
In questi giorni di guerra in Medio Oriente si sta affermando più che mai un fenomeno che già dava segni di crescita esponenziale da un paio d’anni a questa parte. Parlo dei live stream su internet, ove chiunque può assistere in prima fila a sempre più eventi di cronaca in real time. Oggi possiamo contare, soprattutto grazie all’enorme espansione delle connessioni a banda larga, su un considerevole numero di possibili fonti d’informazione che trasmettono persino 24 ore al giorno e ciò rappresenta una novità interessante e un importante segnale che perviene al sistema giornalistico in genere.
Ascesa degli streamer
La vera innovazione sta nella graduale scomparsa dei commentatori, ormai relegati agli studi televisivi, a favore degli streamer, quelli che mettono in onda materiale audiovisivo in diretta sul web. Se tale indiscutibile assaggio del futuro dell’informazione presenta aspetti positivi, emergono tuttavia lati negativi che, proprio perché trattasi di materiale di prima mano e non mediato, caratterizzano questo nuovo fenomeno della scienza delle comunicazioni come qualcosa d’inedito ed ancora tutto da studiare anche sotto il profilo sociologico.
Schema ribaltato
Ribaltato lo schema classico “fatto di cronaca-giornalisti-stampa-grande pubblico“, oggi potremmo sintetizzare con un semplice “fatto di cronaca-gente comune-social media-grande pubblico”. Con buona pace dei giornalisti professionisti, la notizia giunge ormai più velocemente al pubblico di quanto fosse il tempo tecnico strettamente necessario per giungere in redazione.
Nulla viene valutato ed eventualmente rimaneggiato dagli organi di stampa prima di essere dato in pasto al pubblico. La notizia è ormai un flusso di dati audiovisivi che si forma sugli schermi dei pc e degli smartphones dei consumatori.
Tutto subito online
Il grande successo dei “live streaming” è tutto nella sua scarna realtà e immediatezza. Morti e sepolti i tempi in cui si attendeva un nuovo radiogiornale o tg per avere aggiornamenti su un fatto di portata nazionale o mondiale, siamo arrivati al punto che i tg servono soltanto a dare il via alla corsa all’ultimo aggiornamento, ormai unicamente veicolato dal web.
La maggior parte delle persone al di sotto dell’età geriatrica, saputo dalla radio o dalla tv che si sia verificato qualche fatto importante, si butta su internet per diversificare le fonti ed avere aggiornamenti immediati. Le stesse redazioni giornalistiche radiotelevisive – e manco parliamo della stampa cartacea, RIP – sono, come noi, su internet e nulla hanno più di noi per aggiornare la notizia flash appena comunicata.
Se ci pensiamo, già in questo fatto indiscutibile possiamo scorgere tutta la potenza rivoluzionaria dei news streaming, un fenomeno comunicativo dagli sviluppi imprevedibili e coi quali il giornalismo classico sta appena iniziando a fare i conti.
Mazzata ai giornali
Una potente mazzata ai giornali cartacei, questo è sicuro, perché quando eventualmente li compreremo, vi troveremo notizie già vecchie e non aggiornate rispetto al benedetto o maledetto web.
Meno letale, la mazzata, giunge anche alle radio, ma per un unico motivo: la radio, da sempre, rimane più flessibile e non ha film né spettacoli registrati da non interrompere per obblighi contrattuali e, di conseguenza, possono sempre interrompere la trasmissione per dare delle breaking news senza rischiare di scatenare il panico tra gli ascoltatori come avverrebbe in televisione.
Cosa si legge nelle chat
Per svariati motivi seguo spesso le dirette in streaming dei principali eventi di mio interesse, ove ve ne siano, e devo ammettere che osservo con interesse le chat che quasi sempre accompagnano, a destra della finestra video, lo streaming. Ritengo di avere imparato molto da tali commenti scritti da utenti del mondo intero e pubblicati in meno di un paio di secondi da quando hanno premuto il tasto “enter”.
Spesso, molto spesso, voci dal sen sfuggite, talvolta sagaci e divertenti ma più di frequente sguaiati ed offensivi anche per la stessa intelligenza di chi li scrive, i commenti a lato dicono molto di chi non riesce a risparmiarli al mondo ma, e questo è ciò che conta di più, di come la gente comune consideri la politica mondiale, i grandi leader, le altre nazioni.
Lungi dal poter essere perseguiti penalmente per ciò che affermano nelle chat (rinate dopo anni di oblio, a causa dei social media) i chatter le sparano grosse e senza remore alcuna su tutto e tutti. Ma non per questo sono meno interessanti, soprattutto per chi abbia mai praticato in qualche modo la sociologia.
Limitiamoci a questo: cosa si legge sulle chat che affiancano le trasmissioni in live streaming a proposito dell’Italia e degli italiani? Nella stragrande maggioranza dei casi, tutto il peggio. In questi anni, mi sono preso qualche appunto e schematizzo per nazionalità:
- gli americani, come nelle barzellette, non ci separano ancora dalla pizza e dalla “maffia”. Niente da fare, signori miei; nonostante tutto, la maggior parte degli statunitensi, ai quali possiamo accomunare canadesi ed australiani, ci considerano poco più che degli zotici e si rivolgono a noi con toni tutt’altro che simpatici, ritenendosi su tutto molto più capaci di noi e quindi meritevoli dei loro consigli su come gestire le cose nostre. Facilmente offensivi con noi e ciò dispiace.
- i francesi perseguono nella simpatica abitudine di fare i superiori. La grandeur gollista non è mai tramontata e senza, per l’amor di Dio, considerare i secoli addietro e relativa presunzione di atavica superiorità per titoli. Simpatici come lo sono di persona.
- più empatici e disponibili al confronto con noi si dimostrano i britannici, per quanto gente fiera e nazionalisti fino al midollo. Tutto sommato, molto raramente ho letto cose offensive per noi scritte da un inglese. Nonostante le etichette un po’ scontate, è più facile andar d’accordo con loro che con altri.
- tedeschi e mitteleuropei, in genere sono generalmente più amichevoli anche se la fanno andare un po’ troppo con il green e con l’educazione civica che a noi difetterebbe – non si va molto più in là della pizza, comunque … Gente troppo diversa da noi.
- spagnoli ed ispanici in generale sono i meno critici con l’Italia anche se bisogna fare i conti con l’elettorato, che evidentemente conta, dell’attuale primo ministro, un comunista fatto e finito, e quelli ancora fanno riferimento all’aiuto militare italiano dato quasi un secolo fa al Caudillo Francisco Franco. Comunque, più simili a noi.
- russi e slavi in genere, stando a quanto scrivono (ma la domanda sarebbe: quanti russi possono scrivere liberamente ciò che credono?) ci apprezzano e difficilmente si interessano delle cose nostre. Esageratamente più nazionalisti di noi, si fanno i loro.
- nordici e scandinavi ritengo non abbiano altri interessi che riguardino ciò che accade pochi chilometri oltre il luogo ove risiedono. Alieni.
Rivoluzione della catena informativa
Concludo, tornando a bomba, con una considerazione su questa rivoluzione della catena informativa derivante dalle streaming news. Come si poteva facilmente prevedere, la rimozione istantanea del lavoro delle redazioni giornalistiche, per cui la notizia giunge ora direttamente al grande pubblico ha fatto una vittima certa, ossia la professionalità.
Oggi qualsiasi scemo può diffondere qualsivoglia contenuto fino ad ora ritenuto appannaggio esclusivo della grande stampa e lo stesso termine “media” ha perso gran parte del suo significato di posizione intermedia tra la notizia e il pubblico.
Vediamo in tempo reale, e purtroppo lo vedono anche i bambini o le persone già indebolite per cause diverse, qualsiasi orrore capiti al mondo, e persino c’è chi ama andare su siti che tutto il peggio e più cruento mondo mettono in vetrina e questo è forse il prezzo più inaccettabile di tanta facilità nel mettere subito e tutto online.
Consideriamo, infine, l’enorme rischio di trasmissioni fake, magari con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale. L’effetto Guerra dei Mondi (1938) è ormai preistoria, ma non per questo si potrebbe escludere che qualche sito di streaming news, come tutti gli altri caratterizzato da una potente fidelizzazione dei loro utenti quotidiani, possa fare danni gravissimi in limine belli, in questi tempi di paura ed incertezza, oltretutto, tempi in cui tutto quanto vediamo su internet ci sembra vero, indiscutibile e non artefatto. È, a mio avviso, fenomeno da seguire attentamente.
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