Dopo Gaza, anche in Libano giornalisti conniventi con il terrorismo

La stampa occidentale omette o minimizza il fatto che i "giornalisti" uccisi fossero in realtà membri o complici Hamas e Hezbollah, da cui molto spesso si fa manipolare

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Durante la guerra a Gaza, la stampa occidentale ha più volte omesso o minimizzato il fatto che i presunti giornalisti uccisi dai bombardamenti erano in realtà membri o complici di organizzazioni terroristiche come Hamas e la Jihad Islamica. Nel dicembre 2025, uno studio del Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center ha preso in esame i profili di 266 operatori dei media morti nella Striscia, dimostrando che di questi almeno 157 erano affiliati o vicini a gruppi terroristici.

I “giornalisti” di Hezbollah

Ora che l’attenzione si è spostata da Gaza al Libano, la storia si ripete. Quando, a marzo, un attacco israeliano ha ucciso tre libanesi identificati come giornalisti, i media mainstream hanno minimizzato il fatto che secondo l’IDF almeno uno di questi, Ali Shoeib, era un membro di Hezbollah e lavorava per la loro emittente ufficiale Al-Manar. Mentre un altro lavorava per il canale televisivo Al Mayadeen, anch’esso vicino al movimento sciita libanese e all’Iran.

Messi di fronte all’evidenza, i reporter occidentali hanno cercato di minimizzare la questione: Alex Crawford, inviata di Sky News, parlando del funerale dei tre giornalisti ha affermato che “un portavoce israeliano ha cercato di giustificare le uccisioni sostenendo che uno dei giornalisti era un membro di Hezbollah. Non ha fornito prove per questa tesi”. In realtà, a provare la sua affiliazione ad Hezbollah era proprio il fatto che lavorava per la loro emittente Al-Manar.

Tra l’altro, se si vanno a vedere le foto del funerale, le bandiere dell’organizzazione terroristica sciita erano ovunque. Nonostante ciò, la Crawford si è arrampicata sugli specchi: pur ammettendo alla fine che i giornalisti in questione lavoravano per testate legate a Hezbollah, ha twittato che “i giornalisti non sono bersagli legittimi, a prescindere dalla testata per la quale lavorano”.

Questa narrazione non tiene conto del fatto che Hezbollah è inclusa nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti sin dal 1997, mentre la sua ala militare è anche nella lista delle organizzazione terroristiche dell’Unione europea dal 2013. La stessa Unione europea, pur criticando Israele per la situazione umanitaria nei territori palestinesi, ha condannato gli attacchi missilistici dell’organizzazione sciita contro Israele e appoggiato la decisione delle autorità libanesi di mettere ufficialmente al bando le attività militari di Hezbollah.

La censura di Hezbollah

Quello che il pubblico occidentale fa fatica a capire, è che così come a Gaza chi voleva lavorare come giornalista doveva essere fedele alle regole d’ingaggio di Hamas, allo stesso modo quelli che lavorano nelle aree controllate da Hezbollah in Libano possono riportare solo quello che l’organizzazione terroristica vuole che venga riportato.

John Sparks, inviato di Sky News, ha raccontato che quando lui e la sua troupe si sono diretti verso Dahiya, un quartiere di Beirut controllato dal movimento sciita, “un membro di Hezbollah si è offerto di portarci sul sito di un bombardamento… ma ci ha detto che dovevamo essere veloci”. Hanno avuto due minuti di tempo per filmare solo le immagini che Hezbollah voleva che filmassero.

Attacchi ai giornalisti non allineati

L’ostilità dell’organizzazione nei confronti dei reporter che non si allineano alla loro narrazione è diventata evidente dopo le visite di giornalisti occidentali nel sud del Libano tra settembre e ottobre 2024, al seguito dell’IDF. In risposta ad un servizio della BBC, Hezbollah ha rilasciato una dichiarazione condannando la visita e chiedendo azioni contro l’emittente britannica e i suoi giornalisti. Ha accusato la BBC di parzialità e ha chiesto alle autorità libanesi di adottare misure legali e politiche contro di essa. Ha anche esortato le autorità e gli organi giudiziari libanesi ad agire contro i giornalisti coinvolti.

Una successiva dichiarazione avrebbe esteso la condanna a tutti i media che hanno partecipato alla missione, non solo la BBC. In pratica, i giornalisti che non si adeguavano dalla narrazione preferita da Hezbollah non venivano solo criticati, ma anche segnalati alle autorità.

I precedenti

Queste dinamiche non rappresentano una novità. Durante la guerra in Libano del 2006, l’inviato della Cnn Nic Robertson venne accompagnato da un “addetto stampa” di Hezbollah, Hussein Nabulsi. Robertson riferì che Israele sembrava aver colpito aree civili, osservando che non c’erano “prove di equipaggiamento militare qui”, mentre l’addetto stampa indicava al suo cameraman cosa doveva filmare.

Una settimana dopo, nel programma Reliable Sources della Cnn, Robertson ammise di non aver avuto modo di confermare le affermazioni che aveva trasmesso. Hezbollah, spiegò, controllava dove i giornalisti potevano andare e cosa potevano vedere.

Anche altri giornalisti hanno successivamente rilasciato testimonianze simili durante la guerra del 2006. Richard Engel della Nbc raccontò in seguito alla Cnn che Hezbollah li aveva minacciati affinché non riportassero i loro attacchi contro Israele, dicendo loro: “Guardate, siamo seri, vi uccideremo se filmate questi razzi in partenza”.

Fenomeno più ampio

Tutti questi esempi riflettono un fenomeno molto più vasto. Nel riportare notizie, foto e video delle guerre in cui è coinvolto lo Stato ebraico, spesso i media occidentali fanno affidamento in maniera acritica su fonti vicine a organizzazioni terroristiche e governi autoritari con una linea marcatamente antisraeliana.

Oltre agli organi di Hamas a Gaza e Hezbollah in Libano, spesso una delle fonti privilegiate è Al Jazeera, nonostante sia la tv di Stato del Qatar che la utilizza come uno strumento di soft power. Un discorso simile vale anche per l’agenzia di stampa turca Anadolu, che essendo statale è di fatto un megafono della propaganda di Erdoğan ma, nonostante ciò, ha accordi di collaborazione con alcune delle più importanti agenzie di stampa del pianeta, compresa l’Ansa in Italia.

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