prossimi passi statunitensi, in materia di Ucraina. Alla luce di una importante intervista rilasciata dal presidente Donald Trump a Fox News.

La gita dei volonterosi

A partire dalla celeberrima scena della Sala Ovale, Zelensky non poteva più opporsi ad un cessate-il-fuoco. Ma poteva sempre provare a rovesciare quella richiesta in una condizione preliminare all’apertura di una trattativa. Sapendo che Putin chiede l’inverso: “niente cessate-il-fuoco senza trattativa”.

Sicché, solo pochissimi giorni orsono, i quattro volonterosi che si erano dati la briga di arrivare sino a Kiev, non avevano faticato a fargli giurare “niente trattative senza cessate-il-fuoco”. Giuramento durato due ore o poco più. Giusto il tempo, per Putin, di annunciare l’invio di una propria delegazione a Costantinopoli e, per Trump, di ordinare all’Ucraina di fare altrettanto. Con tanti saluti ai quattro volonterosi.

La parentesi costantinopolitana

Giunto in Turchia, Zelensky ha fatto il possibile per sottolineare il proprio dissenso. Insistendo su due punti in particolare: la richiesta di un cessate-il-fuoco e la richiesta di incontrare lui direttamente Putin. Entrambe rimarchevoli in quanto, fino a poche settimane prima, del tutto assenti dal suo discorso pubblico.

L’intenzione era di evitare l’invio di una propria delegazione a Costantinopoli, dove l’attendeva una delegazione russa priva di Putin. In modo da conservare la sostanza, anche se non le forme, del “niente trattative senza cessate-il-fuoco” che gli avevano fatto giurare i volonterosi.

Ma il padrone di casa, l’ineffabile Erdogan, duce dell’unico Paese Nato che mai ha messo una sanzione alla Russia sin dal 2014 della Crimea, nonché ben pagato da Trump con la levata delle sanzioni alla Siria neo-ottomana, aveva qualcosa da dirgli. Aveva da dirgli che non era più tempo per replicare la scenetta della Sala Ovale: “you don’t have the cards”, Erdogan deve avergli ripetuto. Sicché, la delegazione ucraina a Costantinopoli ci è andata, alla fine. E pure ci tornerà, visto che quel tavolo non è stato sciolto e verrà presto riconvocato.

Un tavolo tecnico, quindi secondario: ben diverso dal tavolo politico, quindi primario, cui aspirava Zelensky nel chiedere di incontrare lui direttamente Putin. Un tavolo secondario e tecnico, cui l’Ucraina ora è relegata.

Pallino in mano a Trump

Ma non solo, con le sue pristine richieste, Zelensky sembra aver servito da lepre per Trump. Quest’ultimo sempre ha voluto un cessate-il-fuoco e sempre ha voluto risolvere la questione lui direttamente con Putin.

Ora, dopo che Zelensky ha chiesto il cessate-il-fuoco senza preliminari concessioni da parte russa, chi potrà più attaccare Trump se pattuirà un cessate-il-fuoco senza preliminari concessioni da parte russa? Di più, dopo che Zelensky ha chiesto di incontrare Putin, chi potrà più attaccare Trump se incontrerà Putin? Risultato, il pallino è passato in mano a Trump. Per la prima volta effettivamente.

Il tavolo politico con Putin

Il quale subito ha fatto sapere che con Putin sarà lui stesso ad aprire il secondo tavolo: quello politico, quindi primario. Mentre Zelensky non potrà dirsi escluso dalle negoziazioni, in quanto nel frattempo inchiodato al tavolo di Costantinopoli: quello tecnico, quindi secondario.

E sarà al tavolo politico che Trump accetterà da Putin quelle condizioni che servono ad entrambi per definitivamente estromettere i quattro volonterosi: il no all’ingresso in Ucraina di un corpo di spedizione latamente europeo. D’altronde, lo ha detto venerdì Macrone e sabato Merz: i quattro stessi non stan più discutendo di inviare soldati … curioso esito per un gruppo che ancora un mese fa nasceva proprio per inviare in Ucraina i propri soldati. Ma che Macrone il clown avrebbe fatto una fine da clown, lo si sapeva.

E sarà al tavolo politico che Trump pretenderà da Putin quel cessate-il-fuoco, che fino alla Sala Ovale Zelensky rifiutava. E sarà al tavolo politico che Trump conta di aver successo: “I think I’m the only one that’s going to be able to do that one. And I think we will do it fast”.

Le sanzioni secondarie

Come? Beh, in teoria può fare in tre modi. Anzitutto, può minacciare Putin di quelle sanzioni secondarie che davvero rischierebbero di mettere a terra l’economia russa: “I just did it with Iran, it’s basically: if you buy oil from Iran, you can’t do business with the United States, and you see the ships just leaving that port”.

Con l’avvertenza che le conseguenze collaterali sarebbero massicce: siccome mezzo mondo ancora vive di energia russa, a cominciare da Europa ed India … che certo non vogliono vedere le proprie navi chiuse fuori dai porti statunitensi.

E continuare con quella stessa Turchia, il cui padrone Erdogan abbiamo visto così attento ad indirizzare Zelensky nella direzione auspicata da Trump. Sicché, l’arma delle sanzioni-secondarie è certo potente, ma forse un po’ troppo potente.

Le sanzioni primarie

In secondo luogo, Trump può pattuire con Putin l’esatto contrario: togliere (ammorbidire?) le sanzioni primarie, quelle che già ci sono. Oltre che pattuire un destino non (totalmente?) espropriativo delle riserve di banca centrale russa, sequestrate in Occidente. Plausibilmente destinandole alla ricostruzione di tutta l’Ucraina: quella occupata e quella non-occupata. Ma qui le combinazioni possibili sono praticamente infinite.

Il riconoscimento delle annessioni

In terzo luogo, Trump può fare a Putin un’offerta che non può rifiutare: il riconoscimento delle annessioni. In senso lato, la conclusione del conflitto non può che essere coreana: nel senso che Kiev non riconoscerà alcuna annessione russa. Come pure non le riconoscerà il resto d’Europa e parte del resto del mondo. Anche se, almeno parte di quelle annessioni (la Crimea, …) potranno riconoscerle gli Usa: che sarebbe poi l’unico fatto diplomaticamente rilevante.

Certo, il riconoscimento (parziale? totale?) da parte Usa, costerebbe a Mosca la rinuncia alla parte non occupata di quattro dei cinque Oblast ucraini annessi, ça va sans dire. E non vale l’obiezione che, al tavolo tecnico di Costantinopoli, la delegazione russa abbia effettivamente insistito a chiedere pure le parti non occupate, in quanto lo ha fatto rispondendo alla richiesta di un cessate-il-fuoco immediato. Era una risposta tattica, non un obiettivo negoziale.

A Mosca, costerebbe pure la rinuncia alla “denazificazione” dell’Ucraina, cioè alla riduzione di quest’ultima a Stato satellite: Kiev continuerebbe ad essere retta da un governo francamente non-moscovita. Tanto più forte, in quanto avrà perduto le popolazioni ed i territori più francamente moscoviti, fra quelli che la componevano.

A Mosca, costerebbe infine la rinuncia alla demilitarizzazione dell’Ucraina: la quale potrebbe, così, serenamente trasformarsi in quel porcospino, che tanto farebbe comodo alla Nato … pur non entrando formalmente nella Nato.

Conclusioni

È questo un esito positivo? O negativo? Negativo, diranno tutti quelli che giocano al nuovo sport nazionale: il tiro-al-Trump. Positivo, dice lo stesso Trump: “you know that Putin wanted the whole thing. He didn’t want a piece, he didn’t want a chunk: he wanted the whole thing”. E non sapremmo dargli torto.

Quanto ai volonterosi, l’occasione ci è gradita per esprimere il nostro sentito apprezzamento a Giorgia Meloni, per essersene tenuta accuratamente fuori.

Lo sapevi che...

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